La Nuova Sardegna

Olbia

Cave di granito, un futuro per i rifiuti di lavorazione

di Sebastiano Depperu
Cave di granito, un futuro per i rifiuti di lavorazione

Il 16 luglio a Buddusò la presentazione del progetto di riciclo degli scarti «Si recupera il suolo e si alimenteranno industrie come quella della ceramica»

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BUDDUSÒ . I rifiuti di lavorazione delle cave di granito di Buddusò avranno un futuro. Sarà presentato venerdì 16 luglio, nella sala conferenze della biblioteca comunale del paese, il progetto Life Regs II (Recycling of Granite Scraps II). La giunta regionale, infatti, approvato l’adesione al progetto facente parte del programma Life 2014-2020. Iniziato a novembre 2020, il progetto REGS II si concluderà il 30 aprile 2024. Sito dimostrativo del progetto, dove verrà realizzato un impianto, è la cava Graniti Soro a Buddusò. I materiali che verranno fuori dalla destrutturazione degli scarti di granito andranno ad alimentare diverse industrie, come quella del vetro e della ceramica. Dalla lavorazione degli scarti verranno fuori minerali industriali molti richiesti sia in Italia che a livello internazionale. «Si tratta di economia circolare – spiega la professoressa Carmela Vaccaro (Unife) – gli scarti del granito da rifiuti diventano risorse».

Gli obiettivi sono diversi. Si va dalla riduzione del volume di scarti prodotti dall’attività di cava attraverso azioni pilota idonee a trasformare gli sfridi da rifiuto a prodotto, attuando modelli di circolarità nell’approvvigionamento delle risorse lapidee con conseguente recupero del suolo degradato. «Si ridurrà, inoltre – aggiunge Vaccaro – l’uso del suolo e del trasporto per l’approvvigionamento dei feldspati, materiale di base per l’industria ceramica, attraverso la trasformazione dello sfrido di granito in materie prime seconde con identiche proprietà dei feldspati vergini. C'è, anche, un'ottimizzazione dei processi di riciclo delle risorse attraverso soluzioni innovative e sostenibili, basati sull’utilizzo di energie rinnovabili e senza consumo dell’acqua». Il progetto è in linea con gli obiettivi del Recovery found in quanto si chiede lo sviluppo di economie sostenibili. Il progetto si concentra sul riciclo delle materie di scarto, grazie alla collaborazione con il Cnr, con l’Università degli studi di Ferrara e con soggetti privati. La Regione partecipa alla sperimentazione attraverso il Servizio cave e miniere della Direzione generale dell’Industria. «Mediante la trasformazione degli sfridi da rifiuto a prodotto – spiega ancora Vaccaro – si riducono i cumuli di scarti, si recupera suolo degradato e, in prospettiva, se ne riduce l’usura, migliorando il territorio sotto il profilo paesaggistico e ambientale. Inoltre, anche grazie alla riduzione delle importazioni di feldspati, si riducono le emissioni di CO2. E, dunque, si seguono le linee guida dell'accordo su clima di Parigi».

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