Ritrovate le statue sparite «Furto? No, salvataggio»
di Giuseppe Pulina
Risolto il mistero delle tre figure scomparse a dicembre dalla chiesa del Rosario I carabinieri le hanno rintracciate nel deposito dell’impresa delle luminarie
3 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO . E alla fine tutti hanno tirato un sospiro di sollievo. Le statuine del Rosario, scomparse mesi fa, sono state ritrovate e, a quanto pare, non si è trattato di un furto ma di... una rimozione a fin di bene . Per venire a capo del mistero è stata messa in atto un’operazione tra uffici diversi che hanno agito in sinergia. Parola del vescovo Sebastiano Sanguinetti, del direttore dell’Ufficio diocesano dei Beni culturali, don Francesco Tamponi, ma anche del sindaco Gianni Addis, del procuratore della Repubblica Gregorio Capasso e del maggiore Paolo Montorsi, comandante di quel settore dell’arma dei carabinieri che è il Nucleo per la Tutela del patrimonio culturale di Cagliari. Tutti presenti alla conferenza che ha fatto luce sul ritrovamento delle tre statuette di marmo improvvisamente scomparse, lo scorso dicembre, dal frontone della chiesa del Rosario. Una sparizione notata diverse settimane dopo, perché, come ha detto don Tamponi, è proprio vero che se si vuol nascondere qualcosa il sotterfugio più efficace è quello di renderla apparente.
In effetti, la storia del ritrovamento delle tre statuette del Rosario ha i tratti di un romanzo investigativo che, con un improvviso cambio di registro, finisce rocambolescamente in commedia. Innanzitutto, le modalità della scomparsa e il periodo: un’asportazione fatta con perizia e attenzione nei giorni che precedevano il Natale. E poi il ritardo della scoperta, con la segnalazione scattata solo qualche mese dopo il fatto. Quindi, l’intervento dei carabinieri di Tempio e la regia del procuratore Capasso. Le voci che nel frattempo si diffondevano facevano pensare a un furto ben architettato. Più audace che astuto, perché il valore delle statuette è più storico e simbolico che materiale. Infine, il recente ritrovamento delle sculture, ben adagiate in una scatola di cartone nella sede di un’impresa di Sanluri che si occupa di scenografie luminose. Pare che il titolare della ditta abbia rimosso le tre statue, temendo che, a causa del perno metallico arrugginito che le sosteneva, potessero cadere giù da un momento all’altro. Salito sul tetto della chiesa per agganciare i cavi delle luminarie, avrebbe pensato in buona fede (così è stato detto durante la conferenza per la riconsegna delle statuette al parroco della cattedrale don Giorgio Diana) di mettere in sicurezza i passanti e le stesse sculture. Il fatto è però che la “rimozione” non solo non era stata autorizzata, ma nemmeno comunicata mesi dopo la sua effettuazione. Tutto è bene, comunque, quel che bene finisce. Lo hanno ribadito gli artefici dell’operazione che si è conclusa con un successo, l’ennesimo, per il nucleo dei carabinieri guidato dal maggiore Montorsi. Quale sarà ora il destino delle statue? Ebbene, il loro futuro appare più certo del loro recente passato. «L’idea – ha dichiarato don Tamponi – è di restaurarle e musealizzarle, sostituendole nella facciata della chiesa con tre manufatti realizzati in polvere di marmo». Una delle statuette, quella degli amorini, angeli senza ali che si stringono in un tenero abbraccio, ha un particolare valore identitario, se è vero che richiama il mito fondativo della città gallurese riconducibile all’antica Gemellae. «Anche per questo – ha detto il vescovo Sanguinetti – prendersi cura del patrimonio del passato è un dovere civile e morale».
In effetti, la storia del ritrovamento delle tre statuette del Rosario ha i tratti di un romanzo investigativo che, con un improvviso cambio di registro, finisce rocambolescamente in commedia. Innanzitutto, le modalità della scomparsa e il periodo: un’asportazione fatta con perizia e attenzione nei giorni che precedevano il Natale. E poi il ritardo della scoperta, con la segnalazione scattata solo qualche mese dopo il fatto. Quindi, l’intervento dei carabinieri di Tempio e la regia del procuratore Capasso. Le voci che nel frattempo si diffondevano facevano pensare a un furto ben architettato. Più audace che astuto, perché il valore delle statuette è più storico e simbolico che materiale. Infine, il recente ritrovamento delle sculture, ben adagiate in una scatola di cartone nella sede di un’impresa di Sanluri che si occupa di scenografie luminose. Pare che il titolare della ditta abbia rimosso le tre statue, temendo che, a causa del perno metallico arrugginito che le sosteneva, potessero cadere giù da un momento all’altro. Salito sul tetto della chiesa per agganciare i cavi delle luminarie, avrebbe pensato in buona fede (così è stato detto durante la conferenza per la riconsegna delle statuette al parroco della cattedrale don Giorgio Diana) di mettere in sicurezza i passanti e le stesse sculture. Il fatto è però che la “rimozione” non solo non era stata autorizzata, ma nemmeno comunicata mesi dopo la sua effettuazione. Tutto è bene, comunque, quel che bene finisce. Lo hanno ribadito gli artefici dell’operazione che si è conclusa con un successo, l’ennesimo, per il nucleo dei carabinieri guidato dal maggiore Montorsi. Quale sarà ora il destino delle statue? Ebbene, il loro futuro appare più certo del loro recente passato. «L’idea – ha dichiarato don Tamponi – è di restaurarle e musealizzarle, sostituendole nella facciata della chiesa con tre manufatti realizzati in polvere di marmo». Una delle statuette, quella degli amorini, angeli senza ali che si stringono in un tenero abbraccio, ha un particolare valore identitario, se è vero che richiama il mito fondativo della città gallurese riconducibile all’antica Gemellae. «Anche per questo – ha detto il vescovo Sanguinetti – prendersi cura del patrimonio del passato è un dovere civile e morale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
