Impianti sportivi all’Olbia Calcio
di Marco Bittau
Pronta la bozza di contratto e anche la fideiussione. L’ultima parola spetta ai curatori fallimentari
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OLBIA. Spunta un barlume di luce fuori dal tunnel: sarà l’Olbia Calcio a gestire gli impianti sportivi del Geovillage. La bozza di contratto è pronta e anche la fideiussione di 200mila euro da versare, l’ultima parola spetta adesso ai curatori del fallimento della Sviluppo Olbia spa, la società di Gavino Docche, patron del complesso turistico sportivo sprofondato in un mare di debiti e di inchieste giudiziarie. L’ipotesi di lavoro si chiama “Contratto di godimento a titolo precario e oneroso di impianti sportivi e beni accessori”. La durata prevista al momento è poco più di un anno, sino al mese di novembre del 2022. Soluzione naturalmente provvisoria, perché l’obiettivo finale della curatela fallimentare resta la cessione definitiva del Geovillage.
Dopo settimane di serrate trattative a cavallo di Ferragosto con la mediazione del Comune, l’operazione adesso sta per concludersi sul tavolo dei curatori fallimentari. In gioco c’è l’intero pacchetto degli impianti sportivi del Geovillage, attualmente chiusi, inutilizzati e condannati all’inevitabile degrado. I campi di calcio prima di tutto, poi il palazzetto dello sport, i campi da tennis e la piscina. Un patrimonio enorme che, prima del fallimento della società di gestione, era al servizio di un migliaio di persone. Poi il nulla: impianti chiusi e società sportive costrette a emigrare altrove.
Dal Comune – mediatore in questa fase, e non potrebbe essere niente di più dal momento che la legge non consente un intervento diretto – nulla trapela e nessun commento da parte dell’assessore Marco Balata, presente agli incontri con le società sportive e con i curatori fallimentari. Le notizie però filtrano comunque. E certo, ad esempio, che il presidente dell’Olbia Calcio, Alessandro Marino, da tempo aveva presentato richiesta per l’affidamento in gestione dei campi di calcio, ma è altrettanto certo che i curatori fallimentari dal principio sono sembrati più orientati a evitare uno “spezzatino” degli impianti sportivi, sollecitando la soluzione di un unico gestore che poi provvederebbe a una sorta di sub affidamento degli impianti ad altre società (pallavolo, nuoto, tennis). Il risultato di questa mediazione è la stesura da parte dell’Olbia Calcio di una bozza di contratto che, oltre i campi di calcio, include la possibilità di utilizzare anche gli altri compendi (nuoto, palazzetto e tennis) avendo però come unica controparte la società del presidente Marino.
In particolare, lo schema studiato sarebbe il seguente: l’Olbia Calcio prenderebbe in godimento oneroso i quattro compendi (calcio, nuoto, palazzetto e tennis). Di questi impianti, solo i campi di calcio sono immediatamente operativi. Sempre l’Olbia Calcio potrebbe accordarsi con altri soggetti terzi per rendere operativi gli altri tre compendi cedendo il godimento a terzi e affidando la manutenzione. Sempre naturalmente comunicando ogni operazione ai curatori fallimentari e versando una fideiussione intorno ai 50mila euro per compendio. In tutto, una garanzia complessiva fino a un massimo di 200mila euro. È evidente, infatti, che qualche comparto (a parte il calcio, naturalmente) potrebbe anche restare inattivo nel caso non si dovesse riuscire a coinvolgere una società sportiva interessata alla gestione. La bozza di contratto prevede anche che, nonostante l’Olbia Calcio sub-affidi questi compendi ad altre società sportive, al momento dell' attivazione la responsabilità della manutenzione sarà in capo alla stessa Olbia nei confronti del fallimento. Nessuna responsabilità, invece, per gli altri soggetti terzi coinvolti nell’operazione.
Sempre da indiscrezioni, risulta che l’Olbia Calcio abbia già contattato diverse società sportive per “attivare” anche i comparti della pallavolo, del nuoto e del tennis. Insomma, la partita è apertissima e tutto si potrebbe risolvere nel giro di qualche giorno. Anche perché il tempo stringe: la ripresa dell’attività agonistica è alle porte e le società devono riprendere la preparazione in condizioni ottimali. Solo l’Olbia Calcio conta ben 600 ragazzi-atleti che attualmente non sanno dove allenarsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo settimane di serrate trattative a cavallo di Ferragosto con la mediazione del Comune, l’operazione adesso sta per concludersi sul tavolo dei curatori fallimentari. In gioco c’è l’intero pacchetto degli impianti sportivi del Geovillage, attualmente chiusi, inutilizzati e condannati all’inevitabile degrado. I campi di calcio prima di tutto, poi il palazzetto dello sport, i campi da tennis e la piscina. Un patrimonio enorme che, prima del fallimento della società di gestione, era al servizio di un migliaio di persone. Poi il nulla: impianti chiusi e società sportive costrette a emigrare altrove.
Dal Comune – mediatore in questa fase, e non potrebbe essere niente di più dal momento che la legge non consente un intervento diretto – nulla trapela e nessun commento da parte dell’assessore Marco Balata, presente agli incontri con le società sportive e con i curatori fallimentari. Le notizie però filtrano comunque. E certo, ad esempio, che il presidente dell’Olbia Calcio, Alessandro Marino, da tempo aveva presentato richiesta per l’affidamento in gestione dei campi di calcio, ma è altrettanto certo che i curatori fallimentari dal principio sono sembrati più orientati a evitare uno “spezzatino” degli impianti sportivi, sollecitando la soluzione di un unico gestore che poi provvederebbe a una sorta di sub affidamento degli impianti ad altre società (pallavolo, nuoto, tennis). Il risultato di questa mediazione è la stesura da parte dell’Olbia Calcio di una bozza di contratto che, oltre i campi di calcio, include la possibilità di utilizzare anche gli altri compendi (nuoto, palazzetto e tennis) avendo però come unica controparte la società del presidente Marino.
In particolare, lo schema studiato sarebbe il seguente: l’Olbia Calcio prenderebbe in godimento oneroso i quattro compendi (calcio, nuoto, palazzetto e tennis). Di questi impianti, solo i campi di calcio sono immediatamente operativi. Sempre l’Olbia Calcio potrebbe accordarsi con altri soggetti terzi per rendere operativi gli altri tre compendi cedendo il godimento a terzi e affidando la manutenzione. Sempre naturalmente comunicando ogni operazione ai curatori fallimentari e versando una fideiussione intorno ai 50mila euro per compendio. In tutto, una garanzia complessiva fino a un massimo di 200mila euro. È evidente, infatti, che qualche comparto (a parte il calcio, naturalmente) potrebbe anche restare inattivo nel caso non si dovesse riuscire a coinvolgere una società sportiva interessata alla gestione. La bozza di contratto prevede anche che, nonostante l’Olbia Calcio sub-affidi questi compendi ad altre società sportive, al momento dell' attivazione la responsabilità della manutenzione sarà in capo alla stessa Olbia nei confronti del fallimento. Nessuna responsabilità, invece, per gli altri soggetti terzi coinvolti nell’operazione.
Sempre da indiscrezioni, risulta che l’Olbia Calcio abbia già contattato diverse società sportive per “attivare” anche i comparti della pallavolo, del nuoto e del tennis. Insomma, la partita è apertissima e tutto si potrebbe risolvere nel giro di qualche giorno. Anche perché il tempo stringe: la ripresa dell’attività agonistica è alle porte e le società devono riprendere la preparazione in condizioni ottimali. Solo l’Olbia Calcio conta ben 600 ragazzi-atleti che attualmente non sanno dove allenarsi.
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