In città nove campi rom abusivi
di Serena Lullia
Dopo la chiusura di Sa Corroncedda, ancora da bonificare dopo due anni, integrate solo 40 persone
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OLBIA. A sa Corroncedda il tempo si è fermato a l settembre 2019. Allora il comitato Ambiente Salute Legalità denunciò il disastro ambientale nell’ex campo rom. Muri di rifiuti alti anche due metri. Roulotte abbandonate, montagne di materiale ferrosi che ancora oggi continuano a marcire sotto il sole inquinando il terreno e le falde acquifere. Il gruppo consiliare “Liberi e uniti per Olbia” riaccende i riflettori sulla bomba ecologica dimenticata. Un problema ambientale a cui ne è collegato uno di natura sociale. Le 200 persone di etnia rom costrette ad abbandonare il campo per le condizioni igienico sanitarie, sono state integrate nel tessuto sociale cittadino solo in minima parte. Una quarantina, quattro nuclei familiari, grazie all’aiuto del Comune che garantisce il pagamento dell’affitto, vive in appartamento. Tutte le altre sono sparse per la città in nove campi abusivi, alcuni in zona Hi4, ad alto rischio alluvione.
I campi abusivi. Tiziana Biscu, Davide Bacciu e Marco Piro ne hanno censito nove. Le immagini con il drone hanno permesso di geolocalizzarli e stabilirne l’estensione. «Nel dicembre 2019 il sindaco, a mezzo stampa, dichiarava che non solo l’area sarebbe stata bonificata ma che sarebbe nato un grande parco – ricorda il consigliere Piro –. Come se fosse tutto sistemato. La storia invece è un’altra. Qui vivevano circa 200 persone. Ci siamo chiesti che fine avessero fatto e abbiamo trovato le risposte. A oggi abbiamo rilevato nove campi abusivi, con roulotte e strutture fisse». Il più grande, di 15.500 metri quadri è a Enas, al confine. Qui si è già creato un deposito abusivo di rifiuti. Gli altri campi sono a Santa Mariedda: un’area di 3mila metri quadri in zona Hi4, di elevata pericolosità idraulica. «Un atto criminale far vivere delle famiglie, con bambini piccoli su quel terreno per il quale, già nel 2019, c’era stato un ordine di sgombero. Il Comune ha invece dato la residenza a quelle persone e garantisce la raccolta rifiuti a domicilio». Gli altri campi sono a Sa Istrana, 1500 metri quadri; tre a Colcò, ciascuno di 1000 metri; uno di 1500 metri a Su Lizzu, fronte cimitero; uno a Pedres vicino al canile Europa.
L’interrogazione. Il gruppo Liberi ha presentato una interrogazione consiliare. Chiede all’amministrazione la reale consistenza dei campi abusivi; quante persone l’ hanno dimora o residenza; quante vivono in abitazioni; quali forme di integrazione siano state attuate dopo lo sgombero e la chiusura del campo; quanti bambini provenienti dai nuovi campi frequentino le scuole dell’obbligo; che tipo di attività di controllo ambientale sia in corso per evitare che si possa ripetere il disastro di Sa Corroncedda. «Un disastro ambientale e sociale, con gravi conseguenze anche economiche sulla nostra comunità – aggiunge Biscu –. Paghiamo una vigilanza a peso d’oro per proteggere i rifiuti che sono lì da anni. Per non parlare di tutti quei bambini e ragazzi che vivono in condizioni igienico-sanitarie peggiori di quelle del campo chiuso».
Rewind. Il consigliere Davide Bacciu ripercorre le tappe della storia di Sa Corroncedda. La denuncia del Comitato raccolta dalle opposizioni, l’inchiesta della magistratura e il sequestro. «Nel febbraio 2020 l’amministrazione paga 1800 euro per il sorvolo del drone su Sa Corroncedda – ricorda Bacciu –. A giugno pubblica l’appalto per assegnare a un professionista la redazione del progetto di bonifica. Gara aggiudicata a dicembre ma di cui non si sa nulla». Tra i costi c’è il servizio di guardiania, 24 ore su 24, con coppia di guardie armate di notte. La spesa a oggi, secondo i calcoli di Liberi, è di 450mila euro. «Dopo quasi due anni nulla è cambiato – conclude –. C’erano 20milioni di euro di avanzo di amministrazione di cui, una quota poteva essere usata per la bonifica. Si è scelto invece di spenderli per interventi spot in chiave elettorale, che ripagano più della bonifica».
I campi abusivi. Tiziana Biscu, Davide Bacciu e Marco Piro ne hanno censito nove. Le immagini con il drone hanno permesso di geolocalizzarli e stabilirne l’estensione. «Nel dicembre 2019 il sindaco, a mezzo stampa, dichiarava che non solo l’area sarebbe stata bonificata ma che sarebbe nato un grande parco – ricorda il consigliere Piro –. Come se fosse tutto sistemato. La storia invece è un’altra. Qui vivevano circa 200 persone. Ci siamo chiesti che fine avessero fatto e abbiamo trovato le risposte. A oggi abbiamo rilevato nove campi abusivi, con roulotte e strutture fisse». Il più grande, di 15.500 metri quadri è a Enas, al confine. Qui si è già creato un deposito abusivo di rifiuti. Gli altri campi sono a Santa Mariedda: un’area di 3mila metri quadri in zona Hi4, di elevata pericolosità idraulica. «Un atto criminale far vivere delle famiglie, con bambini piccoli su quel terreno per il quale, già nel 2019, c’era stato un ordine di sgombero. Il Comune ha invece dato la residenza a quelle persone e garantisce la raccolta rifiuti a domicilio». Gli altri campi sono a Sa Istrana, 1500 metri quadri; tre a Colcò, ciascuno di 1000 metri; uno di 1500 metri a Su Lizzu, fronte cimitero; uno a Pedres vicino al canile Europa.
L’interrogazione. Il gruppo Liberi ha presentato una interrogazione consiliare. Chiede all’amministrazione la reale consistenza dei campi abusivi; quante persone l’ hanno dimora o residenza; quante vivono in abitazioni; quali forme di integrazione siano state attuate dopo lo sgombero e la chiusura del campo; quanti bambini provenienti dai nuovi campi frequentino le scuole dell’obbligo; che tipo di attività di controllo ambientale sia in corso per evitare che si possa ripetere il disastro di Sa Corroncedda. «Un disastro ambientale e sociale, con gravi conseguenze anche economiche sulla nostra comunità – aggiunge Biscu –. Paghiamo una vigilanza a peso d’oro per proteggere i rifiuti che sono lì da anni. Per non parlare di tutti quei bambini e ragazzi che vivono in condizioni igienico-sanitarie peggiori di quelle del campo chiuso».
Rewind. Il consigliere Davide Bacciu ripercorre le tappe della storia di Sa Corroncedda. La denuncia del Comitato raccolta dalle opposizioni, l’inchiesta della magistratura e il sequestro. «Nel febbraio 2020 l’amministrazione paga 1800 euro per il sorvolo del drone su Sa Corroncedda – ricorda Bacciu –. A giugno pubblica l’appalto per assegnare a un professionista la redazione del progetto di bonifica. Gara aggiudicata a dicembre ma di cui non si sa nulla». Tra i costi c’è il servizio di guardiania, 24 ore su 24, con coppia di guardie armate di notte. La spesa a oggi, secondo i calcoli di Liberi, è di 450mila euro. «Dopo quasi due anni nulla è cambiato – conclude –. C’erano 20milioni di euro di avanzo di amministrazione di cui, una quota poteva essere usata per la bonifica. Si è scelto invece di spenderli per interventi spot in chiave elettorale, che ripagano più della bonifica».
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