in tribunale
Olbia, cargo in secca tra i filari di cozze: causa civile per il risarcimento
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Il cargo Grimaldi il 4 luglio 2020 si era arenato su una secca al porto CoccianiLa nave Grimaldi è accusata dai mitilicoltori di aver travolto gli impianti a mare di Cala Saccaia
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OLBIA. Sarà una causa civile davanti al tribunale di Tempio a stabilire l’eventuale diritto al risarcimento dei danni subiti dai mitilicoltori a causa di una nave mercantile che l’estate scorsa aveva travolto i filari delle cozze davanti al porto industriale Cocciani. Fallito il tentativo di conciliazione, quattro aziende del Consorzio mitilicoltori di Olbia hanno depositato l’atto di citazione in tribunale nei confronti della compagnia di navigazione Grimaldi. Sulla vicenda, inoltre, procede l’inchiesta avviata dalla Procura di Tempio subito dopo l’incidente in mare.
Le quattro aziende danneggiate sono tutte cooperative: “Il faro” di Ivan Giua e “Shardana mitili” di Cristian Giua (assistite dall’avvocato Michele Ponsano), “Dego mitili” della famiglia Degortes e “Sa.Ma” di Salvatore Farina (assistite dall’avvocato Mario Delitala, affiancato dagli avvocati Alberto Serino e Rodolfo Pinto, di Napoli, specializzati in controversie marittime). Le coop Dego mitili e Sa.Ma hanno già quantificato i danni subiti in almeno 500mila euro, mentre “Shardana” e “Il faro” attendono l’esito di una perizia. Per tutti si tratta di quintali di cozze già pronte per la vendita e andate a fondo con i corpi morti e le semenze per la produzione successiva.
L’incidente risale al 4 luglio 2020: l’Eurocargo Valencia della Grimaldi si era arenato in una secca mentre entrava nel porto industriale Cocciani. Lì la nave merci era rimasta inchiodata per tutto il giorno, fino al soccorso prestato da due rimorchiatori della Moby, a sua volta chiamata poi in causa dalla Grimaldi con l’accusa di essere la responsabile dei danni provocati agli allevamenti di cozze durante le operazioni di disincaglio.
Da subito le quattro cooperative che in quel tratto di mare hanno le concessioni per gli impianti di mitilicoltura e ostricoltura avevano denunciato il disastro mirando a un’intesa stragiudiziale con le compagnie Grimaldi e Moby, così da poter ripristinare gli impianti e riprendere l’attività, ancora oggi bloccata in quei siti. Per arrivare a un pacifico accordo tra le parti non sono bastati però mesi di trattative tra i legali dei mitilicoltori e quelli delle due compagnie con i rispettivi periti in campo, né i diversi sopralluoghi negli impianti danneggiati. Naufragata la possibilità di un’intesa, ai mitilicoltori non è rimasta altra strada che la causa civile in tribunale.(m.b.)
Le quattro aziende danneggiate sono tutte cooperative: “Il faro” di Ivan Giua e “Shardana mitili” di Cristian Giua (assistite dall’avvocato Michele Ponsano), “Dego mitili” della famiglia Degortes e “Sa.Ma” di Salvatore Farina (assistite dall’avvocato Mario Delitala, affiancato dagli avvocati Alberto Serino e Rodolfo Pinto, di Napoli, specializzati in controversie marittime). Le coop Dego mitili e Sa.Ma hanno già quantificato i danni subiti in almeno 500mila euro, mentre “Shardana” e “Il faro” attendono l’esito di una perizia. Per tutti si tratta di quintali di cozze già pronte per la vendita e andate a fondo con i corpi morti e le semenze per la produzione successiva.
L’incidente risale al 4 luglio 2020: l’Eurocargo Valencia della Grimaldi si era arenato in una secca mentre entrava nel porto industriale Cocciani. Lì la nave merci era rimasta inchiodata per tutto il giorno, fino al soccorso prestato da due rimorchiatori della Moby, a sua volta chiamata poi in causa dalla Grimaldi con l’accusa di essere la responsabile dei danni provocati agli allevamenti di cozze durante le operazioni di disincaglio.
Da subito le quattro cooperative che in quel tratto di mare hanno le concessioni per gli impianti di mitilicoltura e ostricoltura avevano denunciato il disastro mirando a un’intesa stragiudiziale con le compagnie Grimaldi e Moby, così da poter ripristinare gli impianti e riprendere l’attività, ancora oggi bloccata in quei siti. Per arrivare a un pacifico accordo tra le parti non sono bastati però mesi di trattative tra i legali dei mitilicoltori e quelli delle due compagnie con i rispettivi periti in campo, né i diversi sopralluoghi negli impianti danneggiati. Naufragata la possibilità di un’intesa, ai mitilicoltori non è rimasta altra strada che la causa civile in tribunale.(m.b.)
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