l’uccisione di zeneb badir
Massacrata di botte nello stazzo è iniziato il processo d’appello
ARZACHENA. Ha preso il via ieri il processo d’appello per l’omicidio di Zeneb Badir, la marocchina 34enne massacrata da due connazionali in uno stazzo a Baia Sardinia, il 23 luglio 2018. In primo...
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ARZACHENA. Ha preso il via ieri il processo d’appello per l’omicidio di Zeneb Badir, la marocchina 34enne massacrata da due connazionali in uno stazzo a Baia Sardinia, il 23 luglio 2018. In primo grado, la corte d’assise di Sassari, il 16 luglio di un anno fa, aveva condannato a 21 anni di carcere ciascuno, per omicidio volontario in concorso, i due imputati: Jalal Hassissou, 41 anni, e Soufyane El Khedar, 37 anni. Una pena identica, perché la corte aveva giudicato entrambi ugualmente responsabili dell’atroce fine della donna, madre di tre figlie, morta dopo ore di agonia dopo essere stata massacrata di botte. Contro la sentenza di condanna avevano presentato ricorso in appello i difensori dei due marocchini, l’avvocato Cristina Cherchi (che assiste Jalal Hassissou) e l’avvocato Agostinangelo Marras (che assiste, invece, Soufyane El Khedar).
Ieri la difesa ha presentato le proprie richieste sulle quali la corte, presieduta da Salvatore Marinaro, scioglierà la riserva il 13 settembre. L’avvocato Cherchi ha chiesto la rinnovazione dell’istruttoria e la nomina di un consulente tecnico che accerti se altre cause possano aver contribuito alla morte della donna, ciò in considerazione del fatto che soffriva di patologie, come emerso dalla perizia della Procura agli atti, che non sono state però analizzate dal consulente. L’avvocato Marras ha chiesto che venga acquisito il verbale di sommarie informazioni di Zouhair Korachi, confidente di Jalal Hassissou, la cui testimonianza era stata ritenuta non rilevante dalla corte d’assise. Mentre si trovava nel carcere di Bancali per espiare una pena, Korachi avrebbe raccolto le confidenze di Hassissou sull’omicidio della donna. Il teste era stato espulso dall’Italia dopo l’espiazione della pena ed era risultato irreperibile durante le udienze. In seguito agli accertamenti era stato rintracciato in Brasile. Sull’acquisizione del verbale si è opposta l’avvocato Cherchi che ha chiesto che il confidente venga sentito in aula nel contradditorio delle parti. Zeneb Badir, era rimasta vittima di una violenza brutale. Presa a calci e pugni per ore, afferrata per i capelli e sbattuta con violenza contro il water e il lavandino del bagno. Carnefici e vittima, erano sotto gli effetti della cocaina. Era morta in ospedale il giorno dopo il pestaggio, dove era arrivata in coma irreversibile. (t.s.)
Ieri la difesa ha presentato le proprie richieste sulle quali la corte, presieduta da Salvatore Marinaro, scioglierà la riserva il 13 settembre. L’avvocato Cherchi ha chiesto la rinnovazione dell’istruttoria e la nomina di un consulente tecnico che accerti se altre cause possano aver contribuito alla morte della donna, ciò in considerazione del fatto che soffriva di patologie, come emerso dalla perizia della Procura agli atti, che non sono state però analizzate dal consulente. L’avvocato Marras ha chiesto che venga acquisito il verbale di sommarie informazioni di Zouhair Korachi, confidente di Jalal Hassissou, la cui testimonianza era stata ritenuta non rilevante dalla corte d’assise. Mentre si trovava nel carcere di Bancali per espiare una pena, Korachi avrebbe raccolto le confidenze di Hassissou sull’omicidio della donna. Il teste era stato espulso dall’Italia dopo l’espiazione della pena ed era risultato irreperibile durante le udienze. In seguito agli accertamenti era stato rintracciato in Brasile. Sull’acquisizione del verbale si è opposta l’avvocato Cherchi che ha chiesto che il confidente venga sentito in aula nel contradditorio delle parti. Zeneb Badir, era rimasta vittima di una violenza brutale. Presa a calci e pugni per ore, afferrata per i capelli e sbattuta con violenza contro il water e il lavandino del bagno. Carnefici e vittima, erano sotto gli effetti della cocaina. Era morta in ospedale il giorno dopo il pestaggio, dove era arrivata in coma irreversibile. (t.s.)
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