Sanità malata, le “cure” dei candidati
I leader della Grande coalizione e del Centrodestra si confrontano sulle gravi emergenze dell’ospedale Giovanni Paolo II
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OLBIA. «Il sindaco è la maggiore autorità sanitaria del territorio e come tale ha un potere sui processi di negoziato con la Regione estremamente importante. Poi fa parte della conferenza socio sanitaria e quindi anche li può esercitare il suo ruolo – dice Augusto Navone, candidato sindaco per la Grande Coalizione –. Non è stato fatto abbastanza in questi anni per la sanità olbiese. Perché se ci troviamo in una situazione come questa, che non riguarda purtroppo solo i servizi ospedalieri, ma la crisi della sanità di questo territorio parte dalla medicina territoriale. Abbiamo deficit di medici di base, di pediatri passando per la mancanza di organico nelle strutture del nosocomio del Giovanni Paolo II che ha costretto medici, personale ospedaliero e infermieri a turni massacranti e a rendere quel lavoro straordinario spesso difficile e rischioso».
Ma il problema, ricorda Navone, si estende anche «alla sanità di prossimità, legato a tutte le attività di assistenza di malati al di fuori dell’ambito strettamente patologico – spiega –. C’ è stata in questi ultimi tempi la riduzione di alcuni servizi importanti per pazienti con particolari patologie . E questo perché la Regione ha contratto le risorse finanziarie per fornire questo tipo di assistenza. Una situazione inaccettabile». Navone sferra poi un attacco al sindaco uscente Nizzi. Forza Italia, il partito del primo cittadino, governa la Regione insieme ai colleghi di centrodestra, in particolare alla Lega che gestisce proprio l’assessorato alla Sanità. Alleati a Cagliari e alleati nella campagna elettorale per le Comunali. «Un sindaco non può pensare di non essere parte attiva nel processo di risoluzione dei problemi della sanità – afferma Navone –. Cedo che un primo cittadino possa fare molto se si mette nelle condizioni di esercitare tutto il suo potere. Ho apprezzato molto l’iniziativa dei sindaci di piccoli comuni che hanno attivato processi ordinativi verso l’Ats per ripristinare dei servizi sanitari cancellati, per poi inviare le ordinanze a prefetti e procure. Perché ognuno si deve assumere le sue responsabilità. E il fatto di avere una complicità con il quadro di governo regionale non giustifica che un sindaco no si debba impegnare per risolvere questa vertenza. Se fossi sindaco io, di fronte a una situazione di questo tipo – a cui si è aggiunta la protesta delle mamme perché mille bambini non hanno il pediatra e 15 operatori della Casa famiglia di via Tre Venezie hanno perso il lavoro – mi sarei incatenato all’assessorato regionale alla Sanità. Invece abbiamo visto Nizzi farsi fotografare sorridente con l’assessore leghista Nieddu. Quando avrebbe dovuto prenderne le distanze». (se.lu.)
Ma il problema, ricorda Navone, si estende anche «alla sanità di prossimità, legato a tutte le attività di assistenza di malati al di fuori dell’ambito strettamente patologico – spiega –. C’ è stata in questi ultimi tempi la riduzione di alcuni servizi importanti per pazienti con particolari patologie . E questo perché la Regione ha contratto le risorse finanziarie per fornire questo tipo di assistenza. Una situazione inaccettabile». Navone sferra poi un attacco al sindaco uscente Nizzi. Forza Italia, il partito del primo cittadino, governa la Regione insieme ai colleghi di centrodestra, in particolare alla Lega che gestisce proprio l’assessorato alla Sanità. Alleati a Cagliari e alleati nella campagna elettorale per le Comunali. «Un sindaco non può pensare di non essere parte attiva nel processo di risoluzione dei problemi della sanità – afferma Navone –. Cedo che un primo cittadino possa fare molto se si mette nelle condizioni di esercitare tutto il suo potere. Ho apprezzato molto l’iniziativa dei sindaci di piccoli comuni che hanno attivato processi ordinativi verso l’Ats per ripristinare dei servizi sanitari cancellati, per poi inviare le ordinanze a prefetti e procure. Perché ognuno si deve assumere le sue responsabilità. E il fatto di avere una complicità con il quadro di governo regionale non giustifica che un sindaco no si debba impegnare per risolvere questa vertenza. Se fossi sindaco io, di fronte a una situazione di questo tipo – a cui si è aggiunta la protesta delle mamme perché mille bambini non hanno il pediatra e 15 operatori della Casa famiglia di via Tre Venezie hanno perso il lavoro – mi sarei incatenato all’assessorato regionale alla Sanità. Invece abbiamo visto Nizzi farsi fotografare sorridente con l’assessore leghista Nieddu. Quando avrebbe dovuto prenderne le distanze». (se.lu.)
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