Covid, 300 ricoverati in 18 mesi
I numeri e l’assistenza dei pazienti sino alla guarigione: gli esperti raccontano l’esperienza maturata
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OLBIA. Più di trecento pazienti accolti nell’area Covid in un anno e mezzo, 54 dei quali dopo la quarta ondata della pandemia (dal luglio scorso): di questi, il 68% dei ricoverati non era vaccinato, il 13% aveva ricevuto solo una dose e il 20 per cento due dosi.
I numeri sono quelli registrati dal Mater Olbia, uno dei centri accreditati dalla Regione per allestire la zona rossa: qui sono stati ospitati casi gravissimi per i quali è stata necessaria la terapia intensiva e persone colpite dal virus ma che sono riuscite a guarire con un trattamento sub intensivo o con la sola assistenza ordinaria. Proprio i numeri hanno rappresentato uno degli elementi della discussione affrontata al Mater (tra addetti ai lavori) durante il convegno “L’assistenza al paziente Covid-19: dalla fase acuta alle sequele». Si è parlato dell’esperienza maturata nella gestione dei pazienti Covid, con un focus sui postumi a lunga durata e sulle patologie sorte nella fase acuta della malattia. Per poi approfondire il percorso di sorveglianza e quello riabilitativo. «Per queste ragioni abbiamo affrontato in modo multidisciplinare, con i migliori esperti clinici, le varie complicazioni del paziente Covid (cardiologiche, polmonari, neurologiche, motorie). Per noi - ha sottolineato Giovanni Delogu, ricercatore, docente di Microbiologia all’Università Cattolica e direttore del Laboratorio Analisi del Mater - gli obiettivi del confronto sono stati principalmente due: trasmettere l’esperienza accumulata in questo periodo e discutere dei percorsi di cura. Questo virus piccolissimo ha messo in crisi tutto il sistema, compresi il campo medico e scientifico, e da un anno e mezzo cerchiamo di fornire alla popolazione ogni indicazione possibile per contenere la pandemia. È anche per questo che ribadiamo continuamente l’importanza del vaccino: il vaccinato ha il 90% in meno delle possibilità di sviluppare i sintomi della malattia».
Area Covid. Ora, nel reparto Covid del Mater Olbia, sono ricoverate 8 persone nella zona sub intensiva, delle quali sei non vaccinate, una con una dose e un’altra che ha completato il ciclo di vaccinazione. «Abbiamo ospitato anche un novantenne vaccinato colpito dal Covid, ma asintomatico - ha spiegato Gian Maria Baldin, responsabile del reparto Covid -. Il suo ricovero è stato necessario solo perché a casa, considerata l’età, non avrebbe avuto l’assistenza necessaria. Dei sei in terapia intensiva, quattro non sono vaccinati. Due, invece, i decessi registrati in questa quarta ondata».
Riabilitazione. Il Mater è uno dei pochissimi ospedali in Italia che ha garantito la riabilitazione dei pazienti già all’interno dell’Area Covid. «E questo - ha detto Vincenzo Maria Saraceni, responsabile dell’Unione operativa di riabilitazione post-acuta e neuroriabilitazione - ci ha consentito di mandare i pazienti a casa direttamente dalla zona rossa, una volta guariti. Ci siamo mossi e organizzati sin dall’inizio della pandemia, perché la riabilitazione ha avvertito immediatamente quanto fosse importante ristabilire il paziente soprattutto nei casi di sequele a lungo termine. Così la nostra équipe multidiscpinare diventata un punto fermo e di riferimento per tutta la Sardegna». «Da ottobre (con la seconda ondata) a oggi - ha aggiunto Dario Lucchetti, fisiatra -, abbiamo garantito la riabilitazione a 39 pazienti ricoverati nell’area Covid, quattro dei quali in terapia intensiva. Abbiamo sfruttato tutte le risorse della struttura on line, coinvolgendo specialisti e soprattutto le famiglie. Da gennaio a oggi, invece, abbiamo accolto 10 pazienti, e sui 46 ricoverati in riabilitazione dopo il Covid oltre la metà provenivano da tutta l’isola. E adesso ne sono in arrivo altri sei da Sassari, Nuoro e Oristano».
Sinergia. Si lavora in sinergia, dunque. «Siamo contenti di aver dato un mano alla popolazione in questo periodo così duro e difficile - ha detto Franco Meloni, direttore generale del Mater Olbia - e ora cominciamo ad avere pazienti che arrivano anche da fuori Sardegna. C’è una cosa che mi preme sottolineare: durante i momenti più critici della pandemia, in alcuni ospedali dell’isola si sono viste ambulanze ferme in fila in attesa di decidere dove ricoverare un paziente. Ecco, qui non è successo. Proprio perché il Mater Olbia ha potuto dare il suo contributo». (s.p.)
I numeri sono quelli registrati dal Mater Olbia, uno dei centri accreditati dalla Regione per allestire la zona rossa: qui sono stati ospitati casi gravissimi per i quali è stata necessaria la terapia intensiva e persone colpite dal virus ma che sono riuscite a guarire con un trattamento sub intensivo o con la sola assistenza ordinaria. Proprio i numeri hanno rappresentato uno degli elementi della discussione affrontata al Mater (tra addetti ai lavori) durante il convegno “L’assistenza al paziente Covid-19: dalla fase acuta alle sequele». Si è parlato dell’esperienza maturata nella gestione dei pazienti Covid, con un focus sui postumi a lunga durata e sulle patologie sorte nella fase acuta della malattia. Per poi approfondire il percorso di sorveglianza e quello riabilitativo. «Per queste ragioni abbiamo affrontato in modo multidisciplinare, con i migliori esperti clinici, le varie complicazioni del paziente Covid (cardiologiche, polmonari, neurologiche, motorie). Per noi - ha sottolineato Giovanni Delogu, ricercatore, docente di Microbiologia all’Università Cattolica e direttore del Laboratorio Analisi del Mater - gli obiettivi del confronto sono stati principalmente due: trasmettere l’esperienza accumulata in questo periodo e discutere dei percorsi di cura. Questo virus piccolissimo ha messo in crisi tutto il sistema, compresi il campo medico e scientifico, e da un anno e mezzo cerchiamo di fornire alla popolazione ogni indicazione possibile per contenere la pandemia. È anche per questo che ribadiamo continuamente l’importanza del vaccino: il vaccinato ha il 90% in meno delle possibilità di sviluppare i sintomi della malattia».
Area Covid. Ora, nel reparto Covid del Mater Olbia, sono ricoverate 8 persone nella zona sub intensiva, delle quali sei non vaccinate, una con una dose e un’altra che ha completato il ciclo di vaccinazione. «Abbiamo ospitato anche un novantenne vaccinato colpito dal Covid, ma asintomatico - ha spiegato Gian Maria Baldin, responsabile del reparto Covid -. Il suo ricovero è stato necessario solo perché a casa, considerata l’età, non avrebbe avuto l’assistenza necessaria. Dei sei in terapia intensiva, quattro non sono vaccinati. Due, invece, i decessi registrati in questa quarta ondata».
Riabilitazione. Il Mater è uno dei pochissimi ospedali in Italia che ha garantito la riabilitazione dei pazienti già all’interno dell’Area Covid. «E questo - ha detto Vincenzo Maria Saraceni, responsabile dell’Unione operativa di riabilitazione post-acuta e neuroriabilitazione - ci ha consentito di mandare i pazienti a casa direttamente dalla zona rossa, una volta guariti. Ci siamo mossi e organizzati sin dall’inizio della pandemia, perché la riabilitazione ha avvertito immediatamente quanto fosse importante ristabilire il paziente soprattutto nei casi di sequele a lungo termine. Così la nostra équipe multidiscpinare diventata un punto fermo e di riferimento per tutta la Sardegna». «Da ottobre (con la seconda ondata) a oggi - ha aggiunto Dario Lucchetti, fisiatra -, abbiamo garantito la riabilitazione a 39 pazienti ricoverati nell’area Covid, quattro dei quali in terapia intensiva. Abbiamo sfruttato tutte le risorse della struttura on line, coinvolgendo specialisti e soprattutto le famiglie. Da gennaio a oggi, invece, abbiamo accolto 10 pazienti, e sui 46 ricoverati in riabilitazione dopo il Covid oltre la metà provenivano da tutta l’isola. E adesso ne sono in arrivo altri sei da Sassari, Nuoro e Oristano».
Sinergia. Si lavora in sinergia, dunque. «Siamo contenti di aver dato un mano alla popolazione in questo periodo così duro e difficile - ha detto Franco Meloni, direttore generale del Mater Olbia - e ora cominciamo ad avere pazienti che arrivano anche da fuori Sardegna. C’è una cosa che mi preme sottolineare: durante i momenti più critici della pandemia, in alcuni ospedali dell’isola si sono viste ambulanze ferme in fila in attesa di decidere dove ricoverare un paziente. Ecco, qui non è successo. Proprio perché il Mater Olbia ha potuto dare il suo contributo». (s.p.)
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