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Olbia

Olbia, difesa, accuse e minacce in Consiglio sull’ex palazzo Fs

di Serena Lullia
Olbia, difesa, accuse e minacce in Consiglio sull’ex palazzo Fs

Il sindaco Nizzi difende la partecipazione all’asta e accusa: «Minoranze fate le cose per bene o cominciamo a parlare...»

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OLBIA. Il consiglio comunale si era dato una regola ferrea. Non avrebbe discusso dell’asta per l’immobile ex ferrovie di via Vittorio Veneto perché è in corso un’indagine della Procura per turbativa. Motivo per cui non era stata calendarizzata l’interrogazione delle minoranze sull’argomento. Ma il sindaco Settimo Nizzi, stravolge la linea sposata in modo bipartisan, prende la parola e tutto d’un fiato, dà la sua versione dei fatti. Per poi lasciare l’aula. «Ho solo difeso l’interesse pubblico». Accusa il capogruppo della Coalizione civica Rino Piccinnu, di un presunto legame con i privati presenti all’asta, smentito dallo stesso Piccinnu. E minaccia le opposizioni. «Non iniziamo a utilizzare questa strada steddhi, vi fate male, vi fate molto male. Fate le cose per bene sennò cominciamo a parlare ed è un casino per tutti».

Le opposizioni invitano a Nizzi a fermarsi, a non andare avanti. Parole al vento. L’aula del Consiglio si trasforma nell’aula di un tribunale. «Il sindaco si è presentato all’asta con delega del consiglio comunale – dice Nizzi –, era la prima volta nella mia vita che ci partecipavo. Quando sono arrivato lì, avendo quel terreno destinazione pubblica-attività ferroviaria, mi sono stupito che fosse presente un privato. In quella stanza eravamo in tre: io, la cosiddetta controparte e il curatore fallimentare. Forse non è stato esatto il modo con cui gli ho detto: «Tanto lì non vi facciamo fare niente». Perché era giusto, io ritenevo che lì si potesse fare solo una opera pubblica. Lui ha fatto sette rilanci, da 5mila euro. Noi 8 e il Comune si è aggiudicato quel bene. Lui ha voluto mettere a verbale la mia frase. Io avevo chiesto di aggiungere «al di fuori da quello previsto dal piano», ma il curatore non l’ha messa agli atti». Poi l’attacco politico. «Quello che più mi è dispiaciuto e che l’indomani mattina (in verità tre giorni dopo ndr) il consigliere Piccinnu ha chiamato la segretaria comunale. Ma come poteva sapere se il verbale non c’era e in quella stanza eravamo solo tre?». Nizzi parla poi del manifesto elettorale di Liberi per Olbia, “Il nostro settimo comandamento”. «Io penso di aver agito nel solo interesse pubblico e chiedo di limitare gli attacchi personali. Se volete dire pubblicamente che io sono ladro nel cartellone elettorale, dovreste vergognarvi a stare con certa gente. Dovevate prendere le distanze. Fate le cose per bene, sennò cominciamo a parlare ed è un casino per tutti. Ci siamo capiti?»

Risponde Ivana Russu, Pd. «Posso comprendere lo stato d’animo dell’uomo, ma non giustifico il comportamento del sindaco. Mai nessuno ha detto che non si doveva partecipare all’asta, ma che il Comune doveva essere rappresentato da un tecnico con competenze. Abbiamo ribadito che non c’è stato dolo nell’atteggiamento del sindaco ma una grande leggerezza. Per le parole dette qui oggi e registrate ognuno si assumerà la responsabilità. Non temo le minacce del sindaco. Sono una ragazzetta che vale due. Non ho niente da perdere, non ho interessi pubblici e non ho nessun tipo di problema a dire quello che penso. Dopo cinque anni ancora non si riesce a capire la differenza tra ruolo privato e ruolo pubblico. Cosa si può fare in privato e cosa si può dire e fare in pubblico quando si rappresenta non sé stessi, ma le istituzioni».

«Quando il sindaco minaccia, io gli dico: faccia i nomi – è il pensiero di Antonio Loriga, Pd –. E se parla di me, io sono tranquillo. Mi sveglio ogni giorno alle 5 del mattino per andare a lavorare e portare il pane in famiglia. Non temo certo Settimo Nizzi. Quando sono entrato in consiglio comunale ho invitato i giovani a essere fieri di farne parte perché io lo ero. Ma dopo episodi di questo tipo non so se dobbiamo esserne fieri. Di certo siamo persone oneste. Le parole vanno pesate».



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