Per i lavoratori Air Italy una corsa contro il tempo
Il 30 giugno scade la cassa integrazione e diventa operativo il licenziamento Nuovo sit in nell’aeroporto per sollecitare Governo, Parlamento e Regione
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OLBIA. Non conosce tregua la mobilitazione dei lavoratori Air Italy, giunti ormai a poche settimane dalla scadenza della cassa integrazione e dal baratro del licenziamento in tronco. Ieri mattina, alcune decine di dipendenti della compagnia aerea, creata dal principe Aga Khan e devastata dal Qatar, hanno manifestato all'ingresso del terminal dell’aeroporto Olbia-Costa Smeralda. Un’azione di sensibilizzazione nei confronti soprattutto dei turisti arrivati per le vacanze.
Chiara, infatti la strategia sindacale che ha bisogno assoluto di tenere alta l’attenzione in attesa della ripresa del negoziato (sinora infruttuoso), questa volta con la partecipazione dei ministeri interessati. Così quello di ieri stato un pacifico sit in di protesta e sensibilizzazione per tenere ancora accesi i riflettori dell’opinione pubblica sulla vertenza dei lavoratori e sollecitare Governo, Parlamento e Regione a trovare una soluzione che consenta, prima di tutto, la proroga della cassa integrazione almeno fino al 31 dicembre 2021, e quindi il ricollocamento dei dipendenti (oggi circa 1400) tra Sardegna e Lombardia. Sui lavoratori però si addensa la nube oscura del licenziamento collettivo, già avviato dall'azienda in liquidazione. La manifestazione, supportata da tutte le sigle sindacali confederali e autonome (Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti, Ugl, Anpav e Usb), è servita anche per fare il punto della situazione. Proprio ieri, infatti, doveva iniziare alla Camera dei deputati la discussione del “decreto sostegni”, all'interno del quale dovrebbero essere inseriti e approvati quegli emendamenti che consentirebbero di superare gli ostacoli legislativi e tecnici per il prolungamento della cassa integrazione fino a tutto il 2021. È evidente che si tratta di una soluzione tampone utile a dare un pò di respiro ai lavoratori e altro tempo al Governo per cercare di sbloccare la vertenza, salvando così i posti di lavoro. Insomma, una strategia da tavolo di crisi che richiede però l’apporto continuo e costruttivo da parte della politica (il Governo, il Parlamento, le Regioni) e degli stessi lavoratori con i loro rappresentanti sindacali, che non possono abbassare la guardia in queste ultime settimane, fino alla deadline del 30 giugno. (m.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Chiara, infatti la strategia sindacale che ha bisogno assoluto di tenere alta l’attenzione in attesa della ripresa del negoziato (sinora infruttuoso), questa volta con la partecipazione dei ministeri interessati. Così quello di ieri stato un pacifico sit in di protesta e sensibilizzazione per tenere ancora accesi i riflettori dell’opinione pubblica sulla vertenza dei lavoratori e sollecitare Governo, Parlamento e Regione a trovare una soluzione che consenta, prima di tutto, la proroga della cassa integrazione almeno fino al 31 dicembre 2021, e quindi il ricollocamento dei dipendenti (oggi circa 1400) tra Sardegna e Lombardia. Sui lavoratori però si addensa la nube oscura del licenziamento collettivo, già avviato dall'azienda in liquidazione. La manifestazione, supportata da tutte le sigle sindacali confederali e autonome (Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti, Ugl, Anpav e Usb), è servita anche per fare il punto della situazione. Proprio ieri, infatti, doveva iniziare alla Camera dei deputati la discussione del “decreto sostegni”, all'interno del quale dovrebbero essere inseriti e approvati quegli emendamenti che consentirebbero di superare gli ostacoli legislativi e tecnici per il prolungamento della cassa integrazione fino a tutto il 2021. È evidente che si tratta di una soluzione tampone utile a dare un pò di respiro ai lavoratori e altro tempo al Governo per cercare di sbloccare la vertenza, salvando così i posti di lavoro. Insomma, una strategia da tavolo di crisi che richiede però l’apporto continuo e costruttivo da parte della politica (il Governo, il Parlamento, le Regioni) e degli stessi lavoratori con i loro rappresentanti sindacali, che non possono abbassare la guardia in queste ultime settimane, fino alla deadline del 30 giugno. (m.b.)
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