La Nuova Sardegna

Olbia

«Rinaggiu, solo degrado è il momento di dire basta»

di Giuseppe Pulina
«Rinaggiu, solo degrado è il momento di dire basta»

La denuncia di Rifondazione comunista dopo un attento sopralluogo dell’area «Il bene più amato di Tempio non si può lasciare così, bisogna fare qualcosa»

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tempio. Un sopralluogo che ha lasciato l'amaro in bocca. È lo stato d'animo che trapela dalle parole di Rifondazione Comunista dedicate alla vertenza Rinaggiu. Raccontate poi in un documento dalla Federazione di Sassari e Gallura che invita a una sorta di esplorazione delle fonti. «Il degrado - si legge - regna sovrano: panchine smantellate, fuori posto e incrostate; aiuole prive di alberi, cespugli, fiori, o con manto erboso dissodato dall'opera del cinghiale; impianto idrico scoperchiato e messo a nudo; alberi con rami rinsecchiti non più potati; latifoglie, aghifogli e pigne sparsi in ogni dove per dimostrare che manca la cura costante di un giardiniere; il pendio, a fronte della fonte, pieno di cespugli secchi, tanto che, se si dovesse sviluppare un incendio, nessuno potrebbe salvare il bosco; la fonte di basso priva d'acqua e completamente trascurata; la vasca, con zampillo inesistente, asciutta e logora; la pavimentazione della scalinata con parti prive di sampietrini o divelti. La sola cosa luccicante, una catena messa lì per impedire l'ingresso all'unica strada carrozzabile che consentirebbe ai più di trasportare l'acqua miracolosa dentro bidoni per alimenti».

Una descrizione impietosa di quel bene pubblico che è stato per tanti anni il bene pubblico più amato dai tempiesi e non solo. La sola sezione dell'area che si salverebbe dal brutto voto in pagella sarebbe, per Rifondazione, la scalinata di accesso al museo dei piccoli e grandi motori personalmente curata da Giacomino Deiana. L'impressione del visitatore sarebbe perciò quella di abbandono e incuria. «Eppure - prosegue Rifonazione comunista - Rinaggiu era il fiore all'occhiello della città di Tempio; era la ciliegina sulla torta che completava le visite alle bellezze della città di pietra, molto frequentata da gitanti ed escursionisti, ma anche da chi voleva godere della salubrità dell'acqua e del fresco estivo. Tempio è morta, si sente commentare dagli avventori dei bar cittadini. Invece, chi è morto è colui che ha perso il senso comune delle cose, la voglia di occuparsi del futuro della città». L'invettiva di Rifondazione è indirizzata agli amministratori, accusati di «trascurare le località più attrattive, innescando nel residente la tendenza alla logica dell'abbandono da parte della divina provvidenza, come se di altri fosse la responsabilità della cura dell'esistente». Che fare, allora? Per Rifondazione, «il tempiese dovrebbe riprendere coraggio, rimboccarsi le maniche e occuparsi del bene comune, che gli appartiene fin tanto che non viene venduto. Domani sarà troppo tardi».

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