Giovanissimi ubriachi, follia in centro
Risse e inseguimenti tra gruppi di minori e poi sputi e calci ai carabinieri. Un tredicenne colpisce con una testata la madre
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OLBIA. Ragazzini ubriachi che si picchiano e si inseguono tra le piazze del cosiddetto salotto cittadino. Un tredicenne che colpisce con una testata la madre arrivata insieme ai carabinieri per calmarlo. Ragazzine di 14-15 anni che si scagliano contro i militari, prendono a calci le loro auto, li insultano, sputano addosso agli uomini in divisa che con calma olimpica cercano di interrompere risse e aggressioni. E poi il terrore e lo choc di chi, tanti olbiesi e qualche turista, sta approfittando della relativa libertà ritrovata con la zona gialla per concedersi un piacere dimenticato a causa della pandemia come un passeggiata serale, un gelato o un aperitivo in centro. Non è la scena di un film splatter. È quello che è accaduto sabato, nella tarda serata, nel centro storico di Olbia tra il corso Umberto, piazza Regina Margherita, piazza Matteotti e piazza Mercato.
Scene che mettono un’altra volta la città di fronte a uno dei suoi problemi più grandi e meno discussi, se non quando accadono fatti simili: quello dei suoi cittadini più giovani, culturalmente ed emotivamente più deboli, che specie nel fine settimana, a decine e decine invadono il centro storico e altri luoghi di incontro armati di bottiglie di birra e superalcolici acquistati da negozianti compiacenti.
Come sia cominciata esattamente sabato sera non si sa. È come se fosse saltato un tappo. Di sicuro c’è che molti ragazzini erano già carichi di alcol dal pomeriggio. I primi momenti di tensione davanti ai tavolini di un bar di via Principe Umberto e di un chiosco poco distante. L’episodio più grave dopo le 22,30 in piazza Regina Margherita, dove è scoppiato uno scontro violento tra due gruppi, con botte, inseguimenti e alla fine un ragazzo asserragliato in un negozio, accerchiato da rivali pronti a regolare i conti. Ragazzini e ragazzine, dai 13 anni in su, in preda all’alcol e alla rabbia che hanno scaricato sui carabinieri arrivati con quattro pattuglie in auto e moto per sedare la tensione. In supporto anche un’auto della polizia.
La calma e la pazienza dei militari non è bastata: urla, insulti, sputi, calci da ragazzine senza freni. Due carabinieri sono stati visitati dai medici. Il giovanissimo più esagitato, un 13enne, ha colpito con una testata la madre chiamata in piazza per riportarlo alla ragione. Alla fine è stato immobilizzato, portato in caserma, identificato e poi affidato ai genitori: data l’età non è imputabile. Come altri giovanissimi coinvolti nello scontro. Per altri, più grandi, 5 o 6, ci saranno conseguenze: i carabinieri hanno a disposizione i video e stanno provvedendo alle identificazioni. Un ventenne romeno che si è messo in mezzo è stato denunciato. Per riportare la calma nel salotto cittadino ci sono voluti tre quarti d’ora.
Un’anteprima del sabato folle c’era stata il giorno prima al molo Brin, dove un gruppo di giovani ha aggredito l’equipaggio di uno yacht sceso a terra per chiedere di limitare il volume degli schiamazzi.
Con i fine settimana scatenati dei suoi ragazzini, la città fa i conti da tempo. Ma negli ultimi mesi l’aggressività è cresciuta in maniera ancora più preoccupante. Gli episodi sono continui, qualche volta sfociano in situazioni più gravi, come quelle di sabato notte, primo week end dopo il ritorno in zona gialla. Un altro fine settimana di grande furore è stato quello che ha preceduto la zona bianca del primo marzo. Come se fosse saltato un tappo, appunto. I lockdown, anche parziali, hanno compresso anche i più giovani. Ma non basta a spiegare l’accaduto: Olbia ha un problema enorme con i suoi cittadini più giovani. (a.se.)
Scene che mettono un’altra volta la città di fronte a uno dei suoi problemi più grandi e meno discussi, se non quando accadono fatti simili: quello dei suoi cittadini più giovani, culturalmente ed emotivamente più deboli, che specie nel fine settimana, a decine e decine invadono il centro storico e altri luoghi di incontro armati di bottiglie di birra e superalcolici acquistati da negozianti compiacenti.
Come sia cominciata esattamente sabato sera non si sa. È come se fosse saltato un tappo. Di sicuro c’è che molti ragazzini erano già carichi di alcol dal pomeriggio. I primi momenti di tensione davanti ai tavolini di un bar di via Principe Umberto e di un chiosco poco distante. L’episodio più grave dopo le 22,30 in piazza Regina Margherita, dove è scoppiato uno scontro violento tra due gruppi, con botte, inseguimenti e alla fine un ragazzo asserragliato in un negozio, accerchiato da rivali pronti a regolare i conti. Ragazzini e ragazzine, dai 13 anni in su, in preda all’alcol e alla rabbia che hanno scaricato sui carabinieri arrivati con quattro pattuglie in auto e moto per sedare la tensione. In supporto anche un’auto della polizia.
La calma e la pazienza dei militari non è bastata: urla, insulti, sputi, calci da ragazzine senza freni. Due carabinieri sono stati visitati dai medici. Il giovanissimo più esagitato, un 13enne, ha colpito con una testata la madre chiamata in piazza per riportarlo alla ragione. Alla fine è stato immobilizzato, portato in caserma, identificato e poi affidato ai genitori: data l’età non è imputabile. Come altri giovanissimi coinvolti nello scontro. Per altri, più grandi, 5 o 6, ci saranno conseguenze: i carabinieri hanno a disposizione i video e stanno provvedendo alle identificazioni. Un ventenne romeno che si è messo in mezzo è stato denunciato. Per riportare la calma nel salotto cittadino ci sono voluti tre quarti d’ora.
Un’anteprima del sabato folle c’era stata il giorno prima al molo Brin, dove un gruppo di giovani ha aggredito l’equipaggio di uno yacht sceso a terra per chiedere di limitare il volume degli schiamazzi.
Con i fine settimana scatenati dei suoi ragazzini, la città fa i conti da tempo. Ma negli ultimi mesi l’aggressività è cresciuta in maniera ancora più preoccupante. Gli episodi sono continui, qualche volta sfociano in situazioni più gravi, come quelle di sabato notte, primo week end dopo il ritorno in zona gialla. Un altro fine settimana di grande furore è stato quello che ha preceduto la zona bianca del primo marzo. Come se fosse saltato un tappo, appunto. I lockdown, anche parziali, hanno compresso anche i più giovani. Ma non basta a spiegare l’accaduto: Olbia ha un problema enorme con i suoi cittadini più giovani. (a.se.)
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