La Nuova Sardegna

Olbia

L’Authority batte cassa: Sinergest paghi 2 milioni

di Giandomenico Mele
L’Authority batte cassa: Sinergest paghi 2 milioni

La società del gruppo Onorato non avrebbe versato il canone riferito al 2019 Il Tar si è dichiarato incompetente, il giudizio davanti al tribunale ordinario 

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OLBIA. L’Autorità portuale batte cassa e la Sinergest ricorre al Tar. Dopo l’addio alla gestione dei servizi portuali all’Isola Bianca, dove era stata di fatto monopolista per oltre 30 anni, la società che vede azionista di maggioranza il gruppo Onorato Armatori e con una quota di minoranza il Comune di Olbia, deve all’Authority qualcosa come due milioni e 294 mila euro, a titolo di canone mobile per l’annualità 2019, cioè il prezzo della concessione demaniale marittima per mantenere e gestire il terminal dell’isola Bianca. Questo almeno è quanto sostiene la Port authority, c contestato dalla stessa Sinergest. Il Tribunale amministrativo ha dichiarato la propria incompetenza sulla materia, definendolo inammissibile per difetto di giurisdizione e indicando il termine di tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza per riassumere il giudizio davanti al giudice ordinario.

La guerra dei canoni. La Sinergest, infatti, chiede l’annullamento dell’ordine di pagamento sui canoni mobili pretesi dall’Authority in ragione del 25% dei diritti portuali, sul numero di biglietti acquistati dai passeggeri, introitati dalla Sinergest. La società di Onorato ritiene di aver provveduto integralmente al pagamento del “canone mobile” (riferito al numero di passeggeri), mentre l’Autorità portuale oppone il fatto che manchi il versamento dell’ultima annualità riferita al 2019 (appunto, 2 milioni 294.816 euro), che può essere corrisposta solo l’anno successivo. In particolare, il valore del canone inciderebbe al 25% e sarebbe stato stabilito dall’ultimo accordo del 2006 per la rideterminazione del prezzo della concessione (aumentato dal 5 al 25%).

Le scadenze. L’Autorità portuale, in riferimento alla concessione scaduta il 31 dicembre 2019, l’ultima prima dell’addio della Sinergest, ha richiesto alla società due pagamenti: uno nell’ottobre 2019 per il canone riferito ai “diritti di porto” introitati nel 2018; l’altro nel settembre dell’anno scorso, per il canone riferito ai diritti di porto introitati nel 2019. Con questa seconda richiesta veniva quantificato l’obbligo al versamento del canone mobile di quasi 2 milioni e 300 mila euro, parametrato ai “diritti di porto”. Più gli altri due milioni di euro sui diritti portuali riscossi nel 2018, per il quale l’Authority ha concesso alla Sinergest una rateizzazione. Il parametro delle somme dovute è stato quantificato in relazione ai “diritti introitati” dalla società nel 2018 e 2019 (oltre 17 milioni e mezzo di euro).

Il Comune di Olbia. Una nuova grana per Sinergest, alle prese con la difficile situazione societaria della capogruppo, a causa delle difficoltà della famiglia Onorato per le vicende Moby e Tirrenia-Cin, ma soprattutto per il Comune di Olbia, che detiene una quota societaria in Sinergest vicina al 20% e che in virtù di questa partecipazione esprime il presidente, in questo caso il sindaco Settimo Nizzi. Proprio a Nizzi e all’amministrazione comunale l’opposizione in consiglio comunale (Coalizione civica, Liberi e Uniti e M5S) ha chiesto chiarimenti circa presunti crediti vantati da Sinergest nei confronti della Onorato Armatori. «Se fosse vera la trattativa tra Sinergest e Onorato per un pagamento a saldo e stralcio – hanno spiegato dall’opposizione – temiamo che si sia realizzata una alterazione delle condizioni di mercato in cui alcuni armatori hanno regolarmente pagato le tasse portuali e il gruppo Onorato no, causando un danno alla città». Tra crediti non riscossi e debiti contestati, al Comune di Olbia la quota in Sinergest rischia di costare cara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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