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Olbia, chiude un pezzo della discarica di Spiritu Santu

di Giandomenico Mele
Olbia, chiude un pezzo della discarica di Spiritu Santu

Due ettari e mezzo del vecchio impianto sono andati a esaurimento. Il Cipnes ha ottenuto il nulla osta per la chiusura definitiva di una porzione sul lato est di 14mila metri quadrati

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OLBIA. Stop a un pezzo della grande discarica consortile di Spiritu Santu. La Provincia di Sassari ha dato il definitivo via libera alla chiusura di 2,4 ettari destinata ai rifiuti indifferenziati non pericolosi. Il Cipnes ha ottenuto il nulla osta dell’ente per la chiusura definitiva di una porzione sul lato est di 14mila metri quadrati, denominata “intervento A”, e di una porzione sul lato nord di 10mila metri quadrati, denominata “intervento B”. La superficie complessiva è, appunto, di 2,4 ettari. Al suo interno il volume di rifiuti abbancati è pari a oltre 340mila metri cubi.

Modulo chiuso. La gestione trentennale del modulo esaurito, per tutto il tempo durante il quale la discarica può comportare rischi per l'ambiente, rimarrà in capo al Cipnes Gallura. Sarà responsabile della manutenzione, della sorveglianza e del controllo. Si tratta di un modulo di discarica per rifiuti non pericolosi, sul quale è stata ultimata la copertura superficiale definitiva, realizzata secondo quanto previsto e approvato nel “Piano di chiusura, ripristino ambientale e gestione post operativa della discarica consortile per rifiuti non pericolosi”. L’istruttoria tecnico amministrativa si è conclusa con una valutazione favorevole. Un ulteriore passaggio prevede la chiusura progressiva di alcuni moduli di discarica, nonostante l’impianto proceda a massimo regime, soprattutto durante il periodo estivo.

Numeri record. L’arrivo massiccio di turisti durante le vacanze, soprattutto nel mese di agosto, ha determinato il record storico nel conferimento di rifiuti nella discarica di Spiritu Santu. Secondo i dati forniti dal Cipnes, tra il primo maggio e il 15 settembre 2021, la discarica ha accolto 17.800 tonnellate di rifiuti del secco residuo (non riciclabili). I numeri segnano il record storico della struttura, con un aumento pari al 17.3% sul 2019, l’anno precedente alla pandemia causata dal Covid-19. Nella settimana centrale di agosto sono state conferite 1700 tonnellate di rifiuti contro le 1000 tonnellate dello stesso periodo del 2019. Numeri da primato sono stati registrati anche per i conferimenti di Forsu (frazione umida) e verde: tra il primo maggio e il 15 settembre sono state 11.900 le tonnellate trattate dalla piattaforma di Spiritu Santu contro le 11.600 del 2019 (+2,5%).

Chiusura progressiva. Visto il progressivo esaurimento della discarica consortile per Rnp (rifiuti non pericolosi), considerato che il nuovo modulo di discarica in fase di realizzazione sarà disponibile solamente entro la fine del primo semestre 2027, i flussi di rifiuti urbani indifferenziati, come da previsione di budget, sono stati gestiti tramite l’altro impianto di smaltimento di Ozieri, controllato da un soggetto terzo autorizzato dalla Regione. C’è stato poi un residuo conferimento proprio nella discarica consortile, con il modulo in esercizio fino a esaurimento e il nuovo modulo che sarà disponibile presumibilmente dal secondo semestre del 2021.

La dismissione. La vecchia discarica del Cipnes Gallura, che rappresenta il 10% della complessiva piattaforma di trattamento e smaltimento di Spiritu Santu, è considerata residuale dal Piano regionale sui rifiuti. Già quest’anno la maggior parte dei rifiuti non riciclabili (circa il 75%) è stata inviata a Chilivani e, successivamente, sarà inviata a Tossilo. Nel 2012 il Cipnes Gallura aveva avviato la sua chiusura, un processo per cui spenderà 27,9 milioni di euro. Nella vecchia discarica, estesa per 12 ettari, il capping (la copertura) è al 55%, con il materiale di compostaggio, proveniente dalla stessa piattaforma, che ha coperto 2,5 ettari. Lavori sono in programma anche nella nuova porzione di discarica, estesa per 1,7 ettari. La discarica sarà tenuta solo per le emergenze, una strategia determinata dall’esigenza di proteggere il territorio da eventuali impennate nella produzione di rifiuti.

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