La Nuova Sardegna

Olbia

Monte Pino, via i sigilli i lavori possono iniziare

di Tiziana Simula
Monte Pino, via i sigilli i lavori possono iniziare

Il gip ha dissequestrato i cantieri sulla provinciale 38 crollata durante l’alluvione L’Anas ha affidato alla società Ici di Roma il progetto di ricostruzione della strada

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OLBIA. I lavori per la ricostruzione della strada crollata a Monte Pino potranno ripartire. Il gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi, su richiesta del procuratore Gregorio Capasso e del sostituto Mauro Lavra, ha dissequestrato i cantieri sui quali erano scattati i sigilli un anno fa dopo che si erano verificati cedimenti e frane nelle opere in cemento armato fino a quel momento realizzate. Il tratto della strada provinciale 38 bis Tempio- Olbia è stato restituito all’Anas e alla Provincia. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico ai quali la Procura aveva affidato le indagini un anno fa, ieri sono ritornati sulla provinciale e hanno rimosso i sigilli, dissequestrando gli undici cantieri finiti sotto inchiesta insieme all’impresa Imp costruzioni generali di Carloforte che si era aggiudicata l’appalto nel 2018.

La ricostruzione. A quasi otto anni dal quel tragico 18 novembre 2013, quando la strada sprofondò sotto la furia del ciclone Cleopatra, trascinando con sé tre vite, i lavori di ricostruzione della provinciale potranno finalmente riprendere. A occuparsene sarà la società Ici, Italiana costruzioni infrastrutture, di Roma – la stessa che sta realizzando i lotti 3, 5 e 6 della Sassari Olbia – che, con un accordo quadro, metterà in sicurezza il cantiere, demolirà le opere danneggiate e ricostruirà la strada crollata. Lo farà secondo il progetto redatto dall’Anas, revisionato con i consulenti del Noe (geologo e ingegnere). Potrebbero passare di competenza dell’Anas anche i tratti della Provincia così che i lavori possano essere eseguiti contemporaneamente.

Il tempo previsto per ricostruire l’importante via di collegamento tra l’Alta e la Bassa Gallura, è di un anno.

L’inchiesta della Procura. Il sequestro della Procura era scattato nel settembre 2020 in seguito a gravi cedimenti che si erano verificati all’indomani di forti piogge, in diversi punti delle opere realizzate dalla Imp costruzioni a cui l’Anas il 3 settembre 2019 aveva rescisso il contratto (l’impresa aveva già lasciato i lavori). Gli accertamenti degli specialisti del Nucleo operativo ecologico hanno evidenziato che i cantieri, tutti incompiuti, non erano mai stati messi in sicurezza, né avevano protezioni, per cui erano in balìa dell’azione delle intemperie e dei corsi d’acqua vicini. Cosa che aveva provocato, in seguito a temporali, cedimenti e danneggiamenti alle strutture realizzate, col rischio, come evidenziato dal Noe di Sassari, che si potesse determinare un vero e proprio collasso strutturale. Sotto accusa la Imp costruzioni: indagati la rappresentante legale della società, Victoria Archontis, e il direttore dei lavori e Peppino Melis.

Le contestazioni mosse dalla Procura sono pericolo di inondazione, imbrattamento e danneggiamento dei rami idrografici del versante di monte Pino e del Rio Siligheddu. A cui si è aggiunta una nuova accusa (erano state prorogate le indagini e passata al setaccio tutta la documentazione del bando di gara, affidamento dei lavori e capitolato d’appalto), relativa a inadempienze al capitolato speciale d’appalto.

La strada sprofondata e mai ricostruita è di fatto un’incompiuta figlia dell’alluvione del 2013. Per la sua ricostruzione si batte da anni un comitato di cittadini che vive quotidianamente disagi e isolamento dovuti all’interruzione della viabilità.

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