La Nuova Sardegna

Olbia

Il Cipnes rischia un commissario

di Giandomenico Mele
Il Cipnes rischia un commissario

Ex Palmera. L’ente non ha ancora restituito alla famiglia Palau oneri concessori per 203mila euro

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Poche settimane e il Tar potrebbe nominare un commissario ad acta per il Consorzio industriale Cipnes. L’ente, già scosso dalla tempesta giudiziaria sul caso Geovillage, è stato condannato al pagamento di 203mila euro a titolo di restituzione del debito che ha nei confronti della società TrissOlbia della famiglia Palau. Il debito si riferisce agli oneri concessori intascati su un progetto edilizio portato avanti dai Palau, proprietari dell’ex Palmera, e non accolto dal Cipnes stesso. La TrissOlbia, difesa dall’avvocato Giommaria Uggias, aveva diffidato il Consorzio alla restituzione degli oneri concessori versati inizialmente, per una somma di circa 254mila euro, senza ottenere risposta. Da qui il ricorso al Tar per la restituzione dell’intera somma.

La sentenza. Nel 2019 la sentenza del Tar dichiarava il Cipnes tenuto a corrispondere alla TrissOlbia 203mila euro, pari all’80% del debito dovuto sugli oneri concessori versati a suo tempo dalla società dei Palau. La sentenza è passata in giudicato il 22 giugno 2020 ma di quei soldi la TrissOlbia non ha visto un centesimo. Così è stato presentato un nuovo ricorso al Tar, con la richiesta di un commissario ad acta che individui le somme nel bilancio dell’ente e provveda a pagare. Per adempiere, il Tar ha concesso al Cipnes 30 giorni dalla notifica del provvedimento, avvenuta il 7 giugno. Ancora poche settimane, dunque, e il Tar potrebbe nominare un commissario, normalmente scelto tra i funzionari dell’assessorato regionale all’Industria. Si sostituirebbe ai massimi dirigenti del Cipnes per restituire i soldi.

I precedenti. Il caso Geovillage intervenuto nel frattempo potrebbe influenzare la restituzione alla TrissOlbia? Il Cipnes potrebbe fare opposizione per ragioni tecniche, ma sembra una prospettiva poco attuabile. Visto che lo stesso Cipnes non si era opposto alla richiesta di restituzione dei 203mila euro dovuti.

I terreni contesi. Nel maggio 2018 il Tar ha respinto il ricorso della TrissOlbia per l’annullamento dell’acquisizione al patrimonio del Cipnes di un'area di 27.555 metri quadri. Non un compendio qualsiasi, visto che a Su Arrasolu lo stesso Consorzio ha incentivato nuovi investimenti nel campo dei servizi e della nautica da diporto. Terreni che ospitavano la Palmera, la storica fabbrica del tonno che aveva vissuto una crisi profonda, con l’avvio della cassa integrazione e la successiva cessione del marchio. Restava il valore prezioso dell’area. Così nel 2008 la Palmera usciva dal mercato delle conserve ittiche e decideva di intraprendere un percorso di riconversione industriale. Il 21 gennaio 2010 Trissolbia, divenuta proprietaria del compendio dopo l’incorporazione della Palmera trading, stipulava con il Cipnes un “atto convenzionale d’obbligo in luogo di espropriazione”, con il quale si impegnava a realizzare entro quattro anni un insediamento produttivo (commercio o servizi) e ad avviarne l’esercizio. Il Cipnes si impegnava a non dare esecuzione alle previsioni espropriative correlate all’inserimento dell’area nel piano regolatore industriale. Tuttavia, per la crisi economica, il progetto non si è concretizzato. Nel luglio 2014 il Cipnes ha pertanto disposto il “riacquisto” di gran parte del compendio della società ricorrente.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative