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Olbia

Sanità a Tempio, una lunga storia e tante carenze

di Giuseppe Pulina
Sanità a Tempio, una lunga storia e tante carenze

Dai primi medici dell’800 alle sedi di vecchi ospedali. Dati storici e curiosità nell’Almanacco gallurese

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TEMPIO. La sanità a Tempio non è mai stata una questione facile. A dimostrarlo è uno degli articoli più interessanti pubblicati sull’ultimo numero dell’Almanacco gallurese di Giovanni Gelsomino. L’articolo porta la firma di una storica collaboratrice dell’Almanacco, Marilena Selis, e il titolo fa riferimento ai tanti “duttòri” che introdussero in città i progressi della scienza medica. Ad apostrofare i professionisti ottocenteschi della medicina con il titolo di “su duttòri” erano, come precisa proprio la Selis, le famiglie di estrazione popolare, più inclini a parlare in gallurese e sempre attente negli usi linguistici a riconoscere l’autorevolezza di chi si era costruito una carriera attraverso gli studi. L’articolo, ricco di dati storici e curiosità, è incentrato soprattutto su quella di genia di primi medici tempiesi, alcuni dei quali considerati alla stregua di filantropi, di cui si conserva ancora la memoria.

Non meno interessante è il racconto storico dei vecchi ospedali cittadini, sorti in un periodo difficile e tra tante diffidenze e non poche ostilità. Una storia che potrebbe contenere qualche utile istruzione per il presente. Innanzitutto, si apprende che il livello dell’assistenza sanitaria, verso la metà dell’Ottocento, era a dir poco discutibile. Lo storico Vittorio Angius ricorda nei suoi scritti come ad occuparsi più o meno di medicina in città fossero allora quattro medici, due chirurghi e alcuni flebotomi, sorta di assistenti che dovevano il loro nome alla pratica della flebotomia o salasso.

Secondo il duro giudizio di Angius, era una fortuna tenersi alla larga dalla loro imperizia. Decisamente carente doveva essere (e a confermarlo può essere l’intera storia della medicina in Italia) l’assistenza medica per le donne. La prima ostetrica degna di questo nome giunse a Tempio solo nel 1870. Si trattava, precisa Marilena Selis, di “una certa Angela Billi, di cui poche si fidarono tuttavia, continuando a metter al mondo i figli arrangiandosi per conto proprio con l’aiuto di parenti o di vicine di casa”. C’è una data fondamentale per la sanità tempiese: il 1874, l’anno del “non expedit” di Pio IX, ma anche dell’acquisizione da parte del demanio dei locali dell’ex convento dei Frati Minori Osservanti con l’obiettivo di farne il primo ospedale della città. Venne versata la somma di 7.106 lire e ciò non bastò per disporre subito della struttura, che, prima di diventare un ospedale, venne impiegata come mattatoio.

In realtà, il primo ospedale cittadino venne inaugurato solo nel 1894 nell’edificio di via Monti Masa, ricordato dai tempiesi come sede della pretura. Gli spazi erano insufficienti e presto si pensò all’acquisto di un immobile più capiente. Si doveva trovare un posto letto ai militari ammalati di stanza a Tempio, e così si avviò una raccolta fondi in cui spiccò la generosità del sindaco del tempo, l’avvocato Luigi Stazza (2.500 lire), del deputato Giacomo Pala, dell’arcivescovo Emilio parodi e del vescovo Antonio Maria Contini che versarono a testa 500 lire. Solo nel 1925 il caseggiato dell’ex convento francescano veniva dato in consegna all’ospedale civile. Quella che seguirà sarà la storia altrettanto tormentata della sanità dei nostri giorni, dall’apertura del “Paolo Dettori” alle battaglie quotidiane per la sua sopravvivenza.

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