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Olbia

Cinque tartarughe marine messe in salvo nel 2021

di Dario Budroni
Cinque tartarughe marine messe in salvo nel 2021

La Maddalena. Specie sempre più a rischio: aumenta il numero dei recuperi  Il Parco: animali feriti dalle barche, avvolti nelle lenze o con plastica nello stomaco

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LA MADDALENA. Le trovano ferite, avvolte dalla lenze, con la plastica nello stomaco. Le recuperano e poi le affidano alle cure degli specialisti. Emergenza che è quasi diventata routine.

Le tartarughe marine Caretta caretta sono tra le specie che più di tutte soffrono la presenza impattante dell’uomo. E ne sanno qualcosa nel Parco dell’arcipelago della Maddalena, dove nei primi otto mesi del 2021 sono stati recuperati cinque animali vivi - l’ultimo solo pochi giorni fa - ai quali si aggiungono altri cinque senza vita.

Numeri in crescita rispetto al passato e che la dicono lunga sul fenomeno che vede l’uomo quasi sempre come unico colpevole.

I recuperi. Le cause principali sono ormai sempre le stesse: impatto con le imbarcazioni, catture accidentali con palamiti o reti da pesca, ingestione di plastiche e microplastiche. «Nel 2021 abbiamo recuperato cinque animali vivi, tutti trasportati nel centro di recupero dell’Asinara, dove un esemplare è stato anche già liberato – spiega Antonella Gaio, la biologa del parco maddalenino che segue le attività di recupero -. Una tartaruga aveva una pinna tagliata e il carapace distrutto, probabilmente a causa dell’impatto con una imbarcazione. Un’altra invece era avvolta in un palamito con un amo conficcato nell’arto anteriore, mentre le altre tre erano costipate per aver ingerito della plastica».

Numeri in crescita. Quest’anno il Parco della Maddalena, che opera anche al di là dei suoi confini, ha riscontrato, rispetto al passato, un aumento dei recuperi e delle segnalazioni.

«Probabilmente l’aumento del numero delle tartarughe è dovuto al riscaldamento delle acque che spinge gli animali nelle zone nord del Mediterraneo» spiega la biologa Antonella Gaio.

«Quest’estate, inoltre, per mare ci sono molte più imbarcazioni. Un fattore che, di conseguenza, aumenta i rischi di impatto» aggiunge Luca Bittau, naturalista e presidente di SeaMe Sardinia, la onlus convenzionata con il Parco che si occupa dei sopralluoghi, del soccorso e del recupero degli animali.

Sensibilizzazione. I fruitori del mare sono generalmente sensibili alla materia. Sono loro stessi, in seguito agli avvistamenti, a contattare i soccorritori.

Ma non proprio tutti sono poi così pronti a rispettare le regole. «Bisogna innanzitutto rispettare i limiti di velocità. Poi, quando si vede un animale in difficoltà, si deve contattare la capitaneria o la forestale ai numeri 1530 e 1515 – ricorda Antonella Gaio -. Sono comunque diverse le attività che portiamo avanti ogni anno con l’obiettivo di sensibilizzare il maggior numero di persone».

Chiamare gli esperti. Sulla stessa linea il biologo Luca Bittau. «Purtroppo in pochissimi rispettano i limiti di velocità – spiega -. Comunque, ricordiamo a coloro che avvistano un animale in difficoltà di chiamare la capitaneria o la forestale e di attendere il personale esperto prima di ogni intervento. È bene anche fornire video o descrizioni dell’animale. Spesso, infatti – chiarisce il biologo –, le tartarughe sembrano morte o stordite, ma in realtà stanno semplicemente riposando».

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