Olbia, un porta pizze picchiato da 3 giovani incappucciati
Dipendente de “La Veronese” è stato brutalmente aggredito dopo una consegna. Giallo sul ruolo di una ragazza che aveva fatto un’ordinazione. Indaga la polizia
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OLBIA. È ancora terrorizzato. E ha dolori dappertutto. Marco, 30 anni, un porta pizze che lavora per “La Veronese” è stato pestato selvaggiamente da tre giovani incappucciati, che probabilmente - ma è tutto da accertare - hanno potuto contare sulla complicità di una ragazza. Non si sa ancora se la brutale aggressione avesse come fine una possibile rapina, o se gli autori stessero agendo sotto l’effetto di alcol e droghe: sarà la polizia ad accertarlo.
I fatti. Mercoledì sera, tra le tante chiamate ricevute per il servizio a domicilio, arriva a “La Veronese” (nell’omonima via) la richiesta di una ragazza: due pizze da consegnare in via Dei Fiori alle 22, poco distante dal locale. I porta pizze si alternano e per quella consegna è disponibile Marco. Lui si muove con una macchina aziendale e raggiunge la via indicata. Non trova però il numero civico fornito e richiama la cliente sul cellulare. Lei risponde subito (non lo farà più successivamente) e poi appare nel buio: un tratto di quella strada non è infatti illuminato. La giovane paga le pizze ma mentre avviene il passaggio sbucano all’improvviso tre persone col volto coperto. Marco non hao il tempo di capire che cosa stia succedendo: viene preso a calci e pugni in faccia, ai fianchi, alla schiena. Viene spinto contro il montante della macchina e poi scaraventato per terra: cerca di difendersi e riesce a colpire con un cazzotto uno dei tre aggressori. Poi il silenzio, la fuga dei malviventi, la scomparsa della ragazza, il terrore di Marco.
Il giovane pestato riesce a fatica a rimettersi in auto e a tornare nel locale. A quel punto vengono allertate le forze dell’ordine. «Sono scioccato, non ho parole - dice Silvio Ledda, titolare de “La Veronese” -. Non riesco a dare una spiegazione a quanto successo. Non abbiamo mai ricevuto, negli anni, alcun tipo di minaccia e non siamo stati vittime neanche di un piccolo dispetto. Durante la pandemia non solo sono riuscito a tenere tutto il personale, ma ho persino potenziato l’organico per garantire un servizio a domicilio più rapido e capillare. Nello stesso tempo non posso credere che qualcuno ce l’avesse col mio dipendente perché è una bravissima persona. E poi: è stato aggredito lui, ma poteva succedere a chiunque visto che le consegne vengono fatte a rotazione. Per questo, non so se dietro l’aggressione ci potesse essere un tentativo di rapina, ma non escludo che possa essersi trattato di ragazzi violenti e ubriachi. Resta un mistero il ruolo della ragazza, se ne ha davvero avuto uno, in questa brutta storia. Abbiamo più volte composto il suo numero di cellulare e non ha più risposto. Quel che è certo è che in città la microcriminalità sta dilagando. E c’è da aver paura». (s.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I fatti. Mercoledì sera, tra le tante chiamate ricevute per il servizio a domicilio, arriva a “La Veronese” (nell’omonima via) la richiesta di una ragazza: due pizze da consegnare in via Dei Fiori alle 22, poco distante dal locale. I porta pizze si alternano e per quella consegna è disponibile Marco. Lui si muove con una macchina aziendale e raggiunge la via indicata. Non trova però il numero civico fornito e richiama la cliente sul cellulare. Lei risponde subito (non lo farà più successivamente) e poi appare nel buio: un tratto di quella strada non è infatti illuminato. La giovane paga le pizze ma mentre avviene il passaggio sbucano all’improvviso tre persone col volto coperto. Marco non hao il tempo di capire che cosa stia succedendo: viene preso a calci e pugni in faccia, ai fianchi, alla schiena. Viene spinto contro il montante della macchina e poi scaraventato per terra: cerca di difendersi e riesce a colpire con un cazzotto uno dei tre aggressori. Poi il silenzio, la fuga dei malviventi, la scomparsa della ragazza, il terrore di Marco.
Il giovane pestato riesce a fatica a rimettersi in auto e a tornare nel locale. A quel punto vengono allertate le forze dell’ordine. «Sono scioccato, non ho parole - dice Silvio Ledda, titolare de “La Veronese” -. Non riesco a dare una spiegazione a quanto successo. Non abbiamo mai ricevuto, negli anni, alcun tipo di minaccia e non siamo stati vittime neanche di un piccolo dispetto. Durante la pandemia non solo sono riuscito a tenere tutto il personale, ma ho persino potenziato l’organico per garantire un servizio a domicilio più rapido e capillare. Nello stesso tempo non posso credere che qualcuno ce l’avesse col mio dipendente perché è una bravissima persona. E poi: è stato aggredito lui, ma poteva succedere a chiunque visto che le consegne vengono fatte a rotazione. Per questo, non so se dietro l’aggressione ci potesse essere un tentativo di rapina, ma non escludo che possa essersi trattato di ragazzi violenti e ubriachi. Resta un mistero il ruolo della ragazza, se ne ha davvero avuto uno, in questa brutta storia. Abbiamo più volte composto il suo numero di cellulare e non ha più risposto. Quel che è certo è che in città la microcriminalità sta dilagando. E c’è da aver paura». (s.p.)
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