Alluvione perizia choc: «Non era imprevedibile»
Possibile colpo di scena nel processo in corte d’appello per il disastro del 2013 Canali, scuole, avvisi alla popolazione: il tecnico parla di “peccato orginale”
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OLBIA. È una perizia e non una sentenza, ma la sensazione è che il voluminoso carteggio presentato dal geologo Alfonso Bellini costringerà a riscrivere la storia della tragica alluvione del 18 novembre 2013. Secondo le prime indiscrezioni trapelate, il super perito nominato dalla corte d’appello di Sassari sarebbe arrivato alla conclusione che il ciclone Cleopatra «non era un evento imprevedibile ed eccezionale». Poi l’affondo contro l’amministrazione comunale, su cui peserebbe «il peccato originale della mancata applicazione del piano anti alluvione». Veri e propri macigni sul processo e su quasi otto anni di storia cittadina post alluvione.
La perizia-bomba è stata depositata ieri – ultimo giorno utile – negli uffici della Corte d’appello di Sassari, dove si sta celebrando il processo di secondo grado nei confronti dell’ex sindaco Gianni Giovannelli e di altri tre imputati (il dirigente comunale Antonello Zanda, l’ex dirigente Gabriella Palermo e il funzionario Giuseppe Budroni). Tutti sono accusati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo e tutti sono stati assolti in primo grado dal tribunale di Tempio nel 2017.
La prossima udienza del processo d’appello, per discutere proprio la relazione del perito, sarà il 12 ottobre, ma gli avvocati difensori e di parte civile sono già in gran fermento. Nessun commento dalle toghe, impegnate a leggere con la massima attenzione la perizia appena ricevuta.
Certo è che il lavoro di Alfonso Bellini (considerato un super perito già in passato incaricato per altre alluvioni, compresa quella di Genova) sembra fare a pezzi l’inchiesta condotta dalla Procura di Tempio. Una sensazione già palpabile durante lo svolgimento del processo d’appello ma adesso confermata dalla perizia che sembra rimettere in gioco tutto: la pulizia dei canali non effettuata adeguatamente, il mancato sgombero delle scuole durante la pioggia, i mancati avvisi alla popolazione. Al perito la corte d’appello di Sassari aveva chiesto, infatti, di descrivere l’origine e l’evoluzione dell’evento alluvionale e i meccanismi causali che hanno provocato l’annegamento delle sei vittime. Inoltre, il perito doveva accertare se nell’esondazione dei canali abbia inciso una mancata o inadeguata manutenzione e pulizia degli argini, e se l’allerta meteo con criticità elevata diramata il 17 novembre 2013 alle 16.42 dalla Protezione civile della Regione fosse adeguato alla situazione. Tante domande incalzanti e per ora colpisce una risposta secca: non era un evento imprevedibile ed eccezionale, nel senso che la quantità di pioggia non era superiore a quella caduta in altre circostanze. Un macigno che i difensori ora dovranno demolire. (m.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La perizia-bomba è stata depositata ieri – ultimo giorno utile – negli uffici della Corte d’appello di Sassari, dove si sta celebrando il processo di secondo grado nei confronti dell’ex sindaco Gianni Giovannelli e di altri tre imputati (il dirigente comunale Antonello Zanda, l’ex dirigente Gabriella Palermo e il funzionario Giuseppe Budroni). Tutti sono accusati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo e tutti sono stati assolti in primo grado dal tribunale di Tempio nel 2017.
La prossima udienza del processo d’appello, per discutere proprio la relazione del perito, sarà il 12 ottobre, ma gli avvocati difensori e di parte civile sono già in gran fermento. Nessun commento dalle toghe, impegnate a leggere con la massima attenzione la perizia appena ricevuta.
Certo è che il lavoro di Alfonso Bellini (considerato un super perito già in passato incaricato per altre alluvioni, compresa quella di Genova) sembra fare a pezzi l’inchiesta condotta dalla Procura di Tempio. Una sensazione già palpabile durante lo svolgimento del processo d’appello ma adesso confermata dalla perizia che sembra rimettere in gioco tutto: la pulizia dei canali non effettuata adeguatamente, il mancato sgombero delle scuole durante la pioggia, i mancati avvisi alla popolazione. Al perito la corte d’appello di Sassari aveva chiesto, infatti, di descrivere l’origine e l’evoluzione dell’evento alluvionale e i meccanismi causali che hanno provocato l’annegamento delle sei vittime. Inoltre, il perito doveva accertare se nell’esondazione dei canali abbia inciso una mancata o inadeguata manutenzione e pulizia degli argini, e se l’allerta meteo con criticità elevata diramata il 17 novembre 2013 alle 16.42 dalla Protezione civile della Regione fosse adeguato alla situazione. Tante domande incalzanti e per ora colpisce una risposta secca: non era un evento imprevedibile ed eccezionale, nel senso che la quantità di pioggia non era superiore a quella caduta in altre circostanze. Un macigno che i difensori ora dovranno demolire. (m.b.)
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