I Docche al contrattacco: «Mai pensato di fuggire»
di Tiziana Simula
In attesa della decisione del Riesame padre e figlio restano ancora ai domiciliari Ieri intanto è scaduto il bando del tribunale per l’affidamento a un nuovo gestore
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OLBIA. Dal 10 maggio Gavino Docche e suo figlio Fabio si trovano agli arresti domiciliari con l’accusa di turbativa d’asta per aver ostacolato, questa l’accusa della Procura di Tempio, la regolare vendita all’asta fallimentare del Geovillage con l’obiettivo di riportare il compendio nelle proprie mani, con la complicità del presidente del Cipnes Aldo Carta. Resta appesa al filo del tribunale del Riesame di Sassari la decisione sulla revoca della misura cautelare (che era stata disposta dal gip del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi), sollecitata dalla difesa. I giudici del primo collegio, presidente Elena Meloni, hanno ascoltato a lungo i difensori dei due indagati – gli avvocati Pietro Carzedda e Gianluca Tognozzi per Gavino Docche, e Bruno Cuccu e Pasquale Ramazzotti per il figlio Fabio –, ma si sono riservati sulla decisione. Sempre ieri si è tenuta l’udienza da parte del Cipnes per chiedere il dissequestro dei 12mila metri quadri del Geovillage riacquisiti dal Consorzio industriale. Il Riesame si è riservato anche su questa decisione.
La gara per il Geovillage. Ma ieri c’era un appuntamento importante anche nella sezione fallimentare del tribunale di Tempio a proposito del futuro del Geovillage, dissequestrato pochi giorni fa dal procuratore Gregorio Capasso, titolare del fascicolo insieme al sostituto Mauro Lavra. Proprio ieri, infatti, si è svolta la gara per l’affitto per 18 mesi del Geovillage. A mezzogiorno, termine per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara (da presentare alla cancelleria fallimentare in busta chiusa), risultava un’unica offerta. Il bando di gara per un affitto transitorio in attesa del passaggio successivo, quello della vendita del compendio a un nuovo imprenditore, era stato predisposto nell’aprile scorso in sinergia tra i curatori fallimentari, il tribunale e il Cipnes.
Poi, il 10 maggio scorso, erano scattati il sequestro da parte della guardia di finanza dell’intero complesso e gli arresti domiciliari per i Docche. Successivamente il gip Caterina Interlandi ha disposto la sospensione per un anno del direttore del Cipnes, Aldo Carta. Qualche giorno fa, la Procura ha dissequestrato la maxi struttura di zona industriale, provvedimento che ovviamente non ha alleggerito il peso delle accuse nei confronti degli indagati.
«L’attuale sinergia tra la curatela e il giudice delegato al fallimento assicura una corretta gestione del compendio fallimentare attraverso la conclusione di un contratto di affitto temporaneo e, successivamente, di cessione dei beni del fallimento al fine di consentire, in particolare, la ripresa delle attività sportive e di quelle ricettive all'interno del Geovillage e di garantire l'occupazione del personale addetto», ha spiegato la Procura.
La difesa. Ai giudici del Riesame, ieri, i difensori dei Docche hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari, ribadendo che non ci sono i presupposti per le esigenze cautelari. I legali del figlio del fondatore del Geovillage hanno rimarcato il ruolo di secondo piano del loro assistito. Le politiche societarie, le iniziative, i rapporti con finanziatori ed enti erano sempre condotti dal padre e lui non è stato mai interpellato nelle scelte fatte. Così come hanno rimarcato che non esiste è nessun pericolo di fuga. Fabio Docche non ha mai pensato di trasferirsi a Dubai per creare una newco, hanno detto gli avvocati Cuccu e Ramazzotti. Che hanno depositato anche copia del passaporto: l’ultimo viaggio a Dubai, dalla sorella, risale al 2010. «Nelle carte dell’inchiesta non c’è una frase in cui lui dica che vorrebbe andare a Dubai», sottolineano i difensori.
Gli avvocati di Gavino Docche hanno ribadito l’insussistenza dei reati contestati e l’assenza delle esigenze cautelari.
La gara per il Geovillage. Ma ieri c’era un appuntamento importante anche nella sezione fallimentare del tribunale di Tempio a proposito del futuro del Geovillage, dissequestrato pochi giorni fa dal procuratore Gregorio Capasso, titolare del fascicolo insieme al sostituto Mauro Lavra. Proprio ieri, infatti, si è svolta la gara per l’affitto per 18 mesi del Geovillage. A mezzogiorno, termine per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara (da presentare alla cancelleria fallimentare in busta chiusa), risultava un’unica offerta. Il bando di gara per un affitto transitorio in attesa del passaggio successivo, quello della vendita del compendio a un nuovo imprenditore, era stato predisposto nell’aprile scorso in sinergia tra i curatori fallimentari, il tribunale e il Cipnes.
Poi, il 10 maggio scorso, erano scattati il sequestro da parte della guardia di finanza dell’intero complesso e gli arresti domiciliari per i Docche. Successivamente il gip Caterina Interlandi ha disposto la sospensione per un anno del direttore del Cipnes, Aldo Carta. Qualche giorno fa, la Procura ha dissequestrato la maxi struttura di zona industriale, provvedimento che ovviamente non ha alleggerito il peso delle accuse nei confronti degli indagati.
«L’attuale sinergia tra la curatela e il giudice delegato al fallimento assicura una corretta gestione del compendio fallimentare attraverso la conclusione di un contratto di affitto temporaneo e, successivamente, di cessione dei beni del fallimento al fine di consentire, in particolare, la ripresa delle attività sportive e di quelle ricettive all'interno del Geovillage e di garantire l'occupazione del personale addetto», ha spiegato la Procura.
La difesa. Ai giudici del Riesame, ieri, i difensori dei Docche hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari, ribadendo che non ci sono i presupposti per le esigenze cautelari. I legali del figlio del fondatore del Geovillage hanno rimarcato il ruolo di secondo piano del loro assistito. Le politiche societarie, le iniziative, i rapporti con finanziatori ed enti erano sempre condotti dal padre e lui non è stato mai interpellato nelle scelte fatte. Così come hanno rimarcato che non esiste è nessun pericolo di fuga. Fabio Docche non ha mai pensato di trasferirsi a Dubai per creare una newco, hanno detto gli avvocati Cuccu e Ramazzotti. Che hanno depositato anche copia del passaporto: l’ultimo viaggio a Dubai, dalla sorella, risale al 2010. «Nelle carte dell’inchiesta non c’è una frase in cui lui dica che vorrebbe andare a Dubai», sottolineano i difensori.
Gli avvocati di Gavino Docche hanno ribadito l’insussistenza dei reati contestati e l’assenza delle esigenze cautelari.
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