Imprigionati in casa dal guard rail
di Tiziana Simula
Un gruppo di famiglie in rivolta dopo che l’Anas ha chiuso l’unica strada di accesso alle abitazioni
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OLBIA. Prigionieri in casa. Bloccati dal guard rail che ha chiuso l’unica strada di accesso alle loro abitazioni, nelle campagne che si affacciano sulla 131 Dcn, a una quindicina di chilometri dalla città (all’incirca all’altezza del bivio per Trudda). È una situazione assurda quella che da giovedì scorso vivono tre famiglie di Olbia, undici persone in tutto, tra le quali due bambine piccole, una di sette mesi e l’altra di due anni e mezzo: non possono più percorrere la strada che dalla quattro corsie li conduceva nelle loro abitazioni. Tre giorni fa, dopo 25 anni, improvvisamente, tra la strada sterrata e la 131 Dcn, l’Anas che ha recentemente ultimato i lavori sulla viabilità mettendo in sicurezza l’incrocio a raso, ha piazzato il guard rail. Chiudendo però l’unico accesso percorribile dalle famiglie.
«Quando l’Anas ci espropriò le aree per costruire la strada, 25 anni fa, ci garantì che avrebbe realizzato delle bretelle di collegamento col ponte vicino. Cosa che non ha mai fatto in tutti questi anni – protestano Alessandra Spolittu e Rita Pasotto che per anni hanno abitato in quelle case dove ora vivono i loro figli con le rispettive famiglie e le due bambine – Pensare che questa strada un tempo aveva anche un nome, si chiamava via Della Cava. C’era anche la fermata dello scuolabus. Ora hanno cancellato tutto». Anche le famiglie che lì ci vivono, verrebbe da dire. Visto che nessuno si è ricordato, prima di sbarrargli la strada, di creare una viabilità alternativa. Da un giorno all’altro, sono rimasti intrappolati e hanno protestato, hanno allertato l’Anas che ha subito fatto un sopralluogo. Ma c’è di più: due di loro, si sono beccati anche una multa da 120 euro con relativa denuncia per “aver aperto un varco abusivo alla propria dimora” perché, presi dall’esasperazione, hanno tolto i bulloni e smontato un pezzo di guard rail. «Lo abbiamo fatto simbolicamente per far sentire la nostra protesta – spiegano –. Siamo disperati, non possiamo muoverci: se qualcuno di noi sta male come fa l’ambulanza a raggiungerci? Se scoppia un incendio, chi ci soccorre? Dove passano i mezzi? Volevamo far capire il nostro disagio, in tutta risposta sono arrivate quattro pattuglie della polizia e ci hanno multato e denunciato».
La situazione è incredibile. Spostarsi equivale a compiere una peripezia. Le loro macchine sono inchiodate a casa. Chi ha necessità di uscire deve farsi venire a prendere sulla 131 Dcn. È costretto a raggiungere la strada a piedi. Lì, sul bordo della carreggiata, si ferma l’auto dove i genitori salgono con i bambini in braccio, passeggini e quant’altro al seguito. Tutto questo, mentre le macchine sulla quattro corsie sfrecciano a tutta velocità a un pelo di distanza da loro, col rischio di essere investiti. Sicurezza pari a zero.
«La strada alternativa che ci ha indicato l’Anas è stata definita dalla stessa persona che ha fatto il sopralluogo, inagibile – dicono ancora – È una stradina stretta e sterrata, piena di buche e rovi che attraversa le campagne, partendo da Vena Fiorita: una quindicina di chilometri impercorribili con una utilitaria. È necessario il fuoristrada. Per poter andare a lavorare, qualcuno di noi ha dovuto pagare una persona col fuoristrada, ma dopo un paio di viaggi l’automobilista si è rifiutato di proseguire perché rischiava di distruggersi la macchina. Le nostre hanno subito grossi danni. C’è chi non sta neanche andando a lavorare perché non sa come fare per raggiungere il posto di lavoro. Chiediamo che si ponga fine a questa situazione insostenibile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Quando l’Anas ci espropriò le aree per costruire la strada, 25 anni fa, ci garantì che avrebbe realizzato delle bretelle di collegamento col ponte vicino. Cosa che non ha mai fatto in tutti questi anni – protestano Alessandra Spolittu e Rita Pasotto che per anni hanno abitato in quelle case dove ora vivono i loro figli con le rispettive famiglie e le due bambine – Pensare che questa strada un tempo aveva anche un nome, si chiamava via Della Cava. C’era anche la fermata dello scuolabus. Ora hanno cancellato tutto». Anche le famiglie che lì ci vivono, verrebbe da dire. Visto che nessuno si è ricordato, prima di sbarrargli la strada, di creare una viabilità alternativa. Da un giorno all’altro, sono rimasti intrappolati e hanno protestato, hanno allertato l’Anas che ha subito fatto un sopralluogo. Ma c’è di più: due di loro, si sono beccati anche una multa da 120 euro con relativa denuncia per “aver aperto un varco abusivo alla propria dimora” perché, presi dall’esasperazione, hanno tolto i bulloni e smontato un pezzo di guard rail. «Lo abbiamo fatto simbolicamente per far sentire la nostra protesta – spiegano –. Siamo disperati, non possiamo muoverci: se qualcuno di noi sta male come fa l’ambulanza a raggiungerci? Se scoppia un incendio, chi ci soccorre? Dove passano i mezzi? Volevamo far capire il nostro disagio, in tutta risposta sono arrivate quattro pattuglie della polizia e ci hanno multato e denunciato».
La situazione è incredibile. Spostarsi equivale a compiere una peripezia. Le loro macchine sono inchiodate a casa. Chi ha necessità di uscire deve farsi venire a prendere sulla 131 Dcn. È costretto a raggiungere la strada a piedi. Lì, sul bordo della carreggiata, si ferma l’auto dove i genitori salgono con i bambini in braccio, passeggini e quant’altro al seguito. Tutto questo, mentre le macchine sulla quattro corsie sfrecciano a tutta velocità a un pelo di distanza da loro, col rischio di essere investiti. Sicurezza pari a zero.
«La strada alternativa che ci ha indicato l’Anas è stata definita dalla stessa persona che ha fatto il sopralluogo, inagibile – dicono ancora – È una stradina stretta e sterrata, piena di buche e rovi che attraversa le campagne, partendo da Vena Fiorita: una quindicina di chilometri impercorribili con una utilitaria. È necessario il fuoristrada. Per poter andare a lavorare, qualcuno di noi ha dovuto pagare una persona col fuoristrada, ma dopo un paio di viaggi l’automobilista si è rifiutato di proseguire perché rischiava di distruggersi la macchina. Le nostre hanno subito grossi danni. C’è chi non sta neanche andando a lavorare perché non sa come fare per raggiungere il posto di lavoro. Chiediamo che si ponga fine a questa situazione insostenibile».
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