Ceduti al Consorzio venti ettari vergini per gli 8 di Tilibbas
Il rudere per il cui restauro conservativo l’Ufficio Tutela e la Soprintendenza hanno espresso parere negativo si trova nei terreni di proprietà della Cala Saccaia investimenti srl, che dalla...
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Il rudere per il cui restauro conservativo l’Ufficio Tutela e la Soprintendenza hanno espresso parere negativo si trova nei terreni di proprietà della Cala Saccaia investimenti srl, che dalla spiaggia della vecchia Dogana vanno verso il promontorio di Sa Testa. Buona parte di quelle aree, 20 ettari, sono state cedute dal Comune al Consorzio industriale per ampliare la zona industriale. Su quegli stessi terreni in cui viene negata la riqualificazione di un rudere perché contraria alle norme di tutela e di inedificabilità, il Cipnes, con la benedizione dell’amministrazione Nizzi, intende realizzare un polo turistico-nautico-ricettivo. Che significa cantieri nautici, hotel, negozi. L’accordo di cessione in cambio di otto ettari a Tilibbas, è stato difeso da tutta la maggioranza che governa la città, a eccezione del consigliere Ugo Cantelli che ha votato contro la cementificazione di Sa Testa insieme alle minoranze. Quei 20 ettari, nella pianificazione urbanistica del Comune sono inquadrate come zona H2, di riserva totale. Sono inoltre protetti da vincoli paesaggistici contenuti nel Ppr. Ma nelle mani del Cipnes, diventerebbero edificabili. Le opposizioni, Coalizione civica, Liberi e uniti per Olbia e Movimento 5 stelle avevano chiesto la revoca dell’accordo con il Cipnes presentando una mozione in consiglio comunale. Bocciata dalla maggioranza. Contro la cementificazione dell’ultimo angolo vergine di Cala Saccaia si sono schierati anche il Gruppo di intervento giuridico e i consiglieri regionali Giuseppe Meloni e Roberto Li Gioi.
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