Archeologi al lavoro per riportare alla luce il nuraghe Belveghile
OLBIA. Le erbacce ingiallite sono sparite e dalla nuda terra emergono adesso i resti di antiche costruzioni circolari. Lo scavo riguarda il nuraghe Belveghile, da oltre trent’anni nascosto sotto il...
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OLBIA. Le erbacce ingiallite sono sparite e dalla nuda terra emergono adesso i resti di antiche costruzioni circolari. Lo scavo riguarda il nuraghe Belveghile, da oltre trent’anni nascosto sotto il cemento armato di un cavalcavia della circonvallazione, e tutta l’area attorno. Gli archeologi sono al lavoro già da qualche settimana, dopo lo stanziamento di un milione di euro da parte del Mibact e poi passato per il segretariato della Regione. Soldi messi in campo con l’obiettivo di scavare, valorizzare e rendere visitabile il Belveghile. Nella stessa zona il Cipnes ha anche messo a disposizione un ettaro di terra per la ricerca di altri resti e per l’accessibilità del sito.
«La campagna di scavo, avviata a giugno, proseguirà fino alla metà settembre. Sin da questa prima fase del lavoro, incentrata sulla pulizia dell’area e l'evidenziazione delle strutture a ridosso del nuraghe, si conferma la grande importanza del sito archeologico sia per il periodo di occupazione, dal XVI fino al II secolo avanti Cristo, che per la sua estensione», così una nota del segretariato regionale. I lavori, affidati con gara d’appalto alla Venezia srl, che si sta avvalendo di personale locale per la loro realizzazione, sono sotto la direzione scientifica dell’archeologo Francesco Carrera della Soprintendenza, affiancato sul campo dalla collega Paola Mancini. Sul posto anche gli archeologi Paolo Marcialis, Daniele Chessa e Tonino Sarobba. La responsabilità del procedimento è in capo al segretariato regionale del Ministero, nella persona di Massimo Casagrande. I progettisti sono invece l’archeologo Francesco Carrera e l’architetta Patrizia Tomassetti, mentre il coordinatore della sicurezza è Andrea Fonnesu, ingegnere e architetto. (d.b)
«La campagna di scavo, avviata a giugno, proseguirà fino alla metà settembre. Sin da questa prima fase del lavoro, incentrata sulla pulizia dell’area e l'evidenziazione delle strutture a ridosso del nuraghe, si conferma la grande importanza del sito archeologico sia per il periodo di occupazione, dal XVI fino al II secolo avanti Cristo, che per la sua estensione», così una nota del segretariato regionale. I lavori, affidati con gara d’appalto alla Venezia srl, che si sta avvalendo di personale locale per la loro realizzazione, sono sotto la direzione scientifica dell’archeologo Francesco Carrera della Soprintendenza, affiancato sul campo dalla collega Paola Mancini. Sul posto anche gli archeologi Paolo Marcialis, Daniele Chessa e Tonino Sarobba. La responsabilità del procedimento è in capo al segretariato regionale del Ministero, nella persona di Massimo Casagrande. I progettisti sono invece l’archeologo Francesco Carrera e l’architetta Patrizia Tomassetti, mentre il coordinatore della sicurezza è Andrea Fonnesu, ingegnere e architetto. (d.b)
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