Piano anti alluvioni, Puc, lavoro e sanità tra i temi elettorali
di Serena Lullia
Dibattito aperto sul futuro incerto dei dipendenti Air Italy Argomenti caldi sa Corroncedda e l’impianto a Spiritu Santu
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OLBIA. A otto anni dal ciclone Cleopatra e cinque anni dopo l’ultima campagna elettorale la messa in sicurezza di Olbia è ancora la promessa elettorale più gettonata. Il piano per proteggere la città da un’alluvione non c’è. E ancora una volta è fatto di parole, impegni, verbi coniugati al futuro, ipotesi di date. Ma non sarà l’unico tema a pesare nelle scelte dei cittadini. C’è il futuro urbanistico della città con il Puc fermato dalla Regione con pesanti osservazioni. La nuova raccolta differenziata, la bomba ecologica di Sa Corroncedda per la bonifica della quale, a due anni dalla denuncia, è arrivato il primo mini bando da 500mila euro a fronte di un danno di 10milioni. Impossibile non parlare di sanità e dell’ospedale pubblico Giovanni Paolo II in emergenza, senza medici e senza anestesisti. Anche se la competenza è squisitamente regionale il Comune gioca un ruolo importante nel fare pressione su Cagliari. La campagna elettorale non potrà poi dimenticarsi di Air Italy e dei 1400 dipendenti la cui cassa integrazione scade a dicembre.
Rischio idraulico. Nel 2011 il sindaco uscente Settimo Nizzi vince le elezioni promettendo di spazzare via l’odiato Piano Mancini e di sostituirlo con quello che allora si chiamava solo Piano Nizzi, diventato poi piano Alternativo e infine Piano Technital, dal nome della società a cui è stato dato l’incarico di 150mila euro per redigerlo. Oggi la situazione è diversa solo dal punto di vista teorico. Il piano Mancini, realizzato con il turbo dalla giunta Giovannelli, sotto choc per l’alluvione del 2013 e finanziato dal Governo con 150 milioni di euro, non esiste più. Spazzato via per “ragioni tecniche” dallo Svi, il Servizio valutazioni di impatto ambientale. Le sue motivazione sono state fatte proprie dalla giunta regionale Solinas: mancanza di un piano di utilizzo unico del materiale prodotto dagli scavi per realizzare le vasche di laminazione; materiale di scavo eccedente per 700mila metri cubi da smaltire in cave non autorizzate; mancata previsione dello smaltimento in discarica del materiale generato dagli escavi delle foci dei fiumi; impatto negativo sulle aziende agricole a causa delle vasche di laminazione. Il Piano Mancini, dopo un iter lungo anni e l’ok di tutti gli enti previsti dalla legge, arriva a un passo dalla gara di appalto. Nel frattempo viene presentato all’Ardis, l’Agenzia regionale del distretto idrografico della Sardegna lo studio di fattibilità Technital. Prevede una maxi galleria di 12 chilometri a due corsie in cui far passare l’acqua dei fiumi in caso di piogge abbondanti, da realizzare intorno alla città scavando il granito con cariche esplosive. Si tratta di uno studio che per diventare progetto ha prima bisogno dell’ok della Regione. Tre gli anni per realizzarlo.
Puc. Il piano urbanistico adottato dall’amministrazione uscente dovrà essere rivisto. La Regione in 167 pagine ha demolito alcuni pilastri della pianificazione pensata dalla giunta Nizzi. No al campo da golf a Sa Testa con annesso hotel. Bocciato l’albergo a Capo Ceraso, la Costa Turchese berlusconiana. No all’ampliamento del porto privato Moys perché lì ci sono le concessioni per la mitilicoltura. L’ufficio tecnico è al lavoro per correggere il Puc su cui le due coalizioni hanno idee molto diverse.
Ambiente. Alla fine dell’anno scade l’appalto per la raccolta dei rifiuti, un servizio che pesa sulle tasche dei cittadini per 13 milioni di euro all’anno e che andrà rivisto visto i limiti dimostrati negli anni. Il tema ambientale porta inevitabilmente a parlare della discarica di Sa Corroncedda, nell’ex campo rom. Pubblicato il bando per il primo mini lotto da mezzo milione di euro. Resta poi il tema controverso dell’impianto di smaltimento di Spiritu Santu, autorizzato all’ampliamento, che diffonde i suoi miasmi sulla frazione di Murta Maria.
Rischio idraulico. Nel 2011 il sindaco uscente Settimo Nizzi vince le elezioni promettendo di spazzare via l’odiato Piano Mancini e di sostituirlo con quello che allora si chiamava solo Piano Nizzi, diventato poi piano Alternativo e infine Piano Technital, dal nome della società a cui è stato dato l’incarico di 150mila euro per redigerlo. Oggi la situazione è diversa solo dal punto di vista teorico. Il piano Mancini, realizzato con il turbo dalla giunta Giovannelli, sotto choc per l’alluvione del 2013 e finanziato dal Governo con 150 milioni di euro, non esiste più. Spazzato via per “ragioni tecniche” dallo Svi, il Servizio valutazioni di impatto ambientale. Le sue motivazione sono state fatte proprie dalla giunta regionale Solinas: mancanza di un piano di utilizzo unico del materiale prodotto dagli scavi per realizzare le vasche di laminazione; materiale di scavo eccedente per 700mila metri cubi da smaltire in cave non autorizzate; mancata previsione dello smaltimento in discarica del materiale generato dagli escavi delle foci dei fiumi; impatto negativo sulle aziende agricole a causa delle vasche di laminazione. Il Piano Mancini, dopo un iter lungo anni e l’ok di tutti gli enti previsti dalla legge, arriva a un passo dalla gara di appalto. Nel frattempo viene presentato all’Ardis, l’Agenzia regionale del distretto idrografico della Sardegna lo studio di fattibilità Technital. Prevede una maxi galleria di 12 chilometri a due corsie in cui far passare l’acqua dei fiumi in caso di piogge abbondanti, da realizzare intorno alla città scavando il granito con cariche esplosive. Si tratta di uno studio che per diventare progetto ha prima bisogno dell’ok della Regione. Tre gli anni per realizzarlo.
Puc. Il piano urbanistico adottato dall’amministrazione uscente dovrà essere rivisto. La Regione in 167 pagine ha demolito alcuni pilastri della pianificazione pensata dalla giunta Nizzi. No al campo da golf a Sa Testa con annesso hotel. Bocciato l’albergo a Capo Ceraso, la Costa Turchese berlusconiana. No all’ampliamento del porto privato Moys perché lì ci sono le concessioni per la mitilicoltura. L’ufficio tecnico è al lavoro per correggere il Puc su cui le due coalizioni hanno idee molto diverse.
Ambiente. Alla fine dell’anno scade l’appalto per la raccolta dei rifiuti, un servizio che pesa sulle tasche dei cittadini per 13 milioni di euro all’anno e che andrà rivisto visto i limiti dimostrati negli anni. Il tema ambientale porta inevitabilmente a parlare della discarica di Sa Corroncedda, nell’ex campo rom. Pubblicato il bando per il primo mini lotto da mezzo milione di euro. Resta poi il tema controverso dell’impianto di smaltimento di Spiritu Santu, autorizzato all’ampliamento, che diffonde i suoi miasmi sulla frazione di Murta Maria.
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