Il regno degli hippy è un’oasi di illegalità tra degrado e abusi
A Santa Teresa sotto accusa la Valle della luna senza regole Giagoni (Lega) e Mundula (Fdi) chiedono azioni alla Regione
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SANTA TERESA. A Cala Grande l’unica regola è non seguire le regole. L’eden selvaggio di Capo Testa, che negli anni ’60 fu ribattezzato dalla comunità hippy che vi mise radici Valle della Luna, incarna il pieno spirito dei figli dei fiori: rifiuto del sistema e delle istituzioni. E di fatto in questo angolo di paradiso di proprietà privata, le leggi non vengono fatte rispettare. Il fenomeno di costume, nel tempo, è diventato degrado, abbandono di rifiuti, danneggiamento di alberi e rocce, campeggio abusivo, coltivazione e spaccio di droga, vendita abusiva di conchiglie, accensione di fuochi.
La situazione, inizialmente tollerata come fenomeno sociale, è degenerata nel tempo creando forte imbarazzo nelle istituzioni locali e rabbia tra i residenti. L’area è sito di interesse comunitario e area marina protetta. Nella stagione quasi in archivio le segnalazioni hanno travolto i social e i cellulari degli amministratori al punto da spingere i consiglieri regionali, Dario Giagoni della Lega e Nico Mundula di Fratelli d'Italia, a chiedere l’intervento della Regione.
L’interrogazione. I due esponenti chiedono al presidente Christian Solinas, agli assessori all’Ambiente e agli Enti locali se siano a conoscenza di quanto accade a Cala Grande; quali azioni intendano mettere in campo per disincentivare il campeggio abusivo e ripristinare le condizioni igienico-sanitarie e di legalità. Ma fanno anche due proposte. Espropriare l’area di circa 500 metri ai privati previo progetto di pubblica utilità e affidarla all’Agenzia regionale Forestas per poi cederla a terzi per la salvaguardia, il mantenimento e la valorizzazione.
Troppa illegalità. «Un’area da preservare e tutelare – scrivono Giagoni e Mundula nell'interrogazione –. Questo però non avviene come dovrebbe, anche perché nonostante gli sforzi le istituzioni locali non hanno strumenti per contrastare il fenomeno. Sono sempre più frequenti, infatti, le segnalazioni di abitanti del posto e/o turisti che dopo averla visitata rimangono basiti dalla situazione che vi ritrovano. I campeggiatori abusivi, ormai da decenni abituali dell’area, sono soliti praticare tagli nella vegetazione e accendere talvolta fuochi che costituiscono un problema per la sicurezza e la libera fruizione del luogo, alcuni vivono nei vari anfratti delle rocce arrivando a modificarne pesantemente la morfologia altri, addirittura, parrebbero essere arrivati alla realizzazione di vere e proprie opere edilizie abusive con annesse recinzioni e divieti di passaggio che inevitabilmente modificano i sentieri naturali che da anni vi si ritrovano. A tutto questo si aggiungono le attività illecite, quali vendita abusiva di conchiglie recuperate nelle spiagge limitrofe e spaccio di sostanze stupefacenti».
Vecchio problema. Il problema è noto da tempo e seguito con attenzione dall’associazione Capo Testa republic. «Fin dal nostro insediamento abbiamo segnalato la questione, indicata come prioritaria. E a abbiamo avuto ampie rassicurazioni dall’amministrazione comunale per la risoluzione del problema». (se.lu.)
La situazione, inizialmente tollerata come fenomeno sociale, è degenerata nel tempo creando forte imbarazzo nelle istituzioni locali e rabbia tra i residenti. L’area è sito di interesse comunitario e area marina protetta. Nella stagione quasi in archivio le segnalazioni hanno travolto i social e i cellulari degli amministratori al punto da spingere i consiglieri regionali, Dario Giagoni della Lega e Nico Mundula di Fratelli d'Italia, a chiedere l’intervento della Regione.
L’interrogazione. I due esponenti chiedono al presidente Christian Solinas, agli assessori all’Ambiente e agli Enti locali se siano a conoscenza di quanto accade a Cala Grande; quali azioni intendano mettere in campo per disincentivare il campeggio abusivo e ripristinare le condizioni igienico-sanitarie e di legalità. Ma fanno anche due proposte. Espropriare l’area di circa 500 metri ai privati previo progetto di pubblica utilità e affidarla all’Agenzia regionale Forestas per poi cederla a terzi per la salvaguardia, il mantenimento e la valorizzazione.
Troppa illegalità. «Un’area da preservare e tutelare – scrivono Giagoni e Mundula nell'interrogazione –. Questo però non avviene come dovrebbe, anche perché nonostante gli sforzi le istituzioni locali non hanno strumenti per contrastare il fenomeno. Sono sempre più frequenti, infatti, le segnalazioni di abitanti del posto e/o turisti che dopo averla visitata rimangono basiti dalla situazione che vi ritrovano. I campeggiatori abusivi, ormai da decenni abituali dell’area, sono soliti praticare tagli nella vegetazione e accendere talvolta fuochi che costituiscono un problema per la sicurezza e la libera fruizione del luogo, alcuni vivono nei vari anfratti delle rocce arrivando a modificarne pesantemente la morfologia altri, addirittura, parrebbero essere arrivati alla realizzazione di vere e proprie opere edilizie abusive con annesse recinzioni e divieti di passaggio che inevitabilmente modificano i sentieri naturali che da anni vi si ritrovano. A tutto questo si aggiungono le attività illecite, quali vendita abusiva di conchiglie recuperate nelle spiagge limitrofe e spaccio di sostanze stupefacenti».
Vecchio problema. Il problema è noto da tempo e seguito con attenzione dall’associazione Capo Testa republic. «Fin dal nostro insediamento abbiamo segnalato la questione, indicata come prioritaria. E a abbiamo avuto ampie rassicurazioni dall’amministrazione comunale per la risoluzione del problema». (se.lu.)
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