Docche, Sardara e Di Maio si riprendono le loro ville
Il Tribunale del riesame ha annullato il sequestro disposto dal gip lo scorso luglio I legali: «Non dimostrato un utilizzo degli immobili diverso da quello turistico»
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OLBIA. Fabio Docche, Davide Di Maio e il presidente della Dinamo Sassari Stefano Sardara possono riprendersi le ville che gli erano state sequestrate lo scorso mese di luglio all’interno del complesso del Geovillage di Olbia. L’ennesimo colpo di scena, una nuova puntata nelle vicende del prestigioso mega complesso residenziale e sportivo tirato su a suo tempo ai margini della zona industriale dall’imprenditore Gavino Docche e attualmente nelle mani dei curatori fallimentari dopo il crac del 2016. A restituire le tre ville ai proprietari è stato il Tribunale della libertà di Sassari. I giudici hanno annullato il sequestro preventivo disposto dal Gip del tribunale di Tempio l’8 luglio scorso su richiesta della Procura che indaga per presunta lottizzazione abusiva e irregolarità edilizie.
L’ordinanza di dissequestro di tre ville del cosiddetto Green residence è datata 3 settembre. Il collegio della Sezione penale, composto dal presidente Giovanni Paolo Piana e dai giudici Valentina Nuvoli e Sergio De Luca, ha accolto il ricorso presentato dai difensori dei proprietari: gli avvocati Bruno Cuccu e Giancomita Ragnedda per Docche e Di Maio e l’avvocato Maria Claudia Pinna per Sardara. Nel Green residence resta sigillato solo uno dei cinque immobili sequestrati. Un primo dissequestro era stato già ottenuto già a luglio.
«L’ordinanza emessa, in accoglimento delle istanze difensive – spiegano i legali – ripercorre le risultanze dell’impugnazione di un precedente identico decreto di sequestro emesso dallo stesso Gip del Tribunale di Tempio Pausania nel novembre 2020. Anche in quell’occasione il Tribunale del riesame di Sassari aveva disposto il dissequestro degli stessi immobili annullando il decreto del Gip. L’ultima ordinanza del Tribunale della libertà si sofferma particolarmente sulla carenza probatoria dell’impianto accusatorio. Nella fattispecie, il pm non ha dimostrato l’utilizzo diverso degli immobili rispetto a quello turistico così da poter giustificare il sequestro medesimo».
Il sequestro delle cinque ville del Green residence era scattato lo scorso 8 luglio. Lo avevano eseguito gli uomini del corpo forestale su richiesta del procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, e ordine del gip del tribunale, Marco Contu. Un sequestro fotocopia rispetto a quello già effettuato nel novembre precedente e successivamente annullato dal Tribunale del riesame. Il reato ipotizzato è quello di lottizzazione abusiva. Secondo l’accusa, sarebbe stata modificata la destinazione d’uso degli immobili, trasformando case alloggio vacanza, destinate all’utilizzo turistico, in residenze nella disponibilità esclusiva dei proprietari.
L’inchiesta della Procura di Tempio era iniziata nel 2019 in seguito a un accertamento edilizio eseguito dal corpo forestale all’interno di un’abitazione realizzata in totale difformità rispetto al titolo edilizio, ed estesa poi agli altri immobili, in località Stazzo Canu. Secondo le contestazioni della Procura, gli appartamenti nati e autorizzati per essere affittati a turisti, sarebbero stati invece trasformati in residenze esclusive. Nove gli indagati: i gestori del Green residence, Gavino Docche e il figlio Fabio con la società Fg Capital, gli acquirenti delle case e le imprese che hanno eseguito i lavori. (a.se.)
L’ordinanza di dissequestro di tre ville del cosiddetto Green residence è datata 3 settembre. Il collegio della Sezione penale, composto dal presidente Giovanni Paolo Piana e dai giudici Valentina Nuvoli e Sergio De Luca, ha accolto il ricorso presentato dai difensori dei proprietari: gli avvocati Bruno Cuccu e Giancomita Ragnedda per Docche e Di Maio e l’avvocato Maria Claudia Pinna per Sardara. Nel Green residence resta sigillato solo uno dei cinque immobili sequestrati. Un primo dissequestro era stato già ottenuto già a luglio.
«L’ordinanza emessa, in accoglimento delle istanze difensive – spiegano i legali – ripercorre le risultanze dell’impugnazione di un precedente identico decreto di sequestro emesso dallo stesso Gip del Tribunale di Tempio Pausania nel novembre 2020. Anche in quell’occasione il Tribunale del riesame di Sassari aveva disposto il dissequestro degli stessi immobili annullando il decreto del Gip. L’ultima ordinanza del Tribunale della libertà si sofferma particolarmente sulla carenza probatoria dell’impianto accusatorio. Nella fattispecie, il pm non ha dimostrato l’utilizzo diverso degli immobili rispetto a quello turistico così da poter giustificare il sequestro medesimo».
Il sequestro delle cinque ville del Green residence era scattato lo scorso 8 luglio. Lo avevano eseguito gli uomini del corpo forestale su richiesta del procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, e ordine del gip del tribunale, Marco Contu. Un sequestro fotocopia rispetto a quello già effettuato nel novembre precedente e successivamente annullato dal Tribunale del riesame. Il reato ipotizzato è quello di lottizzazione abusiva. Secondo l’accusa, sarebbe stata modificata la destinazione d’uso degli immobili, trasformando case alloggio vacanza, destinate all’utilizzo turistico, in residenze nella disponibilità esclusiva dei proprietari.
L’inchiesta della Procura di Tempio era iniziata nel 2019 in seguito a un accertamento edilizio eseguito dal corpo forestale all’interno di un’abitazione realizzata in totale difformità rispetto al titolo edilizio, ed estesa poi agli altri immobili, in località Stazzo Canu. Secondo le contestazioni della Procura, gli appartamenti nati e autorizzati per essere affittati a turisti, sarebbero stati invece trasformati in residenze esclusive. Nove gli indagati: i gestori del Green residence, Gavino Docche e il figlio Fabio con la società Fg Capital, gli acquirenti delle case e le imprese che hanno eseguito i lavori. (a.se.)
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