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La Maddalena, le opposizioni: «Sanità a pezzi, basta silenzio»

La Maddalena, le opposizioni: «Sanità a pezzi, basta silenzio»

Le minoranze all'attacco: «Regione latitante e Comune assente, la comunità non merita questo»

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LA MADDALENA. Il reparto di Medicina sigillato da due mesi. Le visite dei pazienti oncologici garantite solo fino a Palau. Il Pronto soccorso sopravvissuto all’assalto estivo grazie ai medici militari. La sintesi della sanità isolana è da lacrime. Ma nel consiglio comunale della prossima settimana, la discussione sul tema richiesta dalle opposizioni unite non compare. I consiglieri Anna Lisa Gulino, Alberto Mureddu, Manila Salvati e Rosanna Giudice vanno all’attacco. Non temono di scagliarsi contro la Regione e contro l’assessore alla Sanità Mario Nieddu, esponente della Lega che in campagna elettorale aveva sostenuto Gulino. «La battaglia per la sanità non può essere serva dei colori politici», è il pensiero che accomuna le minoranze.

«Questa Regione non prova nessuna pietà per i pazienti maddalenini, solo indifferenza – attacca Alberto Mureddu –. Siamo cittadini di terza categoria. Chi non ha i mezzi per andare negli altri ospedali deve rinunciare al diritto alla salute. Solo pochi mesi fa, esponenti regionali hanno promesso medici e personale per il Paolo Merlo, che nessuno ha mai visto. Restiamo l’unico territorio della Assl 2 a non avere l’assistenza oncologica. Basterebbe la volontà dei vertici regionali per estendere il servizio alla Maddalena che allevierebbe i disagi e la sofferenza di chi già soffre a causa della malattia. Non c’è nessun rispetto per questa comunità».

La capogruppo Annalisa Gulino ricorda la chiusura “temporanea” di Medicina e l’annuncio di fine luglio, mai onorato, di una imminente riapertura. E aggiunge. «Al Pronto soccorso ci sono solo tre medici in servizio, supportati per garantire la turnazione, da medici di Olbia. Nulla si sa del medico atteso a luglio dal Piemonte. Il laboratorio di analisi, che per anni ha garantito le prestazioni ordinarie e il supporto al Pronto soccorso per le urgenze, da mesi opera con un solo medico con infermiera, supportati da un tecnico di laboratorio che arriva da Olbia quando possibile. Le analisi dei campioni vengono fatte in altro presidio ospedaliero. La Dialisi funziona 3 giorni a settimana per i residenti, in forza della disponibilità dei medici che, a rotazione, vengono dal Dettori di Tempio. Stesso destino per i pazienti oncologici, costretti a fare le pesanti terapie a Olbia. Questa è la considerazione della politica regionale verso una comunità che ha sacrificato tanto nel suo ruolo di presidio militare? Questa è l’ulteriore punizione per essere un’isola nell’isola?La nostra comunità non lo merita».

La capogruppo Rosanna Giudice pesta duro contro la Regione, che lei stessa aveva sostenuto da candidata per i Riformatori. «Quando la propria parte politica sbaglia sulla pelle della propria comunità non le si devono fare sconti. La Regione è latitante e menomale che l’assessore Nieddu aveva detto “Giù le mani dalla Maddalena”. Noi come opposizioni non smettiamo di far sentire la nostra voce, ma il silenzio dell’amministrazione comunale spaventa. Abbiamo chiesto un Consiglio aperto, per sentirci rispondere che gli esponenti regionali non potevano venire. Eppure per andare a Olbia da Salvini il tempo lo hanno trovato. Ma quindi alla Maddalena si viene solo per prendere voti?». Giudice rinfresca anche la memoria sul Punto nascita sospeso dal ministero in attesa del potenziamento di attrezzature e personale. «Peccato che il piano regionale della sanità non abbia previsto un solo euro. Che fine hanno fatto le proteste del sindaco allora consigliere di opposizione al fianco del Movimento dei pancioni? Le proteste, giuste come in questo caso, vanno portate avanti fino alla fine». Giudice poi invita il sindaco e la maggioranza a tirare fuori gli attributi e a battere i pugni per l’ospedale. «Basta far finta di nulla per non disturbare gli amici in Regione», conclude. (se.lu.)
 

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