Rischio alluvione, due visioni diverse
La messa in sicurezza in cima ai programmi elettorali. Ecco le proposte della Grande coalizione e del centrodestra
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OLBIA. La messa in sicurezza della città è in cima al programma elettorale della Grande Coalizione. Non a caso uno degli slogan della campagna elettorale per Augusto Navone sindaco è “Olbia città sicura”. Nessuna intenzione di riproporre il Piano Mancini, bocciato dalla Regione, tante perplessità anche sul Technital. «Le vicende amministrative di quel Piano si sono chiuse con il provvedimento regionale di fine anno che ne ha decretato l’insussistenza non per motivi idraulici, ma ambientali. È difficile pensare di ritornare a quella situazione», spiega Navone. La sua principale preoccupazione resta il finanziamento per la messa in sicurezza. 151 milioni arrivati da Roma a Olbia all’indomani dell’alluvione Cleopatra. «Il Piano Mancini è stato finanziato nel 2015 con un progetto definitivo e ha fatto un iter di valutazione progettuale a carico della Regione di cinque anni – precisa –. Impensabile che qualsiasi progetto, che prima deve entrare nella pianificazione regionale, possa essere valutato in tempi più brevi. C’è poi il capitolo risorse. I 151 milioni sono fondi Fas che fanno riferimento al periodo 2014-2020 e soltanto a giugno sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2022. Quindi oggi il vero rischio è che qualsiasi piano non possa essere finanziato». Le piogge, normalissime di inizio settembre, hanno messo in apprensione mezza città. Le conseguenze sono state da copione: allagamenti in diversi punti della città, sottopassi chiusi. Ma in caso di un’alluvione come Cleopatra oggi Olbia cosa rischia? «Esattamente quello che successe nel 2013 e nel 2015 – sottolinea Navone –. Delle 14 opere incongrue previste ne sono state demolite solo due. E non sono sufficienti per mettere la città in sicurezza. Ecco perché, non appena avremo la disponibilità del governo della città, nomineremo un delegato per seguire il Piano di mitigazione del rischio. Si deve procedere in maniera rapidissima alla demolizione di tutte le opere incongrue, di tutti quei tappi che impediscono il regolare deflusso delle acque verso il mare. Quello è il primo step. Una volta fatti quegli abbattimenti ci sarà un minimo di sicurezza idraulica in più per gli olbiesi. Poi ragioneremo su una nova soluzione. Certo che se il Piano Mancini è stato azzerato per un problema delle rocce da scavo per un milione e 200mila metri cubi da ricollocare, lo stesso ostacolo all’approvazione si presenterà per il Technital, che di materiali da ricollocare ne produrrà 2 milioni e 200mila metri cubi». Dura poi la condanna di Navone nei confronti della giunta Nizzi, colpevole a suo dire di essere stata immobile per cinque anni. «In questi anni non è successo nulla e la responsabilità è dell’attuale amministrazione – conclude –. Tutto il tempo perduto lascia gli olbiesi in questo incubo quando invece si poteva fare tanto in questa direzione». (se.lu.)
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