La Nuova Sardegna

Olbia

«I prof di oggi? Più vicini al mondo dei giovani»

di Giuseppe Pulina
«I prof di oggi? Più vicini al mondo dei giovani»

I docenti di Tempio parlano del loro lavoro nel giorno della (quasi inosservata) festa degli insegnanti

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TEMPIO. A fargli la festa non ci ha pensato nessuno. Nemmeno l’alunno solitamente più attento alle ricorrenze. La giornata mondiale degli insegnanti, celebrata ieri in molte scuole del pianeta, è passata quasi inosservata. In molti casi, a non ricordarsi che il 5 ottobre è un giorno diverso dagli altri sono stati proprio gli insegnanti. Troppo presi dagli adempimenti delle prime settimane dell’anno scolastico che sovraffollano l’agenda quotidiana. Eppure, istituita nel 1994 dall’Unesco, la Giornata mondiale degli insegnanti può essere una buona occasione per richiamare l’attenzione su una professione da molti ritenuta tra le più belle. Meno, si sente dire sempre dai diretti interessati, sotto l’aspetto strettamente economico, ma tanto sotto quello delle relazioni interpersonali. È, infatti, vero che ci sono insegnanti che restano nel cuore e nella memoria degli studenti anche dopo tanti anni dalla fine della loro ultima lezione. La pensa così anche Mariella Panu, docente di Lettere al liceo Dettori.

«Del mestiere di insegnante - dichiara la prof - mi affascina il ruolo che un docente, nonostante le difficoltà, continua a rivestire nella vita di uno studente. Io mi sento guida dei miei alunni, voglio che loro percepiscano la mia disponibilità, mi piace pensare che loro vedano in me non solo un dispensatore di nozioni ma anche un sostegno, un riferimento». Non sono però tutte rose e fiori, e la prof lo sa. «Mi spaventano i tempi che corrono, che distolgono alcuni alunni dall’importanza della formazione culturale e dell’istruzione; tuttavia, resto fiduciosa nel loro desiderio di emergere e trovare un posto nel mondo». Speranze che non saranno mai mal riposte anche per Sara Cossu, altra giovane insegnante, questa volta del “Pes” e di Francese. «Ciò che mi affascina di questo lavoro, che avverto come una missione, è anche ciò che più mi preoccupa: lo stare a contatto con i ragazzi ti obbliga a essere sempre al tempo, stare sul pezzo. Non puoi permetterti di non essere in sintonia con chi hai davanti e di rimanere fuori dal loro mondo. Insegnare significa dare e allo stesso tempo rinunciare: mettere a disposizione ciò che si conosce in modo non autoreferenziale, ponendo loro prima di tutto e al centro. L'essere investiti di una grande responsabilità sociale è la preoccupazione più grande».

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