La Nuova Sardegna

Olbia

Stalking prosciolto un ex poliziotto

di Tiziana Simula
Stalking prosciolto un ex poliziotto

Era accusato di perseguitare la compagna ma lei non aveva presentato querela

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OLBIA. Cadono le accuse nei confronti di un ex poliziotto di 59 anni (all’epoca dei fatti contestati ispettore di polizia, ora in pensione), per il quale la Procura di Cagliari aveva chiesto il rinvio a giudizio per stalking, violazione di corrispondenza e accesso abusivo a un sistema informatico, ai danni della sua ex, una 53enne di Olbia. Stando alle accuse, l’uomo l’avrebbe pedinata in più occasioni e tormentata con continui messaggi telefonici, anche durante la notte, e avrebbe esercitato su di lei un controllo continuo, entrando abusivamente nel suo computer per leggere chat, messaggi e documenti riservati che le venivano inviati. Ma il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere e lo ha prosciolto da tutti i reati contestati, trattandosi di reati procedibili a querela che la presunta vittima degli atti persecutori non aveva mai presentato.

Il procedimento penale a carico dell’ex ispettore di polizia ha avuto un iter piuttosto travagliato: nel 2018 era stato archiviato a Tempio per mancanza di querela in relazione allo stalking, mentre il secondo reato era stato stralciato perché di competenza della Procura di Cagliari. Il difensore della donna, l’avvocato Abele Cherchi, aveva chiesto alla procura gallurese l’invio degli atti a quella di Cagliari, riuscendo a far riaprire l’inchiesta per entrambi i reati in quanto l’accesso abusivo ad un sistema informatico comporta per connessione che si proceda d’ufficio anche per lo stalking. Chiuse le indagini preliminari, il pm Daniele Caria aveva chiesto il rinvio a giudizio. Il gup di Cagliari, invece, accogliendo la richiesta dei difensori, gli avvocati Fabio Varone e Franco Giua, ha ritenuto insussistente – per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico – l’aggravante del fatto commesso da pubblico ufficiale con abuso dei poteri, che avrebbe reso procedibile d’ufficio sia quel reato che gli atti persecutori. In parole semplici, l’uomo accedeva al computer come privato e non nell’esercizio delle sue funzioni di ispettore di polizia. Peraltro, l’aggravante ipotizzata dalla Procura negli atti d’indagine, non era stata nemmeno formalmente contestata nella richiesta di rinvio a giudizio.

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