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Olbia

la consulta per la pastorale 

«Un patto di alleanza educativa di fronte al disagio dei ragazzi»

«Un patto di alleanza educativa di fronte al disagio dei ragazzi»

OLBIA. L’intervento delle forze dell’ordine è necessario in una situazione di emergenza ma non è la risposta al problema del disagio dei minori: serve un patto di alleanza educativa. Lo scrive don...

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OLBIA. L’intervento delle forze dell’ordine è necessario in una situazione di emergenza ma non è la risposta al problema del disagio dei minori: serve un patto di alleanza educativa. Lo scrive don Theron Casula, coordinatore della Consulta per la pastorale giovanile, che riunisce il mondo delle parrocchie e delle associazioni ecclesiali della città, e che, dopo i fatti di sabato, manifesta «la propria partecipazione alla forte preoccupazione della comunità circa il disagio che attanaglia il mondo dei ragazzi e dei giovani, ancor più aggravato dalle conseguenze sociali e relazionali legate alla pandemia».

«Il mondo dei ragazzi e dei giovani – scrive il sacerdote – è una risorsa preziosa e insostituibile, non solo per il futuro ma anche per il presente della nostra città, e non possiamo guardare certo dall'altra parte quando emergono situazioni problematiche che sottendono profonde criticità, in particolare nella fascia dei preadolescenti con età compresa tra gli 11 e i 15 anni, come nei fatti di sabato».

La consulta ricorda di aver avviato una collaborazione stabile con il mondo della scuola, in particolare con gli istituti superiori. Sul tema giovani, spiega don Casula, sono stati coinvolti amministrazione comunale e forze dell'ordine della città e costituito un tavolo di lavoro con le associazioni di categoria.

«Oggi – prosegue il coordinatore della consulta – riscontriamo l'emergenza del rischio di puntare il dito sui ragazzi e sulle loro famiglie ogni qualvolta accadono fatti come quelli avvenuti nel fine settimana scorso ad Olbia. Riteniamo che non sia questa la via giusta per affrontare il problema. I ragazzi e le famiglie oltre che essere responsabili, sono anch'essi vittime di un sistema sociale in cui la famiglia e i giovani non sono sempre messi al primo posto nel progettare il presente e il futuro, spesso surclassati da altre prospettive progettuali, che seppur importanti, non bastano da sole a dare stabilità e sicurezza alla famiglia». Dunque, «Olbia ha bisogno oggi non solo di una presenza più cospicua delle forze dell'ordine e di norme più severe e restrittive per risolvere il problema: è ovvio che in una situazione di emergenza sia necessaria anzitutto la repressione del rischio, senza temere l'utilizzo dei mezzi necessari. Risolvere l'emergenza non significa però risolvere il problema». Alla città – sottolinea il sacerdote – «serve anzitutto la responsabilità di tutti gli adulti, coloro che hanno oggi in mano le sorti della comunità cittadina e che rappresentano tutte le realtà istituzionali presenti nel territorio: chiesa, amministrazione comunale, scuola, forze dell'ordine, associazioni di categoria del mondo del lavoro, associazionismo e mondo della solidarietà e dello sport. Responsabilità che deve tradursi in un patto di alleanza educativa “con” e “a” sostegno delle famiglie e dei giovani, che sono la vera ricchezza di Olbia, oltre che favorirne un sano protagonismo nella vita cittadina. Solo così – è la conclusione – sarà possibile instaurare un sistema educativo collettivo capace di custodire le giovani generazioni e di prevenire le situazioni di disagio e di emergenza sociale che possono derivare da un disinteresse del mondo degli adulti verso le famiglie e i giovani».

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