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La Maddalena. La bonifica dell’ex Arsenale finisce in tribunale

La Maddalena. La bonifica dell’ex Arsenale finisce in tribunale

LA MADDALENA. Un milione e 150mila euro. Più gli interessi e la rivalutazione monetaria. È questa la cifra che l’Ati composta dalle imprese Research Consorzio stabile e Thetis costruzioni, chiede al...

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LA MADDALENA. Un milione e 150mila euro. Più gli interessi e la rivalutazione monetaria. È questa la cifra che l’Ati composta dalle imprese Research Consorzio stabile e Thetis costruzioni, chiede al Comune per non aver dato seguito alla progettazione esecutiva delle bonifiche, nell’area dell’ex arsenale, regolarmente ottenuta in appalto nel 2018. Il Comune, attraverso l’Unione Gallura e dopo essere stata delegata dalla Regione, aveva predisposto la gara di appalto e la aveva aggiudicata nel 2018. «Nel gennaio 2019 presentiamo il progetto esecutivo da sottoporre alla Via del ministero dell’Ambiente», spiegano dall’Ati. Nel mese di marzo il Comune lo presenta a Roma. Il ministero, nel mese di novembre dello stesso anno, ritiene che il progetto non debba essere sottoposto a Via, fa salve tutte le prescrizioni contenute in materia ambientale e chiede una integrazione per minimizzare l’interferenza con la prateria di posidonia. «Nel gennaio 2020 presentiamo le integrazioni al Comune che avrebbe avuto dieci giorni per l’approvazione e l’invio al ministero». Dopo due mesi, si legge nell’atto di citazione, l’Ati invia formale nota si sollecito il 27 febbraio 2020. Viene convocato un tavolo sulla riperimetrazione dello specchio di mare ai primi di marzo «in cui non emerge alcune rilevante ai fini della valutazione del progetto». Il 16 marzo il Comune comunica la sospensione temporanea dell’attività causa emergenza Covid «rinnovata a maggio quando le misure anti-contagio sono state allentate». Poi il silenzio «Né il Comune né il commissario straordinario hanno dato alcuna indicazione né assunto alcuna iniziativa nei confronti dell’Ati appaltatrice e l’esecuzione del contratto è rimasta ingiustificatamente sospesa. Non lasciando all’Ati altra possibilità che chiedere la risoluzione del contratto con il pagamento dei molti danni subiti i ragione dei comportamenti inadempienti del Comune».

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