Gli scarti di granito diventano risorsa
di Sebastiano Depperu
Buddusò, uno sportello nella piazza del Comune informerà sul progetto di riciclo
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BUDDUSÒ. È stato presentato, a Buddusò, il progetto Life Regs II (Recycling of Granite Scraps II). Grazie a esso i blocchi di granito non idonei a essere commercializzati come rocce ornamentali, accumulati in decenni di attività ai margini delle cave, avranno un futuro come componenti degli impasti ceramici (e altro). Da settembre, nella piazza del municipio sarà collocato uno sportello per fornire informazioni sul progetto a residenti e turisti. Chiunque potrà conoscere tutti gli aspetti del progetto e dell'innovativo impianto che non crea polveri. La frantumazione, è stato spiegato, è preceduta da sbalzo termico con impianto a microonde per cui si ha il distacco dei granuli che produce sabbia e non polvere. Un metodo innovativo rispetto ai vecchi sistemi di frantumazione delle rocce che la rendevano pericolosa per la salute dei lavoratori e di chi vive vicino a cave o miniere. Il progetto è stato avviato a novembre 2020 e si concluderà il 30 aprile 2024. Sito dimostrativo è la cava Graniti Soro a Buddusò, dove ci si concentra sulla valorizzazione delle materie di scarto grazie alla collaborazione con Cnr, Università di Ferrara e privati. La Regione partecipa Regione attraverso il Servizio cave e miniere. «Ci teniamo – spiega Carmela Vaccaro, dell'Università di Ferrara – a informare il più possibile dei vantaggi del progetto, con un'edicola nella piazza del comune intendiamo diffondere le idee per difesa dell'ambiente, dei lavoratori e dell'economia. La Sardegna è ricca di geositi interessati da attività di cava e mineraria, contesti importanti per promuovere il turismo se opportunamente riqualificati e l’estrazione di minerali utili dalle aree di accumulo degli scarti può fornire le risorse necessarie». Si parla anche di bassa produzione di polveri dannose per la salute. «Consumismo risorse estratte dalle cave – aggiunge la docente – ma se esse possono essere ottenute dagli scarti si possono preservare le risorse per le generazioni future. Il progetto consente di recuperare il suolo oggi occupato dagli scarti di cava e restituirlo alle sue funzioni ecologiche e paesaggistiche, creando indotto per l’approvvigionamento dei feldspati che l'Italia ora importa da Turchia e Cina. La trasformazione dello sfrido di granito in altre materie con identiche proprietà dei feldspati sarà realizzata senza consumo di acqua. Le attività potranno essere replicate in altre aree consentendo benessere alla cittadinanza e lavoro di alta specializzazione».
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