«Nessuna truffa ai consorziati»
di Tiziana Simula
Archiviazione per 4 dirigenti del Consorzio Costa Smeralda. Pasqualone: «Il mio operato corretto»
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PORTO CERVO. Nessuna truffa aggravata ai danni dei consorziati del Consorzio Costa Smeralda. Si sgretola l’accusa nei confronti della Sardegna Resort: già dal 2017 aveva versato le quote dovute al Consorzio per gli ampliamenti degli hotel. Si chiude con l’archiviazione chiesta dal pubblico ministero Maria Beatrice Zanotti e disposta dal gip Marco Contu, il procedimento penale sfociato dalla guerra giudiziaria tra la governance della Costa Smeralda e alcuni consorziati guidati da Giancarlo Perini, che avevano accusato di truffa aggravata gli allora amministratori Mariano Pasqualone, Renzo Persico, Stefano Morri e Pietro Cannas.
I fatti risalgono al periodo dal 2010 al 2013. I quattro dirigenti, stando alle accuse, non avrebbero aggiornato i milionesimi dopo aver ampliato col piano casa, le proprietà appartenenti alla Sardegna Resort “non ricalcolando le quote consortili in base alla variazione dei milionesimi derivanti dalla crescita delle volumetrie”. Ciò avrebbe provocato un ingiusto profitto a coloro che avevano aumentato la volumetria della proprietà senza subire il corrispondente aumento delle quote, a danno degli altri consorziati. Le accuse riguardavano Mariano Pasqualone allora consigliere di amministrazione del Consorzio Costa Smeralda, membro del cda di Sardegna Resort e amministratore delegato della Servizi consortili spa (società incaricata di riscuotere le quote consortili), Stefano Morri, consigliere di amministrazione del Consorzio e di Sardegna Resosort, Pietro Cannas, dirigente Sardegna Resort e Renzo Persico presidente del Consorzio Costa Smeralda e della Servizi consortili. Una vicenda travagliata rimbalzata attraverso quattro pubblici ministeri, arrivata anche in aula e poi ritornata in Procura. Il colpo decisivo che ha smontato l’accusa è arrivato dalle (ulteriori) indagini difensive dell’avvocato Antonella Cuccureddu, difensore di Pasqualone, come riporta lo stesso pm nella richiesta di archiviazione. Dalla documentazione prodotta è emerso che «Sardegna Resort aveva pagato quanto dovuto per il ricalcolo a fronte degli ampliamenti dell’hotel Romazzino e Pitrizza, e cioè la somma di 93mila 985 euro». Il gip ieri ha archiviato.
«Questo provvedimento, così come i precedenti, conferma il mio corretto e cristallino operato. In questi ultimi otto anni sono state formulate nei miei confronti accuse gravissime che con il tempo sono svanite nel nulla. Tutto continua a lasciare in me un senso di profonda amarezza», commenta Pasqualone.
«Con il provvedimento di archiviazione del gip – aggiunge la Cuccureddu – si conclude una vicenda giudiziaria che non sarebbe dovuta mai nascere. Oggi infatti è lo stesso pm a riconoscere che la difesa, già alla conclusione delle indagini nel 2017, aveva prodotto la copia della fattura e del bonifico del 2014 con cui la Sardegna Resort ha versato le quote dovute al Consorzio per gli ampliamenti degli hotel. Non riusciamo a spiegarci perché il pm nel 2017 non abbia richiesto l’archiviazione e al contrario abbia mandato a giudizio quattro persone per il reato di truffa aggravata, avendo già la prova della loro innocenza». Nel collegio difensivo gli avvocati Agostinangelo Marras, Francesco Rubino e Guido Manca Bitti.
I fatti risalgono al periodo dal 2010 al 2013. I quattro dirigenti, stando alle accuse, non avrebbero aggiornato i milionesimi dopo aver ampliato col piano casa, le proprietà appartenenti alla Sardegna Resort “non ricalcolando le quote consortili in base alla variazione dei milionesimi derivanti dalla crescita delle volumetrie”. Ciò avrebbe provocato un ingiusto profitto a coloro che avevano aumentato la volumetria della proprietà senza subire il corrispondente aumento delle quote, a danno degli altri consorziati. Le accuse riguardavano Mariano Pasqualone allora consigliere di amministrazione del Consorzio Costa Smeralda, membro del cda di Sardegna Resort e amministratore delegato della Servizi consortili spa (società incaricata di riscuotere le quote consortili), Stefano Morri, consigliere di amministrazione del Consorzio e di Sardegna Resosort, Pietro Cannas, dirigente Sardegna Resort e Renzo Persico presidente del Consorzio Costa Smeralda e della Servizi consortili. Una vicenda travagliata rimbalzata attraverso quattro pubblici ministeri, arrivata anche in aula e poi ritornata in Procura. Il colpo decisivo che ha smontato l’accusa è arrivato dalle (ulteriori) indagini difensive dell’avvocato Antonella Cuccureddu, difensore di Pasqualone, come riporta lo stesso pm nella richiesta di archiviazione. Dalla documentazione prodotta è emerso che «Sardegna Resort aveva pagato quanto dovuto per il ricalcolo a fronte degli ampliamenti dell’hotel Romazzino e Pitrizza, e cioè la somma di 93mila 985 euro». Il gip ieri ha archiviato.
«Questo provvedimento, così come i precedenti, conferma il mio corretto e cristallino operato. In questi ultimi otto anni sono state formulate nei miei confronti accuse gravissime che con il tempo sono svanite nel nulla. Tutto continua a lasciare in me un senso di profonda amarezza», commenta Pasqualone.
«Con il provvedimento di archiviazione del gip – aggiunge la Cuccureddu – si conclude una vicenda giudiziaria che non sarebbe dovuta mai nascere. Oggi infatti è lo stesso pm a riconoscere che la difesa, già alla conclusione delle indagini nel 2017, aveva prodotto la copia della fattura e del bonifico del 2014 con cui la Sardegna Resort ha versato le quote dovute al Consorzio per gli ampliamenti degli hotel. Non riusciamo a spiegarci perché il pm nel 2017 non abbia richiesto l’archiviazione e al contrario abbia mandato a giudizio quattro persone per il reato di truffa aggravata, avendo già la prova della loro innocenza». Nel collegio difensivo gli avvocati Agostinangelo Marras, Francesco Rubino e Guido Manca Bitti.
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