Ex consigliere comunale a giudizio per corruzione
Giorgio Spano è accusato di aver “approvato” le pratiche del Gruppo Bonifaci Processo anche per Giuseppe Costa, Roberto Capobianchi e Marcello Gaspari
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OLBIA. Sei anni dopo l’avvio dell’inchiesta arriva il processo per l’ex consigliere e assessore comunale Giorgio Spano, due esponenti del Gruppo Bonifaci, Giuseppe Costa e Roberto Capobianchi, e per Marcello Gaspari. Tutti e quattro accusati di corruzione. Ieri il gup del tribunale di Tempio, Marco Contu, li ha rinviati a giudizio e compariranno davanti al collegio all’udienza del 27 ottobre. Stralciata, invece, la posizione del quinto indagato, Gabriele Spano, figlio di Giorgio, che dovrà presentarsi davanti a un altro gup, Caterina Interlandi.
I fatti risalgono al periodo 2013-2016. La Procura di tempio contesta a Giorgio Spano, allora presidente della commissione comunale Urbanistica, titolare insieme al figlio Gabriele dello studio tecnico Esedra, di aver ricevuto soldi dai due esponenti del Gruppo Bonifaci (colosso delle costruzioni) in cambio dell’approvazione di pratiche edilizie e di aver proposto e ottenuto dalla commissione urbanistica l’approvazione della variante al Piano di risanamento urbanistico di Pittulongu con la quale venivano concessi aumenti delle superfici delle verande per avvantaggiare Marcello Gaspari (difeso dall’avvocato Giovanni Azzena), in cambio di un compenso a favore del suo studio.
L’ex consigliere comunale ha sempre rigettato ogni accusa: nessuno ha preso soldi in cambio di favori. «Abbiamo depositato le memorie con cui dimostriamo in maniera documentale l’assoluta infondatezza delle contestazioni – dice l’avvocato Nicola Di Benedetto che difende Spano –. Vengono contestati due presunti episodi di corruzione ma si tratta di lavori effettuati e regolarmente fatturati da Giorgio Spano e da suo figlio che svolgono attività professionali di architetto e geometra».
L’inchiesta della Procura di tempio, allora guidata da Domenico Fiordalisi, era parte da lontano, da Roma. Ad innescarla, infatti, era stata nel 2015 l’operazione Vitruvio che aveva portato la magistratura romana a scoprire un giro di tangenti pagate a dipendenti del Comune in cambio del silenzio sugli abusi edilizi. Tra gli indagati anche Domenico Bonifaci al quale, durante una perquisizione negli uffici di una delle sue società, gli investigatori avevano sequestrato una sorta di “libro delle tangenti”. Da lì le indagini si erano spostate su tutte le attività del costruttore romano. Soprattutto quelle in Gallura, piuttosto numerose. (m.b.)
I fatti risalgono al periodo 2013-2016. La Procura di tempio contesta a Giorgio Spano, allora presidente della commissione comunale Urbanistica, titolare insieme al figlio Gabriele dello studio tecnico Esedra, di aver ricevuto soldi dai due esponenti del Gruppo Bonifaci (colosso delle costruzioni) in cambio dell’approvazione di pratiche edilizie e di aver proposto e ottenuto dalla commissione urbanistica l’approvazione della variante al Piano di risanamento urbanistico di Pittulongu con la quale venivano concessi aumenti delle superfici delle verande per avvantaggiare Marcello Gaspari (difeso dall’avvocato Giovanni Azzena), in cambio di un compenso a favore del suo studio.
L’ex consigliere comunale ha sempre rigettato ogni accusa: nessuno ha preso soldi in cambio di favori. «Abbiamo depositato le memorie con cui dimostriamo in maniera documentale l’assoluta infondatezza delle contestazioni – dice l’avvocato Nicola Di Benedetto che difende Spano –. Vengono contestati due presunti episodi di corruzione ma si tratta di lavori effettuati e regolarmente fatturati da Giorgio Spano e da suo figlio che svolgono attività professionali di architetto e geometra».
L’inchiesta della Procura di tempio, allora guidata da Domenico Fiordalisi, era parte da lontano, da Roma. Ad innescarla, infatti, era stata nel 2015 l’operazione Vitruvio che aveva portato la magistratura romana a scoprire un giro di tangenti pagate a dipendenti del Comune in cambio del silenzio sugli abusi edilizi. Tra gli indagati anche Domenico Bonifaci al quale, durante una perquisizione negli uffici di una delle sue società, gli investigatori avevano sequestrato una sorta di “libro delle tangenti”. Da lì le indagini si erano spostate su tutte le attività del costruttore romano. Soprattutto quelle in Gallura, piuttosto numerose. (m.b.)
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