La Nuova Sardegna

Olbia

Rischio idrogeologico dai pm il dossier sui fiumi

di Tiziana Simula
Rischio idrogeologico dai pm il dossier sui fiumi

Conclusi gli accertamenti del Noe sui canali che esondarono nell’alluvione 2013 Al vaglio degli inquirenti l’iter del Piano Mancini e la messa in sicurezza della città

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OLBIA. È alle battute finali l’inchiesta sul Piano Mancini aperta dal procuratore Gregorio Capasso all’indomani della bocciatura del progetto da parte della Regione. Le indagini si sono svolte a 360 gradi. Al vaglio degli inquirenti il lungo iter del piano bocciato a un passo dalla gara d’appalto, per verificare la correttezza delle procedure adottate, attività delegata alla guardia di finanza a di Sassari. Sotto esame anche l’operato svolto dall’amministrazione comunale nel post alluvione per mettere in sicurezza la città visto che nessun progetto è stato ancora realizzato a quasi otto anni dal ciclone Cleopatra.

L’attività investigativa si è praticamente conclusa e tutto il materiale ora è al vaglio della Procura. Accanto al dossier delle Fiamme gialle che hanno passato al setaccio l’aspetto relativo alle procedure, è stato depositato negli uffici anche quello dei carabinieri del Noe di Sassari a cui è stata delegata l’attività relativa agli accertamenti tecnici sui fiumi che esondarono durante l’alluvione del 2013 – il Rio Siligheddu e il Rio Gadduresu – trascinando con la loro furia un pesante carico di morte, con sei vittime. Fiumi che ancora oggi fanno trascorrere notti insonni agli olbiesi che abitano nelle zone che furono alluvionate. Gli specialisti del Noe hanno controllato palmo a palmo i tratti dei due corsi d’acqua che attraversano la città per verificare se ci sono ancora opere incongrue da abbattere, se ci sono ostruzioni, canali tombati, qual è lo stato delle manutenzioni delle sponde e dei fondali, se sono stati installati i sistemi di telerilevamento per monitorare la situazione in caso di forti piogge. Tutto ciò per analizzare le criticità dal punto di vista idrogeologico e verificare che cosa è stato fatto per mettere in sicurezza la città.

Gli accertamenti avrebbero evidenziato diverse irregolarità ora sotto la lente dei pm che stanno valutando eventuali profili di responsabilità penale. Ma il risultato dell’attività investigativa, al momento, è top secret.

Il fascicolo era stato aperto dal procuratore Capasso – particolarmente attento alle tematiche ambientali e di dissesto idrogeologico – in seguito alla denuncia presentata dagli ex assessori e commissari per il rischio idrogeologico Paolo Maninchedda ed Edoardo Balzarini.

L’attuale giunta regionale ha affondato il Piano Mancini, finanziato con oltre 150 milioni di euro, nella seduta del 31 dicembre dopo aver recepito la bocciatura dello Svi, il Servizio valutazioni impatti ambientali dell’assessorato all’Ambiente. Mettendo così definitivamente la parola fine al piano antialluvione progettato dalla giunta comunale guidata dall’allora sindaco Gianni Giovannelli all’indomani del ciclone Cleopatra, progetto da sempre contrastato dal sindaco Settimo Nizzi.

La giunta regionale ha fatto suo il parere negativo del Servizio valutazioni impatti ambientali dell’assessorato regionale all’Ambiente che ha posto tutta una serie di questioni sulla fattibilità degli interventi. Il progetto era stato invece realizzato e condiviso dall’assessorato regionale ai Lavori pubblici.

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