I medici: pronto soccorso chiuso di notte
di Giuseppe Pulina
Pochi anestesisti, proposta choc per non interrompere l’attività dell’ospedale. Sindaco contro: «Totalmente inaccettabile»
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TEMPIO . La situazione è grave. Sempre più grave. L’ospedale “Paolo Dettori” potrebbe essere costretto a rinunciare alla copertura giornaliera del Pronto soccorso, che verrebbe chiuso di notte, dopo le 20, e nei fine settimana. A proporre questa drastica misura sono i medici dell’ospedale che non vedono altra soluzione per non dover rinunciare a chirurgia. L’idea sarebbe, infatti, quella di “sacrificare” la piena funzionalità del Pronto soccorso per garantire al reparto di chirurgia la disponibilità di un anestesista e non interrompere il servizio almeno per gli interventi più urgenti. La proposta è venuta fuori dopo un incontro con il direttore sanitario, Elvira Solinas, che avrebbe illustrato la situazione nella quale l’ospedale verrà a trovarsi nelle prossime settimane e nella quale, in realtà, versa da tempo: pochi anestesisti (quattro, di cui due impiegati anche a Olbia), la difficoltà cronica di rimpolpare il reparto e la necessità di scongiurare la possibile chiusura di chirurgia.
La proposta gode dell’appoggio quasi unanime dei medici del “Paolo Dettori” che vedono nel provvedimento un modo per fare di necessità virtù. È, invece, forte la contrarietà della classe politica territoriale. Il sindaco di Tempio, Gianni Addis, gli altri otto sindaci del Distretto sanitario dell'Alta Gallura e l'assessore regionale Andrea Biancareddu, che ha fatto della battaglia per l’ospedale tempiese una delle principali ragioni del suo mandato, bollano come «totalmente inaccettabile e inopportuna» la proposta, che attribuiscono alla Direzione sanitaria della Assl di Olbia.
Proprio dall’Assl olbiese si viene a sapere che ci sarebbero delle interlocuzioni interne, ma ancora senza esiti definitivi. Come dire che l’urgenza e la gravità della situazione è chiara a tutti e che questa esige una immediata soluzione. Lo si capisce dalle parole molto preoccupate di Biancareddu: «È ora che i vertici della Sanità diano una prospettiva, sono passati due anni e l’assessore competente deve dire qual è la soluzione. Ne abbiamo parlato in giunta, dove ho sollevato il problema, e se ne riparlerà ovviamente». Giorgio Chiarelli, sindacalista Cgil Medici, si fa portavoce di quella che è stata la proposta choc dei suoi colleghi: «Dobbiamo salvare il salvabile, e quella di ridurre temporaneamente gli orari del Pronto soccorso è la decisione meno dannosa possibile. Non c’è un’alternativa. Forse tutto questo ci orienterà meglio verso la medicina del territorio, partendo dal pieno coinvolgimento dei medici di base, perché deve essere chiaro che non si può demandare tutto e tutti all’ospedale».
Dal Comune di Tempio viene comunicato che «sono state immediatamente attivate diverse iniziative da parte del sindaco, quale la convocazione urgente della Conferenza del Distretto sanitario per il prossimo lunedì 7 giugno». Non sarà, comunque, l’ennesima querelle tra Tempio e Olbia, perché se Sparta piange, Atene, a quanto pare, non ride. «La ipotizzata chiusura dei reparti – si legge nel comunicato del Comune – servirebbe a destinare gli unici anestesisti dell'ospedale di Tempio a quello di Olbia per garantire lì gli interventi urgenti, con la ovvia conseguenza che anche la popolazione di questo Distretto sanitario, nella migliore delle ipotesi, si riverserebbe nell'ospedale di Olbia già oberato e in uguale condizione di difficoltà. Senza considerare che la mancanza di anestesisti di fatto determinerebbe la paralisi di tutti i reparti e dell'intero blocco chirurgico, con effetti ancora più drammatici di quelli attuali».
La proposta gode dell’appoggio quasi unanime dei medici del “Paolo Dettori” che vedono nel provvedimento un modo per fare di necessità virtù. È, invece, forte la contrarietà della classe politica territoriale. Il sindaco di Tempio, Gianni Addis, gli altri otto sindaci del Distretto sanitario dell'Alta Gallura e l'assessore regionale Andrea Biancareddu, che ha fatto della battaglia per l’ospedale tempiese una delle principali ragioni del suo mandato, bollano come «totalmente inaccettabile e inopportuna» la proposta, che attribuiscono alla Direzione sanitaria della Assl di Olbia.
Proprio dall’Assl olbiese si viene a sapere che ci sarebbero delle interlocuzioni interne, ma ancora senza esiti definitivi. Come dire che l’urgenza e la gravità della situazione è chiara a tutti e che questa esige una immediata soluzione. Lo si capisce dalle parole molto preoccupate di Biancareddu: «È ora che i vertici della Sanità diano una prospettiva, sono passati due anni e l’assessore competente deve dire qual è la soluzione. Ne abbiamo parlato in giunta, dove ho sollevato il problema, e se ne riparlerà ovviamente». Giorgio Chiarelli, sindacalista Cgil Medici, si fa portavoce di quella che è stata la proposta choc dei suoi colleghi: «Dobbiamo salvare il salvabile, e quella di ridurre temporaneamente gli orari del Pronto soccorso è la decisione meno dannosa possibile. Non c’è un’alternativa. Forse tutto questo ci orienterà meglio verso la medicina del territorio, partendo dal pieno coinvolgimento dei medici di base, perché deve essere chiaro che non si può demandare tutto e tutti all’ospedale».
Dal Comune di Tempio viene comunicato che «sono state immediatamente attivate diverse iniziative da parte del sindaco, quale la convocazione urgente della Conferenza del Distretto sanitario per il prossimo lunedì 7 giugno». Non sarà, comunque, l’ennesima querelle tra Tempio e Olbia, perché se Sparta piange, Atene, a quanto pare, non ride. «La ipotizzata chiusura dei reparti – si legge nel comunicato del Comune – servirebbe a destinare gli unici anestesisti dell'ospedale di Tempio a quello di Olbia per garantire lì gli interventi urgenti, con la ovvia conseguenza che anche la popolazione di questo Distretto sanitario, nella migliore delle ipotesi, si riverserebbe nell'ospedale di Olbia già oberato e in uguale condizione di difficoltà. Senza considerare che la mancanza di anestesisti di fatto determinerebbe la paralisi di tutti i reparti e dell'intero blocco chirurgico, con effetti ancora più drammatici di quelli attuali».
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