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Olbia

Annegati nello scantinato il pm: condanna a due anni

di Tiziana Simula
Annegati nello scantinato il pm: condanna a due anni

Ad Arzachena la famiglia italo brasiliana era morta durante l’alluvione del 2013 Imputata per omicidio colposo la proprietaria della casa, la sentenza a settembre 

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ARZACHENA. La sentenza attesa per ieri non c’è stata. Il giudice Camilla Tesi ha deciso di prendere ancora tempo – rinvio al 7 settembre – per vagliare in maniera approfondita il fascicolo e la documentazione depositata da accusa e difesa, anche in virtù delle ulteriori memorie difensive consegnate ieri dall’avvocato Egidio Caredda, legale dell’imputata, Nicolina Poggianti, 74 anni, originaria di Biella, accusata di omicidio colposo plurimo. La Procura contesta alla donna di per aver ceduto, a titolo gratuito, il seminterrato della sua casa privo di abitabilità, dove morì annegata durante l’alluvione del 18 novembre 2013 la famiglia italo brasiliana Passoni. Padre, madre e due figli di 21 e 17 anni, furono travolti dalla piena mentre dormivano. La famiglia Passoni non aveva soldi per pagare un affitto ed era stata ospitata provvisoriamente nello scantinato dell’abitazione, nelle campagne di Arzachena, in attesa di ripartire per il Brasile. Ma la furia devastante della piena non lasciò scampo agli ospiti.

Nel corso del processo sono stati sentiti diversi testimoni. La drammatica giornata di morte era stata ripercorsa da due marescialli dei carabinieri che si erano mobilitati insieme alla macchina dei soccorsi recandosi prima nei punti dove il Rio San Giovanni era straripato e, poi, nello scantinato dove abitavano i Passoni. I locali erano stati svuotati con le idrovore e i corpi delle quattro vittime erano stati ritrovati il giorno seguente.

«Il seminterrato all’epoca non poteva avere l’abitabilità, ma oggi, con la legge urbanistica regionale attuale, quel locale, nelle stesse identiche condizioni di allora, sarebbe abitabile», aveva detto nell’udienza scorsa, l’architetto Emiliano Bonapace, consulente della difesa. Ma in una dura e articolata requisitoria, il pm Maria Antonietta Bacciu ha ribadito le accuse nei confronti dell’imputata. Chiedendo per lei una condanna a due anni.

Il difensore della donna ha sollecitato l’assoluzione rimarcando che non si possa configurare il reato di omicidio colposo. Ha inquadrato l’aspetto urbanistico nel contesto imprevedibile e devastante dell’alluvione. Una situazione del tutto eccezionale, con una incerta allerta meteo e una certa mancata attivazione del Coc (centro operativo comunale) che, ha sottolineato l’avvocato Caredda, rende marginale il fatto che lo scantinato avesse o meno l’abitabilità.

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