Olbia, incuria e degrado regnano al Geovillage
È sempre incerto il futuro del complesso immobiliare nella zona industriale . Il presidente del Cipnes: «Impianti alle società sportive? Decidono i curatori»
OLBIA. Istantanee di degrado. In balìa delle vicissitudini giudiziarie e degli adempimenti di legge legati alla procedura fallimentare, il futuro del Geovillage è ancora fermo al palo. Dissequestrato dalla Procura e restituito alla curatela fallimentare affinché si potesse procedere con un contratto di affitto temporaneo e poi con la cessione definitiva dei beni, consentendo così la ripresa di tutte le attività, il complesso di zona industriale è ancora senza un gestore e la riapertura sembra essere ancora molto lontana.
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I segni dell’incuria. Dopo che il tribunale ha rigettato l’unica offerta presentata per un affitto transitorio di 18 mesi, non c’è ancora nessun bando per la vendita dell’immobile, mentre l’ex impero dei Docche, chiuso da dicembre e rientrato nella disponibilità del fallimento all’inizio di giugno, rischia inevitabilmente di andare alla deriva. Basta qualche immagine per capire come l’incuria stia aggredendo gli spazi verdi e le strutture. Una selva secca e arida sta prendendo il posto di piante e aiuole un tempo verdi e curate quotidianamente, rovi, foglie e sporcizia si stanno accumulando ovunque, le erbacce spuntano fuori con prepotenza dalla pavimentazione, l’acqua della piscina dell’albergo è sempre più bassa e sporca. Il complesso è in preda agli effetti deleteri dell’abbandono, di cui porta già evidenti i segni. Nessuno si occupa dello stato degli immobili e degli impianti. La curatela fallimentare, dal canto suo, ha recentemente precisato che il Geovillage è presidiato da un servizio di guardiania e vigilanza che ne preserva e garantisce la custodia in attesa che il dialogo in corso con gli enti competenti e gli adempimenti di legge relativi alla procedura fallimentare consentano, attraverso la procedura competitiva, «di affidare la gestione a un’impresa del settore seria e affidabile e restituirlo alla città». Ma il tempo sta passando, finora senza svolte decisive.
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Inchiesta sull’annuncio. Intanto mentre la Procura di Tempio ha aperto un’inchiesta per risalire all’autore o agli autori dell’annuncio di vendita del Geovillage pubblicato poco più di un mese fa sul portale “Subito.it”, il collasso del compendio è diventato un caso politico di cui si è discusso recentemente in consiglio comunale. Con la maggioranza che chiede al Consorzio industriale, di cui il Comune è ente consorziato, «di provvedere con sollecitudine a dare corso al procedimento di riacquisizione del complesso sportivo-ricettivo». Tra Cipnes e curatela fallimentare è in atto un serrato confronto in merito alla procedura promossa dal Cipnes per la riacquizione del compendio (ai sensi dell’articolo 63 legge numero 448/1998). Impossibile saperne di più.
Il Cipnes. Il presidente Gianni Sarti si limita a qualche breve battuta. «In merito a quanto dichiarato dalla maggioranza comunale, posso solo dire che è in corso una procedura e uno scambio di corrispondenza tra noi e la curatela fallimentare. Io, per rispetto, preferisco non pronunciarmi. Dico solo di essere lusingato, a nome del Consorzio, che la maggioranza del comune di Olbia creda che il Cipnes sia in grado di risollevare le sorti del compendio. In merito, poi, alla questione relativa all’uso delle strutture sportive, noi abbiamo dato il nostro parere positivo a che vengano concesse alle società sportive, ma il nostro è solo un parere, in quanto il bene è nelle mani della curatela, e solo la curatela può dare o meno la possibilità dell'utilizzo nelle forme che riterrà più opportune. Dal canto nostro possiamo certamente assicurare che verrà erogato il servizio idrico e fognario».
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