Protesta a Liscia di Vacca: «Raccolgo i rifiuti degli incivili»
ARZACHENA. «Passano gli anni e la situazione della spazzatura, a Liscia di Vacca, continua a non migliorare. Abito qui da 20 anni e adesso non posso più stare fermo. Così, di fronte ai tanti,...
1 MINUTI DI LETTURA
ARZACHENA. «Passano gli anni e la situazione della spazzatura, a Liscia di Vacca, continua a non migliorare. Abito qui da 20 anni e adesso non posso più stare fermo. Così, di fronte ai tanti, soprattutto turisti, che buttano senza sosta l’immondizia per la strada, ho deciso di dare un segnale forte». A parlare è Umberto Morelli, soprannominato dagli abitanti del borgo antico di Liscia di Vacca come "Lu Genovesu". Appena ha visto, per l’ennesima volta, cumuli di rifiuti vicino alla chiesa Madonna di Bonaria (“mentre la raccolta porta a porta funziona benissimo”, dice) ha detto basta.
«Mi sono infilato i guanti, ho preso il rastrello e vari sacchi e ho raccolto una quantità industriale di mascherine, una batteria di un'auto, bottiglie di vetro una quantità enorme di plastica e lattine, carta e cartone. Ho differenziato tutto e aspettato la ditta addetta al ritiro».
C’è di più. «Un paio di esercizi pubblici, a differenza di tutti quelli presenti nel borgo che hanno un loro sito dove depositare i rifiuti, non hanno un’area dove metterli e così li buttano sul marciapiede comunale, dove la gente deve fare la gimcana per passare, con odori nauseabondi di pesce. La situazione non è più sostenibile - chiude l’autore della protesta - e mi auguro che il mio gesto possa servire a qualcosa».
«Mi sono infilato i guanti, ho preso il rastrello e vari sacchi e ho raccolto una quantità industriale di mascherine, una batteria di un'auto, bottiglie di vetro una quantità enorme di plastica e lattine, carta e cartone. Ho differenziato tutto e aspettato la ditta addetta al ritiro».
C’è di più. «Un paio di esercizi pubblici, a differenza di tutti quelli presenti nel borgo che hanno un loro sito dove depositare i rifiuti, non hanno un’area dove metterli e così li buttano sul marciapiede comunale, dove la gente deve fare la gimcana per passare, con odori nauseabondi di pesce. La situazione non è più sostenibile - chiude l’autore della protesta - e mi auguro che il mio gesto possa servire a qualcosa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
