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Olbia

Morto folgorato a Villa Donà a Porto Rotondo, la verità del perito

Morto folgorato a Villa Donà a Porto Rotondo, la verità del perito

Il consulente ha accertato la presenza di una pompa sommersa non collegata all’impianto salvavita

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OLBIA. Flavio Pellegrino era rimasto folgorato da una scarica elettrica mentre svolgeva lavori di manutenzione nella villa del conte Luigi Donà dalle Rose, a Porto Rotondo, il 31 agosto scorso. La perizia eseguita dall’ingegner Valerio Zironi, incaricato dal tribunale di fare chiarezza sulle cause della morte del giardiniere 61enne, di Olbia, ha accertato mancanze nel sistema di sicurezza della villa relativamente a una pompa sommersa che non era collegata all’impianto salvavita, come, invece, avrebbe dovuto essere. Una pompa che si trovava all’interno di un tombino, di cui nessuno aveva notizie.

A queste conclusioni è arrivato il perito che ieri è stato sentito dal gip Marco Contu. Le sue conclusioni sono state condivise anche dal consulente nominato dalla parte civile, l’ingegner Gianluca Langiu. Ora il fascicolo ritorna nelle mani del pubblico ministero per i provvedimenti di competenza nei confronti degli indagati. L’incidente sul lavoro era avvenuto all’interno di un vano in muratura, pertinenza della villa, dove si trovano un quadro tecnico e due autoclavi per pompare acqua alla rete idrica del giardino e della piscina. Secondo l’informativa dei carabinieri della stazione di Porto Rotondo, intervenuti sul luogo della tragedia «nel vano giaceva il corpo di Flavio Pellegrino, che, chiamato da Pierluigi Pisu per svolgere alcuni lavori di giardinaggio e manutenzione del verde nella villa, era stato colpito da una scarica elettrica mentre evidentemente si stava occupando dell’attivazione dell’autoclave». Da qui la decisione del pubblico ministero di procedere con una perizia tecnica affidata a un ingegnere elettronico per stabilire le cause della scarica elettrica che aveva folgorato l’operaio.

Per la sua morte risultato indagate per omicidio colposo cinque persone: Pierluigi Pisu, 45enne, residente ad Arzachena, titolare dell’impresa “Il pollice verde” che svolgeva i lavori nella villa, difeso dall’avvocato Agostinangelo Marras; il conte Luigi Donà dalle Rose (81 anni) e il figlio Leonardo, titolare dell’abitazione, assistiti dall’avvocato Gabriele Satta; i responsabili di due ditte, Maximilano Luca Moggi e Fabrizio Manca, 42enni, che avevano eseguito lavori ai collegamenti elettrici e all’elettropompa. Il primo è difeso dagli avvocati Domenica Gala e Giovanna Maria Poggi, il secondo, dall’avvocato Giampietro Cocco. La famiglia della vittima è invece assistita dall’avvocato Antonello Desini. (t.s.)

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