La Nuova Sardegna

Olbia

«Stato di emergenza sanitaria»

di Stefania Puorro
«Stato di emergenza sanitaria»

Lo hanno dichiarato i sindaci durante la conferenza territoriale: intervenga anche il Governo centrale

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OLBIA. I sindaci della Gallura dichiarano lo stato di emergenza sanitaria. Ora basta, non ci stanno più. «Snobbati ancora una volta dalla Regione e dall’Ats, non siamo più disposti a stare fermi di fronte a tre ospedali al collasso e a una medicina del territorio che fatica a garantire assistenza».

L’aria di rivolta, durante la conferenza socio sanitaria che si è svolta ieri al museo archeologico, si è respirata sin da subito. Nessun intervento urlato, ma alla fine tutti d’accordo a firmare un durissimo documento da inviare al presidente e alla giunta regionale, ai vertici dell’Ats e al Governo centrale. «Sì, perché questa gravissima situazione deve superare i confini regionali». Al prefetto, intanto, verrà chiesto di organizzare al più presto un incontro, «durante il quale vogliamo solo vedere i fatti». E poi: «Basta riunirsi e parlare solo tra di noi - hanno detto i sindaci -. Non serve a nulla e a nessuno. Tutti sappiamo quali sono le emergenze e le criticità che stanno affondando la nostra sanità. Per questo aspettavamo il commissario straordinario di Ats Massimo Temussi e l’assessore regionale Mario Nieddu, ma ancora una volta non si sono fatti vedere. Sono loro a doverci dare le garanzie per far ripartire la nostra sanità. Non solo. Abbiamo tre assessori regionali e sette consiglieri galluresi: che si mobilitino per ottenere misure straordinarie».

I reparti di emergenza. Il presidente della conferenza socio sanitaria Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, ha parlato di «un quadro sanitario devastante» e ricordato i numeri dei reparti di emergenza della Gallura. «44.000 accessi nel pronto soccorso di Olbia nel 2019, oltre 15mila a Tempio e più di 7mila alla Maddalena. Numeri importanti che nessuno considera ma che mettono in evidenza una mole di lavoro incredibile. Però il personale che serve non arriva». Anche la Cgil (ieri al museo c’era la segretaria della Cgil Gallura Luisa De Lorenzo) ha sottolineato la drammatica situazione che vivono i tre pronto soccorso della Gallura. Manca il personale e - per via di medici e infermieri che stanno andando in pensione e che si stanno dimettendo - manca ogni giorno di più. Tutto questo mette a rischio non solo il loro lavoro, ma la sicurezza dei cittadini galluresi. È un gravissimo pericolo sanitario, sociale, economico».

Il nodo degli anestesisti. E’ una delle emergenze più gravi che ha messo in ginocchio il Paolo Merlo della Maddalena e portato il Paolo Dettori di Tempio a interrompere l’attività chiurirgica. Mentre a Olbia, al Giovanni Paolo II, con più urgenze in contemporanea si deve decidere quale paziente operare per primo. Ha parlato solo per un paio di minuti il direttore sanitario Elvira Solinas. Si è rivolta al commissario della Assl di Olbia Franco Logias: «Io devo dire come stanno le cose. E’ stato annunciato che arriveranno in Gallura due anestesisti, ma in realtà uno prenderà il posto dello specialista di Tempio che sta per trasferirsi a Sassari. Quindi la situazione non migliorerà». Poi è stata interrotta e qualche minuto dopo Elvira Solinas ha lasciato la sala.

E mentre è stata ribadita l’intenzione di ricorrere alla magistratura «se non si dovessero vedere interventi immediati», tutti i primi cittadini hanno rimarcato le emergenze più gravi dei rispettivi territori. E se a Telti, dallo scorso febbraio, non c’è più il medico di medicina generale (che ha deciso di aprire l’ambulatorio solo a Olbia), è emerso anche che a Palau ci sono 400 cittadini, tra settantenni e cinquantenni, saranno costretti ad andare all’hub di Olbia per fare la seconda dose del vaccino. «E se parte della mia popolazione non si vaccinerà perché non potrà viaggiare, la responsabilità giuridica sarà dell’Ats», ha chiuso il sindaco Franco Manna.



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