Olbia, ufficio Tutela e Soprintendenza: «No al restauro dei ruderi, Sa Testa area intoccabile»

Dai due enti duri pareri negativi al progetto. Ma in quelle aree il Cipnes d’intesa con il Comune vuole realizzare cantieri nautici

OLBIA. Quasi un manifesto in difesa del paradiso di Cala Saccaia. Un inno alla bellezza di quella porzione di costa sfuggita all’avanzata dei capannoni industriali. A scriverlo, a sorpresa, è il Comune.

Quello stesso Comune che d’accordo con il Cipnes intende sventrare il promontorio di Sa Testa per realizzare cantieri nautici, alberghi e negozi. È tutto nero su bianco, nel parere che l’ufficio Tutela del paesaggio ha dato non meno di un mese fa alla Cala Saccaia investimenti srl. La società con sede a Cagliari, chiedeva al Suape di riqualificare, senza aumenti volumetrici, il rudere alle spalle della spiaggia di Sa dogana ezza di cui è proprietaria.

Il parere negativo della Tutela del paesaggio, sposato dalla Soprintendenza, unisce motivi normativi e paesaggistici per cui su quell’area non si può mettere un solo mattoncino. «L’intervento non è compatibile con le valenze paesistiche generali dell’area vincolata – è scritto –. Allo stato attuale il manufatto è incapace di evocare anche lontanamente una qualsivoglia consistenza dimensionale. Lo scenario paesaggistico ambientale in cui esso ricade è caratterizzato da un assoluto grado di naturalità, da considerarsi di valenza superiore e da sottoporre a integrale salvaguardia. Anche l’occhio meno sensibile può palesemente notare che le poche e minime strutture murarie “r”esistenti, s’inseriscono nella prospettiva come elementi carichi di evocazione, di qualcosa perduto per sempre, diventando loro stessi elemento caratteristico del paesaggio naturale».

Uno dei ruderi di proprietà della Cala Saccaia investimenti per il quale è stato richiesto il restauro

L’Ufficio Tutela va oltre. «Riportare la funzione antropica in un’area siffatta ne comprometterebbe incontrovertibilmente l’attuale stabile assetto di zona sottoposta a vincolo di totale inedificabilità a due passi dalla riva del mare». La severità del parere non viene ammorbidita dall’ipotesi di restauro conservativo del rudere presentata dai progettisti della Cala Saccaia srl, Ninni Chessa e Raffaele Fumarola. Nessun aumento volumetrico, infissi esterni in legno, conservazione delle parti in pietra a vista ricucite con calce alle parti crollate. «Andando al di là di quanto possa essere graziosa una casetta nel verde – sottolinea ancora l’Ufficio Tutela – permettere la ricostruzione dell’edificio comporterebbe di dover procedere con viabilità, fosse settiche, un qualche apparato per la fornitura elettrica: l’accadere di tali dinamiche è un’eventualità da scongiurare. Si ritiene in questo caso che la fruibilità visiva di queste zone ancora intatte, non violate dalla speculazione edilizia, rare occasioni per le nostre coste, debba essere garantita con ogni mezzo, da parte dell’ufficio che per definizione “tutela il paesaggio”. Laddove si intraveda la possibilità di bilanciare, mitigare la fattibilità di un’opera, l’ufficio ha il compito di fornire le opportune indicazioni, ma in questo caso ogni tipo di intervento edilizio avrebbe un consequenziale esito di gravi ricadute per il sito oggetto di interesse».

Puntualizza i vincoli esistenti la Soprintendenza Belle arti e paesaggio: territorio di particolare pregio paesaggistico; tutelato nel Ppr e inserito nei “sistemi a baie e promontori, falesie”. «Preso atto dell’elevato grado di naturalità e del peculiare valore paesaggistico dell’area, il progetto comporterebbe una significativa alterazione degli elementi naturali che caratterizzano tale paesaggio tutelato. Tali opere modificherebbero l’assetto costiero arrecando pregiudizio ai valori paesaggistici del tratto interessato».
 

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