La Nuova Sardegna

Olbia

Geovillage, su Docche l’ombra della bancarotta

di Tiziana Simula
Geovillage, su Docche l’ombra della bancarotta

Nell’ordinanza del gip è indicata la strategia dell’ingegnere-imprenditore: «Depauperare le società e lasciarle fallire per essere poi sostituite da altre»

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OLBIA. Per il gip del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi, quella messa in campo negli anni dal fondatore del Geovillage era una «consapevole strategia di depauperamento delle società, lasciate fallire per essere sostituite da altre». Così viene definita la gestione fallimentare delle numerose società della famiglia Docche nell’ordinanza con cui il giudice ha disposto gli arresti domiciliari per il patron Gavino e suo figlio Fabio, accusati di turbativa d’asta. Nel provvedimento, frutto dell’attività investigativa svolta dalla guardia di finanza e coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dal sostituto Mauro Lavra, viene ricostruito il complesso assetto societario, con i vari fallimenti e la costituzione di nuove società. Le ipotesi di reato contestate a Gavino Docche in occasione delle perquisizioni avvenute un anno fa al Geovillage, riguardavano oltre alla turbativa d’asta, anche la bancarotta fraudolenta. E questo è uno dei fronti sui quali proseguono gli accertamenti degli inquirenti.

Che l’inchiesta non sia ancora chiusa, lo si capisce dalla lettura dell’ordinanza nei passaggi in cui il gip si sofferma sulla «strategia imprenditoriale dimostrata negli anni da Gavino Docche che emerge dai dati contabili acquisiti, dai plurimi fallimenti dichiarati, dalle vicende societarie e dalle intercettazioni disposte». La strategia era semplice: non pagare nessuna, o in minima parte, tasse, imposte e contributi allo Stato e i debiti ai fornitori, compreso lo stesso Cipnes, verso cui era debitore per oltre 2 milioni e 200mila euro per il servizio idrico e fognario, ma anche l’Enel per l’energia elettrica, e versare poco o nulla alla curatela per i canoni di affitto. A ciò si aggiungevano – stando sempre a quanto emerso dall’inchiesta – gli incassi quotidiani, e possibilmente in contanti, provenienti dall’albergo quattro stelle (255 suite e camere), dalle 70 case vacanza, dalle strutture sportive, ristoranti e bar. In una intercettazione Gavino Docche parla di «13mila euro al giorno di Pos», incassati prima della chiusura imposta dal Covid.

Infine, nel dirottare tutto il liquido disponibile sulle società via via create. In diverse conversazioni intercettate si registrano vorticose movimentazioni di soldi in contanti tra la Real Effegì (la società di Fabio Docche che ha gestito il Geovillage fino al 31 dicembre 2020) e altre due società della galassia Docche, la Fg Capital e la D International. Alla gestione fallimentare delle società è rivolta ora l’attenzione degli inquirenti.

Intanto per domani sono fissati gli interrogatori per Gavino Docche, suo figlio Fabio e il direttore del Cipnes Aldo Carta, tutti accusati di turbativa d’asta in concorso. In merito al direttore del Consorzio industriale, difeso dagli avvocati Marzio Altana e Alessandro Gentiloni Silvieri, il gip Caterina Interlandi dovrà decidere sulla sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio richiesta dalla Procura. Gavino Docche è difeso dagli avvocati Pietro Carzedda e Gianluca Tognozzi, Fabio Docche dagli avvocati Bruno Cuccu e Pasquale Ramazzotti. Il quarto indagato, il notaio Vittorio Occorsio, dall’avvocato Michele Gentiloni Silveri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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