Cozze, via al marchio collettivo
di Giandomenico Mele
La produzione compie 101 anni. Il Consorzio: nel 2021 è diminuito il prodotto ma c’è più novellame
3 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. L’oro nero di Olbia ormai è centenario. Sono 101 le primavere quest’anno e si punta a raggiungere nuovi obiettivi. Le cozze al centro del villaggio, con il 2021 che dovrebbe segnare l’anno giusto per il via libera al marchio collettivo per le cozze, arselle e ostriche di Olbia. «La procedura, interrotta a causa della pandemia, sarà completata nei prossimi mesi – spiega Raffaele Bigi, presidente del Consorzio molluschicoltori –. Abbiamo preferito aspettare per dare la possibilità alle aziende di completare la certificazione. Ora il marchio sarà registrato alla Camera di commercio, con l’acquisizione della certificazione di filiera. A quel punto la cozza di Olbia, quella nata e coltivata interamente nel nostro golfo, diventerà finalmente un marchio collettivo».
La festa. Correva il dicembre del 1920 quando fu autorizzata la prima concessione per l’allevamento delle cozze ad Olbia. Sabato notte nell’azienda Quattro B della famiglia Bigi si è festeggiato “101-Mytilus, a spasso con la tradizione gastronomica”. Panini col polpo, cozze al sugo e zuppetta di cozze alla marinara. Poi tanta musica, per solidarietà: il contributo per la cena va all’associazione “Casa Silvia”, che si occupa di dare sostegno ai malati oncologici e i loro familiari. Una festa che ha anche celebrato un prodotto che è diventato sinonimo della città. Una parte importante dell’economia del mare che è da qualche anno protagonista di Mytilus, la mostra che racconta questi 101 anni, con le prime imbarcazioni che usarono i mitilicoltori, gli strumenti di lavoro e gigantografie con immagini d’epoca. Raffaele Bigi, presidente del Consorzio molluschicoltori di Olbia, ha voluto festeggiare l’anniversario nello stabilimento di piazzetta Bigi, a Cala Saccaia. Davanti allo scenario naturale del faro dell’isola Bocca e di Tavolara, lambito dalle acque del golfo di Olbia, si è trasformato un luogo di lavoro e fatica in “qasba dei sapori", con materie prime della tradizione gastronomica e la musica dei Fronte del Porto & Friends.
Marchio collettivo. Il nuovo corso del Consorzio molluschicoltori segue uno sviluppo a suo modo fisiologico. Olbia e il suo “oro nero” devono vivere una simbiosi identitaria ed economica, seguendo una tradizione che affonda le sue radici in più di un secolo fa. La pandemia ha solo rallentato questo processo. «Quest’anno la quantità è stata inferiore rispetto all’anno passato, un 20% in meno, ma abbiamo molto novellame che garantirà una produzione maggiore l’anno prossimo – conferma Bigi –. In compenso il mercato risponde molto bene, abbiamo richieste da tutta Italia e il marchio collettivo, controllato e garantito ora darà ancora più valore al nostro prodotto, con una denominazione che risponderà solo a determinate caratteristiche».
Prodotti e qualità. Il passo successivo sarà quello della richiesta del marchio Igp, che implica passaggi diversi e più complessi, sia a livello governativo che europeo. Per il momento il disciplinare dei molluschi del golfo di Olbia sarebbe molto simile al modello di quello utilizzato per il Grana padano. Al momento sono sei i prodotti del golfo olbiese: cozze, arselle, ostriche, cannolicchi, bocconi e tartufi. La produzione di ostriche, rilanciata di recente, sta andando bene e sta riscontrando anche i favori del mercato. Tra i progetti del Consorzio, che riunisce 18 cooperative e che nel 2019 si è dotato di logo e sito Internet, c’è anche la commercializzazione dei lupini, specie di vongola già presente nel golfo ma mai presa realmente in considerazione se non nella cucina popolare.
La storia di Mytilus. Era stato Mirtò, il Festival internazionale del mirto, nell’edizione 2019, a battezzare il format che Mytilus porterà avanti in futuro. Il teatro Michelucci aveva ospitato “Mytilus - 100 anni di storia, tradizioni e strumenti della maricoltura di Olbia” in collaborazione con il Consorzio molluschicoltori. Da una parte la preparazione e degustazione guidata dei prodotti; dall’altra una esposizione etnografica che ripercorreva attraverso foto e attrezzature da lavoro, i quasi 100 anni di storia delle cozze a Olbia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La festa. Correva il dicembre del 1920 quando fu autorizzata la prima concessione per l’allevamento delle cozze ad Olbia. Sabato notte nell’azienda Quattro B della famiglia Bigi si è festeggiato “101-Mytilus, a spasso con la tradizione gastronomica”. Panini col polpo, cozze al sugo e zuppetta di cozze alla marinara. Poi tanta musica, per solidarietà: il contributo per la cena va all’associazione “Casa Silvia”, che si occupa di dare sostegno ai malati oncologici e i loro familiari. Una festa che ha anche celebrato un prodotto che è diventato sinonimo della città. Una parte importante dell’economia del mare che è da qualche anno protagonista di Mytilus, la mostra che racconta questi 101 anni, con le prime imbarcazioni che usarono i mitilicoltori, gli strumenti di lavoro e gigantografie con immagini d’epoca. Raffaele Bigi, presidente del Consorzio molluschicoltori di Olbia, ha voluto festeggiare l’anniversario nello stabilimento di piazzetta Bigi, a Cala Saccaia. Davanti allo scenario naturale del faro dell’isola Bocca e di Tavolara, lambito dalle acque del golfo di Olbia, si è trasformato un luogo di lavoro e fatica in “qasba dei sapori", con materie prime della tradizione gastronomica e la musica dei Fronte del Porto & Friends.
Marchio collettivo. Il nuovo corso del Consorzio molluschicoltori segue uno sviluppo a suo modo fisiologico. Olbia e il suo “oro nero” devono vivere una simbiosi identitaria ed economica, seguendo una tradizione che affonda le sue radici in più di un secolo fa. La pandemia ha solo rallentato questo processo. «Quest’anno la quantità è stata inferiore rispetto all’anno passato, un 20% in meno, ma abbiamo molto novellame che garantirà una produzione maggiore l’anno prossimo – conferma Bigi –. In compenso il mercato risponde molto bene, abbiamo richieste da tutta Italia e il marchio collettivo, controllato e garantito ora darà ancora più valore al nostro prodotto, con una denominazione che risponderà solo a determinate caratteristiche».
Prodotti e qualità. Il passo successivo sarà quello della richiesta del marchio Igp, che implica passaggi diversi e più complessi, sia a livello governativo che europeo. Per il momento il disciplinare dei molluschi del golfo di Olbia sarebbe molto simile al modello di quello utilizzato per il Grana padano. Al momento sono sei i prodotti del golfo olbiese: cozze, arselle, ostriche, cannolicchi, bocconi e tartufi. La produzione di ostriche, rilanciata di recente, sta andando bene e sta riscontrando anche i favori del mercato. Tra i progetti del Consorzio, che riunisce 18 cooperative e che nel 2019 si è dotato di logo e sito Internet, c’è anche la commercializzazione dei lupini, specie di vongola già presente nel golfo ma mai presa realmente in considerazione se non nella cucina popolare.
La storia di Mytilus. Era stato Mirtò, il Festival internazionale del mirto, nell’edizione 2019, a battezzare il format che Mytilus porterà avanti in futuro. Il teatro Michelucci aveva ospitato “Mytilus - 100 anni di storia, tradizioni e strumenti della maricoltura di Olbia” in collaborazione con il Consorzio molluschicoltori. Da una parte la preparazione e degustazione guidata dei prodotti; dall’altra una esposizione etnografica che ripercorreva attraverso foto e attrezzature da lavoro, i quasi 100 anni di storia delle cozze a Olbia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
