La Nuova Sardegna

Olbia

Gli “stivigni” galluresi raccontati in 300 pagine

di Giuseppe Pulina
Gli “stivigni” galluresi raccontati in 300 pagine

Un repertorio di soprannomi nel libro di Mario Pirrigheddu. Preziosa la collaborazione di tanti studiosi

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TEMPIO. È un po’ come per i calciatori brasiliani di cui si ignorano nome e cognome perché a distinguerli e renderli noti ci pensa il soprannome che qualcuno potrebbe avergli affibbiato sin da quando erano bambini.

In Gallura una funzione simile la svolgono gli “stivigni”, l’equivalente dei soprannomi, di cui in ogni comunità esiste una varietà che si potrebbe definire autoctona. Una sorta di repertorio degli “stivigni gadduresi” è il libro che da pochi giorni hanno messo in circolazione la Pro Loco di Tempio e la rivista “La Beltula”. S’intitola “Sulla strada della memoria”, raccoglie i contributi di diversi esperti di cose galluresi e, trasformato in un elegante prodotto editoriale di 300 pagine ricco di foto storiche (ben 250), è stato curato da Mario Pirrigheddu, che è l’autore di uno dei testi introduttivi che portano la firma anche dell’assessore regionale Andrea Biancareddu, del sindaco Gianni Addis, dell’assessore comunale alla Cultura, Monica Liguori, e di un altro Pirrigheddu, Tonino, presidente della Pro Loco. Come precisa il curatore del volume, si tratta dell’ampliamento di un lavoro risalente a una decina di anni fa.

La novità è il coinvolgimento di altri bacini territoriali. Non più solo “Tèmpiu”, quindi, ma, come si legge nella copertina, anche Aggju, Bultiggiata, Aglièntu, Bassacutena, Lu Puzzu, Lócusantu, Lungoni, Santu Pascali, Télti e La Trinitai.

Disponibile nelle librerie, in molti esercizi commerciali e nelle sedi delle Pro Loco, il libro curato da Mario Pirrigheddu è un omaggio al mondo gallurese e alla fantasiosa attribuzione di nomignoli e soprannomi che identificavano interi ceppi familiari, si tramandavano (ma ancora oggi è così) come una sorta di eredità e che, volenti o nolenti, sono comunque espressione di creatività. L’edizione ampliata degli “Stivigni gadduresi” si è avvalsa della collaborazione di tanti studiosi che, con le loro specifiche conoscenze, hanno fatto crescere il raggio d’azione dello studio, perché il volume può essere una buona lettura tanto per il semplice cultore di cose galluresi quanto per lo specialista.

I diversi capitoli portano la firma di Margherita Achenza, Paolo Aisoni, Giusy Cassotta, Renzo Maciocco, Silvio Manca, Gino Pintus, Tomaso Mannoni, Maria Lucia Pirrigheddu, Mario e Luana Scampuddu. Gli “stivigni” registrati sono diverse centinaia e tutti hanno alle spalle una storia di frequentazioni umane e prassi sociali molto interessante.

Non sono poi rare le coincidenze tra gli antichi stivigni e molti cognomi ancora diffusi. Si pensi a Cascioni, Cuccjari, Muzzigoni, ma anche Aresti, Murrali, Suelzu, Pattitoni. In alcuni casi, divenne un soprannome anche la formula “Nó si po' dì” usata come sostitutivo di stivigni dal significato e dalla pronuncia imbarazzanti.

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