Riparte la nave della solidarietà
di Dario Budroni
Dopo 8 mesi di fermo la Alan Kurdi ha ripreso il mare dall’Isola Bianca. In banchina il saluto della Cgil
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OLBIA. Sono arrivati tra gli insulti e sono ripartiti tra sorrisi e bandiere al vento. Qualche ora prima di riprendere il mare, gli uomini e le donne dell’equipaggio della Alan Kurdi sono stati raggiunti, sulla banchina, da una delegazione di militanti e dirigenti della Cgil. Qualche foto ricordo, i saluti e gli incoraggiamenti. Poi la nave della ong tedesca Sea eye, lo scorso settembre arrivata a Olbia per mettere in salvo 125 migranti, ha mollato gli ormeggi ed è partita verso la Spagna, dove sarà sottoposta a lavori di manutenzione. Dopo sei mesi di fermo amministrativo, la Alan Kurdi ha lasciato il porto olbiese dopo il via libera del Tar.
Il saluto della Cgil. Si sono dati appuntamento di mattina con un obiettivo ben preciso: esprimere solidarietà a chi salva le vite in mare. E questo soprattutto dopo quello che era accaduto il 25 settembre, quando la Alan Kurdi, su autorizzazione del Viminale, aveva fatto sbarcare 125 migranti a Olbia, compresi molti bambini, tra i pesanti insulti volati dalle bocche di alcuni manifestanti. Presenti, quel giorno, anche alcuni esponenti regionali della Lega e il coordinatore del Carroccio sardo, Eugenio Zoffili, che si era seduto sulla banchina per tentare di impedire lo sbarco. «Quel giorno non avevamo dato l’immagine di una città accogliente. Persone arrivate da fuori avevano sporcato un po’ quella che è la storia di Olbia, una città che da 2500 anni dimostra di essere accogliente e tollerante» spiega Luisa Di Lorenzo, segretaria generale della Cgil Gallura. Sulla stessa linea Franco Monaco, responsabile dipartimento immigrazione della Cgil: «I motivi della nostra presenza sono due. Il primo: finalmente dopo sei mesi la nave può riprendere il mare. Il secondo: dimostrare che questa città ha una sensibilità diversa». E al porto è arrivato anche Hassan Ben Bouzid, di origine marocchina, coordinatore della Fillea Cgil. «Vogliamo cancellare quella brutta pagina scritta da una rappresentanza leghista – spiega -. Siamo qui per dire che Olbia è una città di accoglienza a integrazione. Io sono arrivato in Italia negli anni Novanta. Ora ricopro un incarico sindacale e penso che la mia sia una testimonianza della vera integrazione».
Verso la Spagna. A ottobre la Alan Kurdi era stata messa in stato di fermo amministrativo dalla Guardia costiera perché erano state riscontrate irregolarità tecniche che avrebbero potuto compromettere la sicurezza a bordo. Un mese fa, invece, il Tar, valutando anche il grave danno patrimoniale derivante dal lungo fermo, aveva accolto il ricorso della ong contro il ministero dei Trasporti e la Capitaneria di Olbia. E così ieri pomeriggio, dopo alcune ispezioni del Rina, la Alan Kurdi ha potuto lasciare l’Isola Bianca, ma solo per raggiungere la Spagna, dove sarà sottoposta a lavori di manutenzione. La nave, infatti, non potrà tornare subito a operare in mare perché «gli effetti del fermo, le cui cause giustificative non risultano ancora interamente superate dagli interventi effettuati, potrebbero verificarsi nuovamente». Eloy Edo, primo ufficiale della Alan Kurdi, che in passato ha tratto in salvo 300 persone, è felice di tornare a navigare: «Andremo a Burriana, in Spagna, per rimettere la nave a punto. Poi riprenderemo a salvare vite».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il saluto della Cgil. Si sono dati appuntamento di mattina con un obiettivo ben preciso: esprimere solidarietà a chi salva le vite in mare. E questo soprattutto dopo quello che era accaduto il 25 settembre, quando la Alan Kurdi, su autorizzazione del Viminale, aveva fatto sbarcare 125 migranti a Olbia, compresi molti bambini, tra i pesanti insulti volati dalle bocche di alcuni manifestanti. Presenti, quel giorno, anche alcuni esponenti regionali della Lega e il coordinatore del Carroccio sardo, Eugenio Zoffili, che si era seduto sulla banchina per tentare di impedire lo sbarco. «Quel giorno non avevamo dato l’immagine di una città accogliente. Persone arrivate da fuori avevano sporcato un po’ quella che è la storia di Olbia, una città che da 2500 anni dimostra di essere accogliente e tollerante» spiega Luisa Di Lorenzo, segretaria generale della Cgil Gallura. Sulla stessa linea Franco Monaco, responsabile dipartimento immigrazione della Cgil: «I motivi della nostra presenza sono due. Il primo: finalmente dopo sei mesi la nave può riprendere il mare. Il secondo: dimostrare che questa città ha una sensibilità diversa». E al porto è arrivato anche Hassan Ben Bouzid, di origine marocchina, coordinatore della Fillea Cgil. «Vogliamo cancellare quella brutta pagina scritta da una rappresentanza leghista – spiega -. Siamo qui per dire che Olbia è una città di accoglienza a integrazione. Io sono arrivato in Italia negli anni Novanta. Ora ricopro un incarico sindacale e penso che la mia sia una testimonianza della vera integrazione».
Verso la Spagna. A ottobre la Alan Kurdi era stata messa in stato di fermo amministrativo dalla Guardia costiera perché erano state riscontrate irregolarità tecniche che avrebbero potuto compromettere la sicurezza a bordo. Un mese fa, invece, il Tar, valutando anche il grave danno patrimoniale derivante dal lungo fermo, aveva accolto il ricorso della ong contro il ministero dei Trasporti e la Capitaneria di Olbia. E così ieri pomeriggio, dopo alcune ispezioni del Rina, la Alan Kurdi ha potuto lasciare l’Isola Bianca, ma solo per raggiungere la Spagna, dove sarà sottoposta a lavori di manutenzione. La nave, infatti, non potrà tornare subito a operare in mare perché «gli effetti del fermo, le cui cause giustificative non risultano ancora interamente superate dagli interventi effettuati, potrebbero verificarsi nuovamente». Eloy Edo, primo ufficiale della Alan Kurdi, che in passato ha tratto in salvo 300 persone, è felice di tornare a navigare: «Andremo a Burriana, in Spagna, per rimettere la nave a punto. Poi riprenderemo a salvare vite».
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