Gomez, un passo indietro: «All’asta non ero presente»
di Tiziana Simula
Colpo di scena al processo per la presunta vendita “pilotata” di villa Ragnedda Depone in aula la grande accusatrice, vedova dell’imprenditore di Arzachena
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ARZACHENA. Era stata la sua denuncia su presunte anomalie nell’aggiudicazione della villa di Baia Sardinia appartenuta all’imprenditore di Arzachena, Sebastiano Ragnedda, a far scattare, nell’aprile 2016, l’inchiesta dell’allora procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi, passata poi per competenza (essendo coinvolti magistrati) alla procura di Roma. Patricia Alejandra Gomez, vedova di Ragnedda e parte civile nel processo sulla turbativa d’asta che si sta celebrando nel tribunale di Roma, è stata sentita ieri dal collegio presieduto dal giudice Sabrina Lorenzo. La Gomez, assistita dall’avvocato Angelo Magliocchetti, ha spiegato che non era presente in aula il giorno in cui avvenne l’aggiudicazione della villa, e di aver presentato l’esposto sulla base di ciò che le era stato riferito dal suo avvocato Marina Pirina. Rispondendo alle domande della difesa, ha detto di essere andata in Procura più di una volta e di aver parlato col procuratore Fiordalisi prima che presentasse l’esposto, e di aver utilizzato con lui e col maresciallo Marcello Gaviano, della polizia giudiziaria, un linguaggio confidenziale, in codice, che avevano concordato perché lei non era italiana.
È stata sentita anche la cancelliera Francesca Debidda – già prosciolta in udienza preliminare – che ha confermato come l’udienza quel giorno fosse molto affollata, ma che tutto si era svolto in maniera regolare.
L’altro fatto rilevante emerso ieri riguarda l’ex gip del tribunale di Tempio Elisabetta Carta, a processo con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. Il collegio del tribunale di Roma ha dichiarato radicalmente inutilizzabili le intercettazioni telefoniche sulle quali si fonda l’accusa, così come sempre sostenuto dal suo difensore, l’avvocato Ivano Iai. Cade, quindi, l’unica prova del pubblico ministero. Il processo è stato aggiornato al 24 novembre. Tra i testi che saranno sentiti, figura l’avvocato Marina Pirina (che si è trasferita all’estero), il cui esame sarà fondamentale per capire cosa era successo durante l’udienza “incriminata”, alla luce anche delle dichiarazioni della Gomez.
A processo davanti al collegio della seconda sezione penale del tribunale di Roma, ci sono il giudice del tribunale di Tempio, Alessandro Di Giacomo, il perito che valutò la villa, Ermanno Giua, accusato anche di falsa perizia, e gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori, tutti coinvolti, secondo le accuse della procura di Roma, nella presunta asta pilotata. Il giudice Di Giacomo, difeso dall’avvocato Gian Domenico Caiazza, deve rispondere anche di falso ideologico e falso. Parte civile, oltre alla Gomez, anche la compagnia di assicurazione Unipol che ha esteso la costituzione di parte civile anche al giudice Alessandro Di Giacomo. Sarà il processo a stabilire se ci sia stata o meno turbativa d’asta nell’aggiudicazione della villa di Baia Sardinia. I difensori dei cinque imputati che hanno scelto il rito ordinario si dicono fiduciosi, anche alla luce dell’assoluzione degli acquirenti dell’immobile, i magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, e del padre di quest’ultima, l’ex presidente del tribunale di Tempio, Francesco Mazzaroppi, giudicati con rito abbreviato, sentenza che ha demolito il castello accusatorio.
Il perito è difeso dagli avvocati Antonello Desini e Fabio Varone, gli avvocati Frau e Amadori sono assistiti rispettivamente dai colleghi Antonello Fadda e Gianfranco Iadecola e Giovanni Azzena e Filippo Di Nacci.
È stata sentita anche la cancelliera Francesca Debidda – già prosciolta in udienza preliminare – che ha confermato come l’udienza quel giorno fosse molto affollata, ma che tutto si era svolto in maniera regolare.
L’altro fatto rilevante emerso ieri riguarda l’ex gip del tribunale di Tempio Elisabetta Carta, a processo con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. Il collegio del tribunale di Roma ha dichiarato radicalmente inutilizzabili le intercettazioni telefoniche sulle quali si fonda l’accusa, così come sempre sostenuto dal suo difensore, l’avvocato Ivano Iai. Cade, quindi, l’unica prova del pubblico ministero. Il processo è stato aggiornato al 24 novembre. Tra i testi che saranno sentiti, figura l’avvocato Marina Pirina (che si è trasferita all’estero), il cui esame sarà fondamentale per capire cosa era successo durante l’udienza “incriminata”, alla luce anche delle dichiarazioni della Gomez.
A processo davanti al collegio della seconda sezione penale del tribunale di Roma, ci sono il giudice del tribunale di Tempio, Alessandro Di Giacomo, il perito che valutò la villa, Ermanno Giua, accusato anche di falsa perizia, e gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori, tutti coinvolti, secondo le accuse della procura di Roma, nella presunta asta pilotata. Il giudice Di Giacomo, difeso dall’avvocato Gian Domenico Caiazza, deve rispondere anche di falso ideologico e falso. Parte civile, oltre alla Gomez, anche la compagnia di assicurazione Unipol che ha esteso la costituzione di parte civile anche al giudice Alessandro Di Giacomo. Sarà il processo a stabilire se ci sia stata o meno turbativa d’asta nell’aggiudicazione della villa di Baia Sardinia. I difensori dei cinque imputati che hanno scelto il rito ordinario si dicono fiduciosi, anche alla luce dell’assoluzione degli acquirenti dell’immobile, i magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, e del padre di quest’ultima, l’ex presidente del tribunale di Tempio, Francesco Mazzaroppi, giudicati con rito abbreviato, sentenza che ha demolito il castello accusatorio.
Il perito è difeso dagli avvocati Antonello Desini e Fabio Varone, gli avvocati Frau e Amadori sono assistiti rispettivamente dai colleghi Antonello Fadda e Gianfranco Iadecola e Giovanni Azzena e Filippo Di Nacci.
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