Olbia, da tre anni l'ufficio Tutela dice no al restauro dei ruderi di Cala Saccaia

Su quegli stessi terreni il Cipnes vuole fare capannoni nautici

OLBIA. Sul valore paesaggistico e ambientale di Sa Testa, l’ufficio Tutela del paesaggio non arretra. E mantiene il punto da tre anni. La Cala Saccaia investimenti, società con sede a Cagliari, proprietaria di 40 ettari di terreni che dalla spiaggia di Sa dogana ezza si arrampicano sul promontorio di Sa Testa, da tre anni presenta al Comune progetti di riqualificazione dei ruderi esistenti sulle sue aree. Che vengono puntualmente bocciati. Sembra quantomai una contraddizione che su quegli stessi terreni, intoccabili per l’Ufficio Tutela e per la Soprintendenza, in cui non si possono ristrutturare piccoli edifici, si possano invece realizzare capannoni industriali per la nautica e negozi. Come prevede l’accordo tra Comune e Cipnes.

Rudere 1. Anche se diroccato e annegato nella vegetazione, il rudere sulla sinistra del sentiero che porta a Pittulongu ha un fascino magnetico. Un punto panoramico che toglie il fiato. La Cala Saccaia investimenti ha presentato tre progetti, tutti bocciati. L’ultimo in ordine di tempo prevedeva il restauro conservativo, con la ricostruzione fedele dei muri in pietra e del tetto nel tipico stile stazzo gallurese. Il progetto includeva anche il recupero del vecchio pavimento in cemento. Destinazione non abitativa, perché vietata dalla legge, ma deposito di campagna. L’ufficio Tutela del paesaggio è stato irremovibile. «L’intervento non è compatibile con le valenze paesistiche generali dell’area vincolata. Allo stato attuale il manufatto è incapace di evocare anche lontanamente una qualsivoglia consistenza dimensionale. Lo scenario paesaggistico ambientale in cui ricade è caratterizzato da un assoluto grado di naturalità, da considerarsi di valenza superiore e da sottoporre ad integrale salvaguardia. Andando al di là di quanto possa essere graziosa una casetta nel verde, permettere la ricostruzione dell’edificio comporterebbe dover procedere con viabilità, fosse settiche, un qualche apparato per la fornitura elettrica». Al parere negativo la Cala Saccaia investimenti ha replicato ricordando che è vero che si tratta di un bene paesaggistico «ma lo stesso Ppr ne prevede la conservazione e la tutela finalizzata al mantenimento delle caratteristiche degli elementi costitutivi». La società precisa poi che il progetto di recupero non comporta alcuna fossa settica e nessuna nuova viabilità «perché la viabilità esiste già, nella stessa strada in cui il Comune ha tracciato l’accesso al litorale nel Pul. Inoltre nessuna elettrificazione da fare dal momento che gran parte della linea elettrica interrata esiste ed è stata realizzata dall’Enel a cui Cala Saccaia investimenti ha concesso la servitù».

Rudere 2. Sull’edificio diroccato fronte mare, oggi murato per evitarne l’occupazione abusiva e la trasformazione in discarica la richiesta al Suape è ancora in corso. Cambiato il progetto per tre volte, la nuova versione di restauro prevede il mantenimento della pietra a vista, l’inserimento di vetrate nei punti da ricostruire e infissi in legno.



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